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È finita

Nessuno sapeva niente di lui, nessuno poteva mai scoprire nulla di lui perché nemmeno lui sapeva nulla di sé. Una volta aveva creduto d'innamorarsi di una donna per scoprire poi che si era innamorato solo dell'amore che lei le trasmetteva contagiandolo irrecuperabilmente. Lui era un
uomo comune a vedersi, se non per la luce di quegli occhi che, molti giuravano, cambiavano colore a seconda dei momenti: c'era chi li vedeva annegati in un grigio di mare che assorbe un cielo di novembre, chi marroni come la terra secca al sole, chi gialli e color del miele delle fate, chi neri come gli abissi ma caldi e rassicuranti che a volte mutavano in strisce di sfumature variegate che occupavano la pupilla come caleidoscopi. Eccetto questa nota inconsueta, lui era per tutto un uomo comune e appunto di una sua storia comune vi voglio raccontare, accantonando le molteplici strane storie che mi hanno tenuto sveglio per notti intere cercando di dargli un senso, esaurendomi in conclusione che in questa vita l'unico senso era il senso che ci dava ognuno di noi.

Era un pomeriggio come tutti i pomeriggi di una città all'imbrunire, sconvolta dal traffico, da suoni e fumi di scappamento di auto che s'intrecciavano e scorrevano per vie e corsi come cani rabbiosi.
Cominciava a fare freddo e tra un'ora la donna e l'uomo si sarebbero probabilmente separati per sempre. Il locale era caldo e dalle vetrate si notavano accendersi le prime luci nella strada dove di tanto in tanto della gente compariva frettolosamente come fantasmi persi in labirinti senza via d'uscita. L'uomo e la donna sedevano in un tavolino, nessuno dei due ancora si decideva a parlare.
Un cameriere chiese cosa desideravano: entrambi ordinarono un te caldo al limone.
Lei appariva ancora più bella di quegli ultimi due anni d'amore clandestino, notò l'uomo con la dolce amarezza di chi sa che quella storia sarebbe finita lì.
- Cosa hai fatto in queste sere che non ci siamo sentiti? - chiese la donna togliendosi la giacca di velluto e deponendola sulla spalliera della sedia libera.
- Nulla, - mentì lui sentendosi sporco perché due sere prima era uscito con un'altra solo per accorgersi con disperazione di quanto lei fosse davvero insostituibile.
- E secondo te dovrei crederci? -
Il cameriere portò su un vassoio una teiera e due tazze di porcellana bianchissima. Posandoli sul
tavolo guardò con una confidenza elegante quella coppia che aveva servito molte volte, intuendo dalla gravosa atmosfera che forse quella era l'ultima volta che le vedeva. Era un peccato perché in
loro ci aveva trovato una sorta di speranza verso l'amore.
Versandole del te nella tazza lui le disse :
- Sembra che sia finita per davvero, no? -
- Pare proprio di sì. -
La mano di lui tremò un po' nel posare la teiera, non perché si aspettasse un ripensamento ma
perché preveniva di già quel dolore di non poterla vedere e amare mai più.

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