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Assaggio di paradoxal

 Addè tocca trovarci i dialoghi.
 Addè tocca trovarci il film.
 Addè tocca trovarci tutto.
M. prese a camminare lentamente fra i banchi, la sigaretta in bocca che sbuffava fumo. Lo spremeva dal filtro come si dilania un'arancia in uno spremiagrumi, e quello pronto a scappare nell'aria attorno, a contorcersi mollemente per qualche secondo prima di svanire sulle teste delle tre ragazze.
 Tocca trovarci tutto - ripetè fissando il campanile scagazzato dai piccioni.
Quello che aveva era un'ideuzza mulatta, partorita da qualche neurone appena appena abbronzato dalle canne nel segreto di qualche recondito angolo del suo cervello, figlia del paradossale e dell'insensato, orfana perchè già quella cellulina andava a farsi fottere grazie alle tristi leggi del tempo. Ogni secondo muiono neuroni come i bambini in africa. Forse era un po' meno. Vabbè, tanto se ti fai le canne e bevi e fumi e fai all'amore finché c'hai le tette che ancora non ti cascano sui ginocchi, di neuroni ne crepano a morire.
Dicevamo, l'ideuzza mulatta. Si aveva questa ideuzza qua, questa stramba lampadina da 100 watt senza interruttore e dio che, così, si era fatta sfolgorante meterora e le aveva lasciato le striscette verdi nelle pupille; O forse era il naturale sbocco della sua parossistica mania d'osservare gesti e rughe e pieghe e pezzi di cielo, amalgamarli e ricomporli nella bitumiera della creazione, o la soluzione semplice e mono cifra dell'equazione scoordinata della sua poliedrica maniera di vivere il battito del cuore.
O forse, il destino, o forse la ruota della fortuna, o forse un casino di cose che proprio non ci interessano per davvero.
Addè aveva questa idea, e finalmente, dopo avrla sentita girandolare per le volute anguste delle sue pareti cerebrali per ore, giorni, settimane di solitudine e dannazione, finalmente, eccola, aveva un volto, aveva contorni, aveva due tette così gonfie di promesse... Aveva tutto, aveva, e non aveva un cazzo.
Sì, perché, come diceva E. Bisognava trovarci i dialoghi. Sì, perché come diceva L., doveva trovarci il film.
Non che ci volessero troppi soldi. Quando devi campare delle sovvenzioni di mamma e papà, a spenderne troppi ti sentivi un parassita del cazzo; così la sua ideuzza era vestita di straccetti, e con una videocamera e un paio di robe recuperate in giro, il budget era bello e beffato.
Ma la sceneggiatura, dio bono. La sceneggiatura, e le inquadrature, e la storyboard e tutte quelle boiate che aveva visto su wikipedia e delle quali non aveva una cazzo di idea su come uscissero fuori... era roba da accademia quella, da pseudoregisti zuppi di beat generation con gli occhiali da sole neri e il cappello alla frncese... cosa diavolo poteva saperne una che ufficialmente dalla ridda di facoltà e corsi e corbellerie aveva estratto bendata scienze politiche??
Eppure si figurava soldato alle prese con un territorio ostile, un poretto coi pantaloni alla zuava pronto a combattere e morire per il premio nascosto fra le linee nemiche di accademisti con la sigaretta e le mitragliette alla mano... un'eroa insomma. E se ce l'avesse fatta, perché sapeva che poteva farcela, avrebbe avuto fra le braccia il primo frutto della sua mente asfittica e torbida.

 Ci lavoro su.
E se ne andò a passi vaghi, sempre fumando.

 

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