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Il tempo del Loden Cap. VII da "Le finestre di Mara"

E finalmente anche Mara comprò il suo Loden. Era arrivata nella Città del Nord con un montone grigio che le aveva regalato sua madre, preoccupata per il freddo di quel luogo.
Lo aveva indossato con molto piacere perché riparava magnificamente, anche se i suoi amici la prendevano in giro chiamandola “piccolo borghese”.
Tale termine aveva allora una connotazione negativa perché significava conservatrice, reazionaria. Sapeva comunque che loro scherzavano e non se ne preoccupava affatto. Fu però il nomignolo scherzoso dei suoi allievi “madamin” che le fece cambiare idea. In quel periodo, infatti, spesso “l’abito faceva il monaco”. Dall ’aspetto si distingueva se una persona era schierata da una parte o dall’altra. Per esempio i ragazzi di destra che preferivano vestirsi, soprattutto nei primi anni 70, ancora con giacca cravatta e capelli corti, utilizzavano i Ray-Ban, occhiali a goccia, diventata per loro una marca simbolo.
Così, per sentirsi allineata, un giorno anche Mara decise di fare il grande passo: abbandonò il caldo montone borghese di sua madre per indossare il nuovo indumento. Ne scelse uno di media qualità perché il vero Loden, con la sua bella lana morbida di lana mohair a pelo impermeabile e bottoni rigorosamente di cuoio, lo possedevano in pochi in quanto molto caro. Quello più diffuso era una imitazione di questo nel taglio ma non nella qualità della stoffa, molto più ruvida con i bottoni in plastica che riproducevano semplicemente il disegno in pelle. Il nuovo capo ricordava per il colore l’eskimo sessantottino ma a differenza di quello si era diffuso largamente sia tra gli uomini che tra le donne. Forse sottolineava una maggiore parità tra i due sessi ottenuta con le lotte femministe . Alla fine anche Andrea, spinto da Mara, a fu costretto a comprarsene uno. Così il vecchio eskimo, spesso usato anche come coperta, ricordo di tante battaglie politiche e amorose fu messo in soffitta. Lo avevano comprato insieme in un mercatino ai tempi dell’Università .
Era un pezzo di vita che si allontanava. ..
Il periodo che si viveva non era comunque molto più tranquillo degli anni precedenti.. La guerra in Vietnam infatti non era ancora finita e in un certo qual modo si risentivano le ripercussioni di questa anche in Italia. Si avvertivano grossi problemi economici nelle industrie e nelle fabbriche.
Un gran numero di operai della Fiat era entrato in cassa integrazione e la schiera continuava a diventare sempre più folta. La grande Città del Nord sentiva pesantemente, più delle altre, la crisi economica che creava insoddisfazioni nel mondo operaio.
Tutto il Paese viveva comunque momenti di forti tensioni con attentati e stragi già iniziate con Piazza Fontana nel ’69. e continuate con Piazza della Loggia nel 74. Ad agosto di quello stesso anno poi, una violentissima esplosione distrusse il treno Italicus, provocando la morte e il ferimento di molte persone. Si sospettò la mano di estremisti di destra. Da quel momento viaggiare diventò pericoloso. Si esaminava sempre con prudenza lo scompartimento in cui si era seduti sperando che tutti usassero gli stessi accorgimenti. Non si poteva però smettere di vivere o manifestare per reclamare lavoro e giustizia sociale. Si decise comunque, nei momenti importanti, di scendere ugualmente in piazza per far sapere che esisteva un Paese non indifferente, che non si faceva strumentalizzare dagli “opposti estremismi” come si diceva allora.

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2 commenti:

  • MD L. il 25/02/2007 00:47
    È un quadro-cronaca e basta, piuttosto freddo. Più avanza la storia e più metto un filtro alle mie emozioni come non volessi scoprirmi. Non so perchè o forse... si
  • laura ruzickova il 07/02/2007 14:24
    piacevole quadro di un'Italia che ricordo bene.

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