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Mi son persa

Mi chiedo come si faccia a scrivere a comando. Per alcuni è facile come bere un bicchier d'acqua o come respirare, per altri basta avere un incipit e il seguito vien da sè, per altri ancora, come me, dirlo non basta a farlo.
È da molto tempo che non scrivo più un testo, o tema che dir si voglia, intendendo con esso "scrivere o discutere su un argomento in base ad una traccia data".
Anche in questo caso una sorta di indicazione, per quanto vaga e aleatoria, mi viene fornita, ma ciò non mi aiuta a mettere insieme delle idee per farne un pezzo decente. Il tema in questione è l'"equilibrismo".
A dire il vero, questo tema forse ben si presta al senso di vertigine che mi coglie ogni qualvolta mi accingo a redigere uno scritto, di qualunque natura esso sia: relazione, verbale, resoconto, promemoria e via discorrendo.
Una volta individuato il contenuto, cerco innanzitutto di raccogliere i pensieri e dar loro un senso, un ordine logico, anche una certa scorrevolezza che lo renda comprensibile, oltre che piacevole da leggere, opto per una sintassi semplice ed essenziale, senza tanti ghirigori, subordinate e parafrasi, per snellire ma anche per meglio apprezzare la concretezza dell'enunciato. Tutti bei propositi che poi si infrangono nella pratica. Quando la penna (o le dita sulla tastiera di un computer) si posa sul foglio, tutte le raccomandazioni, gli auspici, le belle intenzioni vanno a farsi benedire.
Comincio così a perdermi nei meandri delle parole che, intrappolate nel corpo di una frase, poi di un discorso, diventano un torrente e in seguito un fiume in piena, senza controllo, che straripa, esce dagli argini e riempie tutti gli spazi circostanti. Le virgolette, le parentesi, gli incisi, i punti e virgola cominciano a sostituire ad ogni piè sospinto il punto fermo, troppo rigido, imperativo, conciso, avaro e asettico. Una semplice frase composta da soggetto, predicato e complemento non implica e non rende tutte le sfumature e i voli pindarici che il pensiero ha compiuto per arrivare alla scelta e alla formulazione delle parole che occorrono per rendere la sintesi a cui si è giunti, scartando il superfluo (per chi?) a vantaggio dell'essenzialità.
Ma quegli spazi bianchi, tra una parola non detta e l'altra, sono anch'essi il prodotto di una stessa mente, di un pensiero frammentato che ha visto volatilizzarsi la sua opportunità di essere proferito o messo su carta.
Come a dire che non c'è spazio per chi non ha una voce chiara, netta e stentorea. Pensieri fuggevoli, che si affacciano alla coscienza, cercando di aprirsi un varco tra la folla di idee, assiepate a fare il tifo per i migliori e mai ad accampare o reclamare diritti per se stessi, timorosi di una vittoria a cui nemmeno essi credono, o semplicemente che hanno rinunciato a dire la loro per affermare (negandolo) semplicemente un loro diritto di esistenza.
Ho sempre desiderato e spesso raccomandato, a chi me lo richiedeva, di scrivere in modo semplice e diretto, di usare parole rassicuranti, positive, popolari ma non banali, di evitare le frasi ampollose e ridondanti, troppo farcite di avverbi e locuzioni, di non cedere al fascino della parola in se, fino a costruire una sovrastruttura inconcludente e vanesia (solo per poterla infilare nel discorso), nella falsa convinzione di essere indispensabile o irrinunciabile.

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l'autore Fernando Piazza ha riportato queste note sull'opera

Testo di Anna


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1 recensioni:

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  • Anonimo il 03/09/2012 08:28
    decisamente rocccambolesca come lettura... e qui tu hai dato eccellente prova di equilibrismo linguistico, mia cara Anna, e credimi, anche se io non sono un esperto, non è roba da tutti!

13 commenti:

  • augusta il 08/10/2014 12:29
    direi un equilibrio perfetto... e non è da tutti... 1 beso
  • Fernando Piazza il 14/09/2012 20:32
    Grazie Lidia e ben ritrovata! Forse ti deluderò dicendo che lo scritto non è mio ma di mia moglie, quindi non posso attribuirmene il merito. La nota in calce è troppo poco visibile. L'unico mio merito semmai è quello di averla convinta a non cestinarlo e di non autocensurarsi. Inoltre è anche l'unico suo scritto di cui ha chiesto espressamente un mio commento. Puoi leggerlo sotto il commento di Carla.
    P. S. Un grazie di cuore per le tue belle parole. ANNA
  • lidia filippi il 14/09/2012 20:13
    Ciao Ferdinando! Condivido in pieno il pensiero che sta dentro questo tuo brano. Scrivere a comando è impossibile perchè la scrittura non è solo "cosa della mente e della mano", ma è, prima di tutto, "cosa del cuore". Questa pioggia di parole scritte ben rappresenta il tumulto di pensieri che vogliono uscire quasi con prepotenza e fornisce molti spunti di riflessione a noi che ci accingiamo a scrivere...
  • Fernando Piazza il 14/09/2012 14:59
    Scusa Carla, m'era sfuggito il tuo passaggio. Ti ringrazio davvero tanto per aver dedicato un po' del tuo tempo alla lettura di questo scritto un po' bislacco, per la verità, che tu hai messo persino tra i preferiti! Un bacio. Anna
  • Anonimo il 09/09/2012 11:32
    rispoondo ad anna visto che lei è l'autrice di questa bella opera:
    carissima non ritengo nemmeno io che sia una boiata... è vero a volte quando si prende la penna in mano si pensa di avere le idee chiare e poi iniziano voli pindarici e ci si incarta... visto che abbiamo tante cose da dire... come te non risco a scrivere ininterrottamente un'opera dietro l'altra ho bisogno di ispirazione ho bisogno che la mia sensibilità o immaginazione venga solleticata in qualche modo... questo tuo bellissimo scritto porta a riflessione. A volte le cose più semplici e spontanee sono le più belle, e questa ne è una dimostrazione. Sono due anni che ho incominciato a scrivere il mio secondo libro sono arrivata a più di metà racconto e poi mi sono fermata... questo testo può essere una spinta a cntinuare... un bacio anna e tutti i miei più sinceri complimenti...
    ps un saluto a Ferdy
  • Fernando Piazza il 03/09/2012 14:09
    P. S. Insolita come pratica ma possibile dal momento che la compio. Questo è il mio commento allo scritto di mia moglie, da lei richiestomi "per iscritto" online. Forse qualcuno giudicherà questo mio come un atto di protagonismo estremo o un'esagerazione ma non importa, gliel'ho promesso e manterrò il proposito.
    Cara Anna, è mia opinione che nel non dire in realtà si dice molto. Affermi di non aver comunicato nulla, di non aver trasmesso alcunché ma io credo, al contrario, che ci sia di te in questo scritto, più di quanto tu non dica o non sappia! Sai che a volte riesco ad essere contorto anch'io nei miei pensieri ma tu che ben mi conosci accetta questo mio giudizio senza interpretarlo più del necessario... A buon intenditor poche parole!
  • Fernando Piazza il 03/09/2012 13:48
    Giacomo, mi mancavano i tuoi commenti gustosi e divertenti, che rivelano ogni volta pezzi della tua vita... Per sei una continua fonte di sorprese e di curiosità. Ti ringrazio doppiamente per aver addirittura interrotto il tuo sciopero forzato PER ME! È musica per le mie orecchie... ma tornando a quanto tu affermi sulla "facilità di scrittura", mi riconosco in quanto affermi ricordando i tempi delle superiori. Anch'io ero molto brava nello svolgimento delle tracce date e come te ne svolgevo non una ma due (non tre, benchè ad alcuni miei compagni avrebbe fatto piacere riceverne una copia inedita, eheheh) una di letteratura e l'altra di attualità. Alla fine optavo per la traccia di attualità, in quanto avevo modo di esprimere le mie idee e considerazioni e anche perchè volevo averne un riscontro da una "professionista della scrittura", per modo di dire, ossia la mia prof di cui attendevo e stimavo molto il giudizio. Tuttavia da allora ho perso la mano e mi sono un po' allontanata dalla pratica della scrittura personale benchè abbia a che fare, ironia della sorte, quotidianamente col campo dell'insegnamento. Più facile per me leggere, guidare, dare indicazioni e "giudicare" che "creare", per quando la cosa mi alletti. Chissà, sarà davvero una questione di allenamento? Mi piacciono le sfide e se messa alle strette alla fine raggiungo l'obiettivo, ma il mio scopo reale è quello di riuscire a scrivere qualcosa senza forzature, lasciando libera la mente di vagare e di attingere naturalmente a quelle "storie" che secondo me sono già "scritte" dentro ognuno di noi (e quindi anche nella mia testa!) Tutto sta nel trovare la chiave giusta per farle uscire fuori... Ancora grazie e un bacio. Anna
  • Anonimo il 03/09/2012 12:28
    Mah, devo dire che non sono d'accordo, e forse non lo sei nemmeno tu, ovviamente, sul fatto che questa riflessione sia una boiata. Io mi permetto di fare questo commento( rompendo una specie di sciopero che dura da parecchio)proprio perchè questa tua riflessione l'ho trovata non buona, nè ben scritta, ma addirittura "geniale".
    Sarà che mi ci ritrovo in pieno in quei pensieri che navigano la mente di uno scrittore nel momento che alza la vela al vento per descrivere un viaggio di parole, sarà che ti sei spiegata benissimo e che quello che dici è un bellissimo esempio del tormento che anima chi scrive poesie o narra di sè stesso, ma anche degli altri, sarà ancora che c'è più equilibrio in quello che hai scritto tu che nella monografia che uno potrebbe andare a scovare sull'argomento, sta di fatto che questo tuo Mi sono persa ha invece fatto ritroivare in me la voglia di scrivere.
    P. S. detto per inciso a me è sempre riuscito bene raccontare anche cose a comando... basti dire che alle superiori facevo regolarmente tre temi sullo stesso argomento, imposto dal professore. Uno per me, uno per il mio compagno di banco ed uno per un ragazzo che portava dei fantastici panini con prosciutto cotto e fontina( quella vera... ahahah). Mi risulta facile anche l'autobiografia, del tipo tre o quattro pagine all'ora... più difficile invece inventare da me stesso il l'argomento. Se ho un'imbeccata su cosa devo scrivere mi riesce meglio...
    Ciaociao, Anna, bentornata.
  • Anonimo il 03/09/2012 09:20
    non era intenzionale?... non so io ho un gusto molto "antirealistico" e così ho giudicato il tuo scritto, per questo l'ho trovatoa dir poco geniale!... ricambio il bacio!
  • Fernando Piazza il 03/09/2012 08:53
    Dai Fri... non mi dire che ho quasi centrato il bersaglio sull'equilibrismo... forse un po' troppo estremo e fuori dalle righe. Allora dai ragione a Ferny per aver voluto dare allo scritto una possibilità di "venire alla luce"!!! Un bacio con lo schiocco. Anna
  • Fernando Piazza il 03/09/2012 08:48
    Caro Ellebi, grazie per tuo esauriente ed istruttivo commento. Concordo con te che la semplicità in letteratura è una cosa difficile da ottenersi. Un conto è provarci, l'altro è riuscirci. Il pensiero risulta essere tanto più contorto quanto più si indugia sulla sua scelta formale... Hemingway era un grande e insieme a lui tanti son passati per la sua stessa strada... Il testo è cmq di mia moglie, in un momento di frustrazione estrema della scrittura. Voleva cestinare il tutto ma io le ho detto di non autocensurarsi...
    Caro amico mio, ricordo benissimo i tuoi primi due racconti e mi fa piacere averti risentito perchè mi hai ricordato di passare dal tuo profilo. Mi piaceva il tuo modo di scrivere e sarò felice di continuare a leggerti. Sono rientrato dopo una lunga assenza ed ho molto da recuperare, per cui pazienta ancora un pò... Un caro saluto
  • Ellebi il 03/09/2012 00:59
    Intervento anonimo di Ellebi. Un nuovo saluto.
  • Anonimo il 03/09/2012 00:56
    Se non ho capito male tu parli della semplicità, della chiarezza e della concisione dello scrivere.. la qual cosa non è semplice e neppure facile. Hemingway diceva che era necessario scrivere il "vero", intendendo, forse, per "vero" quello che personalmente si conosce. In "Addio alle armi" ha descritto la guerra da lui vissuta nelle trincee italiane, e tuttavia ha confessato che la ritirata di Caporetto da lui descritta nello stesso libro, lui l'ha vista nella guerra di Spagna. Eppure ha scritto il "vero", che è naturalmente un "vero" letterario. La semplicità delle sue descrizioni e dei suoi famosi dialoghi, erano il frutto di gran fatica e duro lavoro, ha confessato ai suoi biografi fra cui c'era l'italiana Fernanda Pivano. Ma lui era Hemingway. Ho divagato, ma non credo più di tanto rispetto al contenuto del tuo brano. Ti faccio un particolare saluto poiché credo tu sia stato il primo a commentare un mio breve racconto.

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