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LA MILLEUNESIMA NOTTE (un racconto su Bagdad)

Alla vigilia gli uccelli si staccano tutti insieme dai rami più alti degli alberi, volando inquieti in direzioni contrarie.

Nel mare il canto delle sirene si confonde col grido delle bestie che partoriscono con sofferenza le proprie angosce.

Laggiù, in una piccola casa senza cortile né giardino, assetata senza speranza, si vanno accumulando mucchi di panni sporchi.

Rash sembra impazzito, e continua ad abbaiare al cielo senza capire cosa stia accadendo, sdraiandosi infine esausto di fianco al letto, ansimante per la stanchezza.

All'improvviso aprono il fuoco.

Gli uomini gridano e le donne piangono. Tutto è confusione e terrore.

Per un istante non si sentono più né canti, né le sirene, né nient'altro. Arriva un frastuono assordante. I bambini si abbracciano ai ventri esclamando ''Mamma!''

E adesso sono le donne che gridano, mentre gli uomini piangono. La natura sembra avere smarrito il senno.

Un odore penetrante e irriconoscibile entra dalla piccola finestra di legno.
Gli occhi scuri e a mandorla di una donna improvvisano un racconto nel quale gli angeli si adirano e combattono, perchè qualcuno si è comportato male.

E tutte le notti seguenti accade lo stesso. Un delirio da milleunesima notte

Antiche visioni a forma di fungo dal più nero e fiammeggiante dei pensieri umani si protendono verso gli inferni,.

Poi, con immane fatica, si arriva infine a vedere l'alba.

Nahyra ha appena sette anni. I suoi unici giocattoli sono una bambola fatta di carta e stracci e il piccolo castello di sabbia che ha costruito accanto alla porta: lo custodisce gelosamente, perché dice che ci abita l'anima di suo padre.

Il giorno si trascorre raccogliendo i resti di ciò che manca. La porta si apre e si chiude in continuazione, fino allo sfinimento, ogni volta riconoscendo e riconoscendosi nel volto disperato dei vicini.

Al calare del sole, Nahyra prende la sua bambola e comincia a pregare insieme al resto della famiglia, mentre Rash osserva inquieto tutto ciò che si muove intorno alla casa.

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7 commenti:

  • Alejandro César Alvarez il 28/11/2011 10:49
    Graze!!
  • mariella mulas il 15/01/2008 13:44
    Amaro racconto, amaro destino dell'umanità che solo nella sofferenza si riconoscono... Bestiale il delirio di tutte le guerre che invadono di sangue, di violenza, di soprusi, ma l'artefice è l'uomo stesso, la sua arroganza, la sua imposizione sui deboli, su chi non ha niente a che fare con il potere.. Piangono e muiono i bambini.. piangono e muiono le donne.. piangono gli uomini che non hanno coraggio per fermare con parole di forte protesta, urlate contro chi alimenta l'infinita tragedia. Bravissimo nel trasmettere gli istanti di terrore addolciti dai gesti comuni a tutti i bimbi.
  • Luana Zampieri il 12/03/2007 09:15
    Bravo Alejandro, un bellissimo racconto che spiega molto bene l'orrore della guerra.
  • Giovanni Di Girolamo il 22/10/2006 14:13
    Hola Alejandro,
    enhorabuena por tu cuenta.
    Es profundo. Escrito por el boli de un idealista!
    Giovanni
  • simona bertocchi il 21/10/2006 09:43
    Alejandro, nonostante ognuno di noi qui indossa le parole e modella i pensieri con facilità, in questo caso non riesco a trovare l'aggettivo per quanto il tuo racconto mi abbia provocato emozioni e commozioni così dense.
  • Franca Maria Bagnoli il 07/03/2006 00:40
    Grazie anche da me, Alejandro. Cè gente che ha la faccia tosta di dire che quell' orrore serve a portare la democrazia. È una bestemmia.<br />
    Tutte le guerre, tutte, sono una barbarie.<br />
    Ciao. Franca Maria Bagnoli
  • miryam maniero il 25/02/2006 17:55
    ciao alejandro, grazie del tuo racconto, chi ha l'amore e lo tiene saldo nella mano non può capacitarsi di questa infamia dell'essere umano, tutti i giorni quello che tu racconti accade lì a bagdad e in altri posti, e non si può nascondere la testa sotto la sabbia, come molti vorrebbero, si deve raccontare, denunciare affinchè ci impregnamo tutti del rifiuto contro questa assurda devastante idiozia umana:bastarda guerra. Grazie! Ciao miryam

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