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Le ferie

Diciamolo francamente una volta per tutte; il livornese per le ferie non ama viaggiare: badate bene, non che non faccia le ferie, anzi, ma, normalmente, passa le ferie a Livorno.
Del resto un po' di ragione ce l'ha:
" Cosa ci 'ombina d'andà a giro peril mondo quando tutti velli che vengano a Livorno 'un se ne vanno più ! Il mare è stupendo, il mangiare bonò, la gente sempatia e poi l'ambiente... ! Belle piazze, strade esagerate pè nun parlà der Viale Italia, mia come a Lucca che 'un ti ci rigiri o a Firenze che è tutto vecchio! "
Comunque, come in tutte le buone regole, esistono rare eccezioni e sono proprio queste che comprendono i livornesi che per fare le ferie si spostano, magari a malincuore, da Livorno.
Ora il livornese che fa le ferie fuori città, pur singolare, sempre livornese rimane e, solitamente, sceglie località un po' particolari e, diciamo così anche molto diverse; o Piandinovello, o Sharm El Sheik; non ci sono vie di mezzo.
Il feriaiolo più attempato andrà sicuramente a Piandinovello in una pensione tranquilla da dove poter effettuare passeggiate tranquille per farsi venire tranquillamente un po' d'appetito.
Normalmente in quelle pensioni le porzioni che servono ai pasti sono molto abbondanti ma, per il livornese, questo non è un difetto ma, al contrario, un gran pregio.
Di solito al momento dell'apertura della sala da pranzo alle dodici e quarantaquattro, i livornesi occupano la pole position e cioè le posizioni subito a ridosso della porta della sala da pranzo in maniera da arrivare per primi al tavolo degli antipasti e insalate lasciati uso self-service.
" Boia deh! Che po, po' di piattata di robba hai preso. Vacci piano che senno dopo 'un mangi! " Dirà la moglie con il piatto strapieno guardando quello del marito.
" 'Un ti preoccupà che ner piatto 'un ci lascio nulla! " Dirà il marito avviandosi al tavolo con l'ultimo crostino in bocca perché nel piatto non c'entrava altro e l'altra mano gli serve per fendere controcorrente la fiumana dei ritardatari.
Dopo un pranzo pantagruelico il livornese, beve il corretto e un goccio di mirtillino " ... perché da quelle parti lo fanno speciale. " ma, prima di ritirarsi in camera per un riposino, trova il coraggio, o meglio " la ghigna ", di affacciarsi alla cucina che sembra la fucina di Vulcano con tutti i piatti sporchi e la lavastoviglie in funzione che fuma peggio di una locomotiva a vapore:
" Brava Rosa, bona la pulenda al capriolo e anco vella ai quattro formaggi, squisito il carré di maialino con patate arrosto e il radicchio di campo, abbiamo anche apprezzato la selezione di formaggi caprini e ovini con il miele di Acacia e poi la crostata di mirtilli era così bona che mi ci sono rifatto un paio di volte! Per stasera cosa ci prepara di bono...? "
Verso le cinque e venti il livornese, con tanto di signora attrezzata di bastoncini telescopici ammortizzati da NORDIC-WALKING in composito e puntale in Titanio ricoperto con gomma al silicone, scarpe da trekking di Goretex con suola Vibran extra e occhiali da Sole fattore protettivo sette (quelli del K2 per intenderci), va a prendere un gelato alla baracchina in fondo al paese.

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1 commenti:

  • Anonimo il 18/07/2013 08:46
    Narrare spassoso, ironico nel campanilismo accennato... pensa un po': conosco Lucca e Firenze, Livorno no... Ed ora mi hai fatto sorridere... Grazie!

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