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Il Ladro di Luce

Buio spettrale, nemmeno una stella brillava in quel cielo scuro e nero in cui, invece, avrebbe dovuto splendere, alto e fiero, il sole di un Agosto caldissimo. Persino i pochi galli del villaggio, allertati dalla loro sveglia naturale, erano incapaci di emettere una sola nota. Solo il canto di un grillo, in lontananza, accompagnava i primi contadini che, alzatisi di buon mattino come era loro abitudine, avevano sollevato lo sguardo e, a naso in su, ancora stupiti, si erano stropicciati più volte gli occhi.
La prima persona ad accendere una candela che le illuminasse un po' la casa fu la "signora delle torte", la donnina più anziana del paese di cui nessuno conosceva il nome. Nome che, ella stessa, molto probabilmente, aveva dimenticato poiché nessuno la chiamava più. Tutti, comunque, ne riconoscevano la grande saggezza e, vedendo il debole bagliore provenire dalla sua capanna, la seguirono a ruota, accendendo cerini e lampade ad olio.
Per quanto intimoriti da quell'insolito spettacolo che pareva preludere a funesti eventi, diversi lavoratori, in particolar modo i più anziani, tirarono un sospiro di sollievo. Con il buio, infatti, era impossibile percorrere le bianche stradine ghiaiose di campagna. Quindi, di comune accordo, essi decisero di prendersi un giorno libero per poter riposare e, magari, finire qualche lavoretto in casa.
Si festeggiò anche il secondo giorno, poi il terzo e così via fino a che, dopo quasi un mese di notte ininterrotta, iniziarono a sorgere numerosissimi problemi.
Innanzitutto, candele, fiammiferi ed olio per le lampade finirono e, poiché non vi era neppure una stella che potesse illuminare il loro cammino, tutti i padri di famiglia si ritrovarono impossibilitati a lasciare le loro abitazioni che, nel frattempo, erano divenute fredde e buie (dunque, inadatte alla vita di tutti i giorni) per raggiungere i villaggi più vicini e, soprattutto, i loro mercati. L'assenza prolungata del sole aveva, inoltre, distrutto tutti i raccolti e gli anziani contadini, oltre ad aver perso la loro unica fonte di sostentamento, iniziavano a sentirsi tristi e a pensare di essere diventati, ormai, totalmente inutili. Il loro lavoro faceva vivere il paesello e teneva giovani le loro menti. Adesso, invece, senza un lavoro che desse loro motivo di alzarsi la mattina e che fosse per loro motivo di orgoglio, la maggior parte di essi si era rinchiusa in casa, scegliendo di dormire in continuazione.
Una sera o, forse, una mattina (era ormai divenuto impossibile riuscire a capire che ora fosse), mentre il sindaco del villaggio, dall'alto della sua pedana di legno rosso, distribuiva agli uomini i vari compiti per poter fronteggiare la situazione d'emergenza in cui tutti, loro malgrado, si erano trovati, si udì improvvisamente un sibilo assordante, seguito immediatamente da uno strano bagliore argenteo che squarciò, per qualche istante, le imperiture tenebre. Fu questione di minuti ed il fenomeno si ripeté sulle tonalità calde dell'oro e dell'arancio. Per alcuni attimi, gli uomini radunati in piazza mentre madri, mogli e figlie stavano in casa a cucinare e rammendare (queste erano le disposizioni) pensarono ad una festa nei paesi vicini e, solo in un secondo momento, si resero conto del fatto che essi erano tanto distanti dagli altri centri abitati che i fuochi d'artificio, per quanto luminosi, non sarebbero mai stati visibili dalle loro parti. Si guardarono tra loro, mormorando frasi sconnesse ispirate dallo stupore che vennero interrotte, poco più tardi, da uno scalpiccio che si allontanava sempre di più, inoltrandosi nella foresta, lasciandosi dietro rami spezzati e grossi sassi spostati dalla loro posizione abituale.

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1 recensioni:

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  • salvatore maurici il 30/09/2012 22:31
    Ancora un bel racconto di Rita Cancedda ed ancora in primo piano la sua terra, la Sardegna rurale, quella che faceva parte della Civiltà Contadina che non muore mai perché è un sogno, un ricordo lontano, Adesso ci parla di una favola in cui i protagonisti si muovono in un'atmosfera di magia. "la bambina fu attratta da qualcosa che luccicava in lontananza, sui rami di una robusta quercia secolare". Come tutte le favole anche questa finisce bene ed è... un bene per tutti noi.

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