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Un giorno speciale

Nella squadra di calcio del Sant'Angelo erano rimasti solo in tre: il presidente, pur rimanendo in carica, aveva di fatto deciso di lasciare la gestione a loro: un allenatore, un preparatore fisico ed un segretario.
Avevano fatto tutto da soli, una squadra in economia, spesso girando le strade in cerca di talenti, parlando con le famiglie per portare nuovi tesserati e comprando il necessario abbigliamento sportivo quasi a spese proprie.
L'allenatore Reboli, un tipo segaligno e di buon cuore, si divideva fra lavoro e sport compiendo tanti sacrifici e facendo i salti mortali per arrivare puntuale agli allenamenti. Il preparatore Simoni non lo avresti apprezzato da lontano perché tarchiato e con un fisico non proprio da atleta al quale sopperiva con lo studio di molti testi del settore e tanta passione. Infine il segretario, un personaggio scuro di carnagione e di capelli che si occupava dei documenti e metteva le regole interne. Era proprio un rompiscatole: non si faceva mai chiamare per nome per non dare confidenza, preferiva un colloquiale "mister" così tanto per tagliar corto, non amava gli scherzi a patto che non avvenissero nelle pause di allenamento, custodiva tutti gli oggetti personali che poi restituiva alla fine della giornata e se qualcuno dimenticava di portare un attestato utile per giocare o teneva un comportamento indisciplinato, erano guai.
Che strano! Gli volevano tutti bene lo stesso.
Nell'organico erano in venticinque ma i più rappresentativi erano in quattro: Filippo, il più serio, parlava poco e lavorava in silenzio, di lui ti potevi sempre fidare, Vittorio, piccolo di statura e timido, teneva gli occhi costantemente bassi ma quando giocava era capace di spunti di grande fantasia e due attaccanti per fare gol: Gennaro che parlava solo dialetto ma, per come giocava, riusciva a farsi capire e Michele che aveva avuto qualche guaio per via di un passato turbolento e il calcio e i suoi amici lo avevano salvato.
Prima di ogni seduta c'era anche un gustoso siparietto tra Michele e il segretario che consisteva nella consegna degli effetti personali prima dell'inizio dell'attività fra i quali non poteva mancare un'arma da taglio.
Il campionato era stato meraviglioso: ben 84 punti in trentatré partite. Una sola sconfitta era costata il primo posto contro i rivali del Red Cross. Ma nell'ultima gara ci poteva essere il sorpasso.
Quella domenica si cominciò di buon'ora: l'allenatore era giunto in anticipo e, come al solito, disse che aveva passato la notte in bianco, sembrava sereno ma dentro aveva il fuoco.
Il preparatore iniziò con la solita serafica calma il suo lavoro e, come sempre, faceva correre i ragazzi in silenzio. Il segretario quel giorno non salutò nessuno, il giorno prima aveva offerto a tutti una consumazione al bar e gli era scappato un sorriso ma niente di più ora, invece, passeggiava nervosamente cercando nel taschino una penna o il blocco degli appunti.
Si comincia e dagli undici iniziali manca Luigi, talento messo fuori causa da una banale influenza. Da fuori qualcuno strepita: quell'omone di due metri è proprio il padre di Luigi che vuole le sue ragioni, minaccia e vuol passare alle vie di fatto. Simoni cerca di calmarlo con aria di bonomia, Reboli prova, senza riuscirci, ad estraniarsi poi il segretario lo affronta deciso sentenziando un : "Ne parliamo dopo" che non ammette repliche, quindi va a salutare Felice della squadra avversaria con il quale è amico da tempo e perché lo ha aiutato dandogli lezioni gratuite un anno prima evitandogli così di perdere un anno a scuola.
La partita la vince il Sant'Angelo: Vittorio si inventa una giocata delle sue e Luigi, entrato ad un minuto dal termine, segna il gol che mette al sicuro il risultato e il campionato: abbraccia Reboli e Simoni e cerca con lo sguardo il segretario che sorride ma si volta dalla parte opposta.
Alla fine è la festa: canti, scherzi e gioia poi, d'un tratto, un fuori programma: il segretario non si trova. Era già andato via. Qualcuno vide che una lacrima gli aveva rigato il volto, era orgoglioso dei suoi ragazzi ma, in quel preciso attimo, il suo pensiero andò incontro a suo padre.

 

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4 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • silvia leuzzi il 14/12/2012 21:50
    Beh Antonio che dire, ci hai resi partecipi dello spirito pulito dello sport, quello purtroppo inquinato molto spesso dai vili interessi economici. Che è scritto bene sembra un'inutile ripetizione. Ti ringrazio di avermi fatto interessare ad una partita di pallone.. ciao
  • Anonimo il 19/08/2012 07:45
    ... una scrittura giornalistica
    e precisa, bravo...
  • Don Pompeo Mongiello il 16/08/2012 14:25
    Non è difficile immaginarsi di esserci e vivere di persona le emozioni dei protagonisti. Complimenti davvero!

4 commenti:

  • Don Pompeo Mongiello il 19/08/2012 10:28
    Molto apprezzato e piaciuto questo tuo tanto tanto bello davvero!
  • Anonimo il 16/08/2012 18:21
    ci hai reso partecipi di un bel racconto... i sogni spesso si avverano... sei bravo
  • loretta margherita citarei il 14/08/2012 18:38
    ben raccontato, complimenti buon ferragosto
  • Teresa Tripodi il 14/08/2012 15:27
    uno spezzone di bita ben raccontato... si legge benissimo e scorrevole ed è narrato in maniera leggera... alla fine di tutto vince il ricordo... l'emozione di chi sperava piùdi tutti potesse accadere e far si che un sogno si avverasse... con l'orgoglio della sperata ricompensa anche da parte di chi stava a guardare con fiducia forse più di tutti.

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