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Un momento difficile

Un centro oncologico è un mondo a sè, quasi una centrale atomica.
Già dall'esterno ci si accorge della strana atmosfera che avvolge la struttura, il viavai di gente, i grossi tubi d'acciaio che circondano gli edifici, il senso di leggerezza come se la vita e la morte danzassero come Nureyev e la Fracci una danza silenziosa e inesorabile.

Varcata la soglia, ci attende una grande sala di accettazione con diversi sportelli e un giro di poltroncine dal colore acceso. Un maxischermo fluttua in alto.
Tutto è pulito, asettico, metallico.
Gli ascensori d'acciaio e funzionali, le camere attrezzate di tutto, non come gli ospedali pubblici dove tutto è lasciato nel più completo abbandono!

Ad ogni angolo il segnale di "pericolo radiazioni". Qui tutto è radioattivo, dalle stanze per la TAC alle sale per la radioterapia dove non entrano neanche i medici.
Certi particolari si fissano nella memoria in maniera indelebile: un uomo piccolissimo di Niscemi con la moglie enorme completamente calva: diceva di essere al limite delle sue forze, ogni volta sollevare quel macigno di 150 chili era un'impresa titanica.

Eppure in questo luogo non ho mai sentito la presenza della vita in un modo così "forte"; tutto vibrava nello spazio, la gente, il personale, il cibo, il mare così azzurro da togliere il fiato che splendeva in lontananza.
Ricordo l'aggressività dei colombi sul balcone: erano colombi che non avevano paura della morte, ti stavano addosso e quando gli gettavi le briciole del cibo avanzato, si scannavano tra di loro.

Poi ricordo una donna con un cancro al cervello che incurante del suo male, la notte stava sveglia a fumare e a guardare la tv.
E la piccola, piccolissima cappella, forse il centro pulsante di tutta quella strana, convulsa, calma energia.
Appartata, metallica, era un luogo dove poter chiedere a Dio di darci la forza per resistere. Un piccolo mondo di silenzio che infondeva coraggio in un momento difficile della nostra vita.

 

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4 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Anonimo il 15/06/2012 14:53
    Con le dovute proporzioni, mi hai ricordato "la giornata di uno scrutatore" di Calvino.
    Bravo.
  • Anonimo il 15/06/2012 10:39
    IN momenti così si scopre quanto si ama la vita. Complimenti
  • Anonimo il 15/06/2012 09:57
    che bello... semplice, delicato, scritto quasi in un punta di piedi... di un'umanità accecante!

4 commenti:

  • Don Pompeo Mongiello il 16/06/2012 13:21
    Molto apprezzato e piaciuto questo tuo eccezionale.
  • Anonimo il 15/06/2012 17:48
    Un momento difficile in cui, malgrado gli accorgimenti tecnici e il conforto materiale delle strutture, il malato si trova solo con se stesso in un momento di verità.
    Un momento in cui, probabilmente, sente più il conforto della fede, come elemento di speranza e di senso per la propria esistenza.
    Racconto pacato ma profondo. Bravissimo Vincé!
  • viktor il 15/06/2012 10:29
    Un quadro delicato dove la vita sconfigge la non-vita
  • Anonimo il 15/06/2012 10:27
    Quando si combatte per la salute è allora che si sente acuto il desiderio di vivere. Bello scritto, narrazione efficace, senza pietismi visto l'argomento ma forte e delicata allo stesso tempo. Molto gradita!

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