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Jimmy Riddle (Seconda parte)

Non ce la si fa più, troppe sconfitte, troppe gioie effimere, troppa vita, questa discarica sociale fatta sempre dei medesimi meccanismi mi ha estenuato, sono qui ora, sigaretta, penna e vino per decidere il mio destino, chi ci impedisce di vivere soli senza una famiglia, una donna o un amico?
Per carità amo immensamente certe persone ma sono stanco, chiamatemi come volete vigliacco, codardo, bastardo, egoista, va bene tutto, ma la verità è che vorrei non aver mai avuto a che fare con la società, avrei voluto un mondo vuoto fatto di alberi immortali.
Dopo l'ennesima giornata passata a rimpiangere a cercare di vivere la vita senza dar troppo peso alle sensazioni interiori ho preso la mia ultima decisione.
Ora mentre scrivo, attorno a pareti circondare da scaffali piene di risme illibate e penne incolumi percorro la strada inversa che Platone ipotizzò per i suoi prigionieri della caverna, dal rigurgito sociale in cui ho vissuto mi addentro nella più profonda cieca solitudine e inconsapevolezza.
Dapprima mi rintanai in montagna in mezzo ai boschi, ma il mio scavare incuriosì la gente comune, che scevra della benché minima consapevolezza di socio-fobia, mi aiutò a scavare quello che per loro era soltanto un enorme buco nel terreno privo di significato.
Scavare per il gusto di scavare è già un grandissimo passo avanti per le persone, ti aliena ti mette faccia a faccia con la persona che sei, ma insomma solo una consapevolezza assoluta può andare oltre, soltanto una mente eletta può arrivare a prendere la decisione finale.
Fanculo al narcisismo, fanculo all'esibizionismo al farsi notare, mai c'è stato uno scrittore, pittore, musicista o scultore che non abbia avuto il desiderio di mostrare le proprie opere il proprio pensiero.
Siamo sempre stati tutti troppo preoccupati di mostrare il nostro genio per occuparci appieno della solitudine.
Dopo aver scavato per mesi forse anni, cominciai a costruire la mia casa sepolta, una volta entrati è finita, mai più insopportabili ronzii vociferanti, finita la musica, finita la finzione cinematografica finiti i libri.
Entrare dentro la botola d'accesso significherà la morte per la società, poiché basta una sola persona viva che si estrani dal tutto per decretarne il fallimento.
Io sono l'anticristo, sono il cancro della società, nessuno mai saprà ma io ho ucciso le chiacchiere, gli amori, le liti, le guerre, semplicemente rinchiudendomi nel mio mondo.
Ho messo il piede destro dentro la botola, mentre mi accingo a chiuderla e a respirare la mia ultima boccata d'aria fresca il sole mi illumina gli occhi, il meccanismo che farà crollare tonnellate di terra sopra la mia testa è pronto a scattare non appena il coperchio sarà chiuso.
Non rimpiango nulla, e non c'è nessun amore che potrà mancarmi, mi aspettano fogli bianchi da riempire e penne da consumare per scrivere il primo libro incurante del contesto sociale che ci ruota attorno, il primo libro creato semplicemente dal pensiero libero di una mente non più contaminata, l'unico che mai leggerete.

 

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