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Il quadrifoglio d'asfalto

Confesso che, da sempre, sono affetto da una certa distrazione e, spesso, bado poco alle cose pratiche, anche perché, quasi sempre, sono perso nei miei sogni e nei miei pensieri un poco strampalati.
Così mi prendo la completa responsabilità di ciò che è accaduto e ammetto che, se mi e capitato di restare senza benzina sull'autostrada, lontano da ogni stazione di servizio, è unicamente stato per la mia dabbenaggine e per la mia disattenzione.
Per fortuna la macchina mi si era fermata proprio un centinaio di metri prima dell'uscita di Celate.
Non avrei dovuto quindi impiegarci molto a percorrere la strada che mi separava dal casello d'uscita, e chiedere aiuto al casellante o a qualcun altro che mi potesse reperire un po' di benzina da introdurre nella tanica che mi ero portato con me dopo averla tirata fuori dal bagagliaio.
Faceva molto caldo in quel giorno di piena estate, e l'asfalto friggeva sotto la suola delle mie scarpe, mentre camminavo lungo la corsia d'emergenza in direzione della stazione di pedaggio.
Avevo coperto solo la distanza che separava la mia automobile dormiente dall'imbocco della diramazione d'uscita, che già mi ero coperto di sudore e faticavo a respirare, a causa dell'afa e dei miasmi d'idrocarburi che il calore del sole distillava dall'asfalto, e da quelli che provenivano dai tubi di scarico delle tante autovetture di passaggio.
Gettai lo sguardo oltre il guard rail per controllare quanto mancasse al casello e mi accorsi che, come in tante altre uscite autostradali, il raccordo era strutturato in modo che la pista d'uscita compiesse un largo percorso circolare prima di raggiungere la stazione.
Così doveva essere, sia per la corrispondente uscita nel senso di marcia inverso dell'autostrada, sia per le due corsie d'ingresso nelle due direzioni.
Insomma, tutto il complesso delle piste di raccordo andava a formare quella tipica struttura a quadrifoglio così ben identificabile da chi può osservarla dall'alto.
In buona sostanza, per me, tutto ciò voleva dire dover compiere a piedi un tragitto piuttosto lungo, comunque più di quello che avevo ottimisticamente ipotizzato, prima di poter giungere a destinazione.
In lontananza vedevo i box del casello, ma essi si trovavano esattamente al lato opposto dell'anello erboso, i cui contorni erano delimitati dalla curva della strada.
Non mi andava proprio di farmi quell'assurda camminata dovendo poggiare i miei piedi già cotti sulla calura dell'asfalto e, quindi, decisi di scavalcare il parapetto e di accorciare la strada tagliando attraverso il boschetto di betulle che stava nel centro di quel cerchio verde, il cui diametro doveva misurare non meno di duecentocinquanta metri.
Dopo tanto calore fu un vero e proprio sollievo posare i piedi sull'erba fresca, lasciandomi alle spalle l'appiccicoso bollore del bitume, quindi, fu a cuore lieto che m'incamminai giù per la debole discesa che scendeva dal ciglio della strada sino alla spianata d'erba che portava al boschetto.

- Finalmente! - gridò una vocina sottile che mi parve di sentir provenire dal basso, dopo che avevo percorso una sola decina di metri

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