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Contenuta Follia

In una normale giornata di scuola, caratterizzata dalla monotonia e dalla noia del quotidiano, Andrew Adams si avviava verso la porta aperta della sua classe, la terza C, in fondo al corridoio. Come al solito fu il primo ad entrare, ma la classe si popolò in fretta e la prima ora di matematica passò veloce come un'inaspettata folata di vento che ti scompiglia i capelli.
Era il tredici Marzo, Martedì. Le cose, fino a quel giorno, in casa Adams, erano peggiorate. Le visioni divenivano sempre più frequenti e sconvolgenti di giorno in giorno. Andrew stava svolgendo una disequazione di secondo grado. Era un esercizio banale, ma c'era qualcosa che non andava. Lo sentiva nell'aria. Alzò la testa e vide la professoressa scrivere alla lavagna. Rimase attonito nel vedere il gesso posarsi sull'ardesia e non lasciare alcun segno. Ed eccolo spezzarsi con un suono orribile, di ossa rotte. La professoressa si girò a guardarlo, un animalesco ghigno disegnato in faccia. In quel momento Andrew si accorse che tutti i suoi compagni lo stavano guardando e avevano anche loro la stessa espressione. Tenevano la testa inclinata, gli occhi sbarrati. Sapeva cosa stava per accadere, ma non poteva farci niente. Tentò di tenere gli occhi aperti il più a lungo possibile. Sapeva che se avesse sbattuto le palpebre tutto sarebbe finito, ma non riuscì a trattenersi.
Chiuse le palpebre e quando le riaprì si ritrovò in uno spazio nella penombra, caotico e infinito, la sua mente.
Vide una bambina, alta forse un metro e mezzo. Aveva dei lungi capelli neri che le coprivano il viso. La paura di Andrew era così opprimente da costringerlo a restare fermo, seduto sulla sua misera sedia, con gli occhi sbarrati a fissare quella creatura. La bambina mormorava qualcosa. Parlava velocemente e a scatti, facendo dondolare la testa. D'improvviso digrignò i denti e, muovendo la mandibola a destra e sinistra li fece slittare producendo un rumore orribile, rumore di ferri che stridono e carne lacerata. Senza fermare quella tortura iniziò ad avanzare, piano, ma inesorabilmente. Teneva il viso avanti e fissava Andrew che non riusciva a distinguerlo chiaramente. Quando si fu avvicinata, lo vide e ne rimase sconvolto. La bocca era inondata di sangue, eppure non si fermava. La pelle era grigia e rugosa. Non aveva un naso. Gli occhi erano grandi, rotondi e vuoti. Non aveva palpebre, ne iridi, ne pupille. Iniziò a gridare. Un grido rauco, ma acuto, soffocato dal sangue e dal continuo stridere. Si mise a correre. Andrew tentò di alzarsi, ma non ci riuscì. Era legato alla sedia. Lei era ad un passo da lui. Poteva sentirne l'odore. Odore di polvere, carne decomposta, odore di vecchio ed una cosa che fece rabbrividire ancor più Andrew: odore di miele. Spinse con tutte le sue forze per alzarsi e, gridando, ci riuscì.
Tutti lo guardavano stupiti. Lacrime gli rigavano il volto. Dalla paura Andrew aveva stretto talmente forte i braccioli della sedia da essersi rotto le unghie. Era in classe, in piedi. Il sole entrava dalle finestre e il sangue gli gocciolava dalle dita. Tutto sembrava un sogno, e tutto era niente.
La professoressa, dopo aver messo ordine fra gli alunni, portò Andrew in presidenza, accusandolo di turbare i suoi compagni con comportamenti molesti e inadeguati... semplicemente Contenuta Follia.

 

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3 commenti:

  • augusta il 17/07/2012 17:30
    vero... raccontato bene e direi pieno di suspence...
  • Nunzio Campanelli il 29/06/2012 15:46
    Ottima prova. Le visioni sono narrate con ritmo incalzante. Buona capacità descrittiva.
  • Ellebi il 28/06/2012 11:06
    Raccontato bene. Complimenti e saluti

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