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Artemisia Absinthium

Il salone era immerso nell'oscurità. Solo una lampada illuminava una piccola zona del vasto ambiente, appoggiata sopra lo scrittoio dove era solito sistemarsi per scrivere. Aveva preso l'abitudine, o il vizio come direbbero i suoi amici, di alzarsi a quell'ora per meglio ricordare i sogni, sua primaria fonte d'ispirazione.
Non possedeva del vero talento, ma la sua infinita ostinazione insieme con l'alta capacità lavorativa gli consentiva di ottenere un discreto successo di vendite. Era un giallista, e i suoi libri si potevano trovare sugli scaffali delle migliori librerie. Quarantenne, scapolo, non si ricordavano di lui storie d'amore importanti, ma un susseguirsi di avventure della durata di qualche giorno, settimane al massimo. Misantropo ed egocentrico, non aveva un suo vero e proprio stile letterario. Durante un'intervista, a una giornalista che gli chiedeva spiegazioni su alcune sue abitudini di dubbia eleganza ed originalità, quale quella di bere assenzio e di girare sempre con un garofano verde (che faceva colorare apposta da un fioraio di fiducia) all'occhiello della giacca, rispose citando Oscar Wilde: -... devo arrivare al terzo livello, dove si vedono cose strane e meravigliose.-
Mentre attendeva i comodi del computer, ormai così vecchio che ogni accensione doveva costituire un piccolo dramma, tanti erano i bip e gli sfavillii emanati prima di dichiararsi pronto, lesse per l'ennesima volta la lettera del suo editore. Un amico, forse il più intimo della sua cerchia, con cui aveva diviso molte delle sue avventure. Un amico che però aveva l'abitudine, quando si trattava di affari, di affidarsi per le comunicazioni all'asettica mediazione dei messaggi cartacei. Gli aveva scritto una raccomandata. Un ultimatum, in buona sostanza. Gli aveva accordato altri sette giorni per la consegna del manoscritto. E quello che ancora doveva nascere era l'ultimo giorno.
Doveva ancora scrivere un intero racconto, quello dedicato al mese di settembre. Smise di pensare alle poche ore a disposizione cercando di raggiungere un accettabile livello di concentrazione.
Aveva deciso di scrivere una raccolta di dodici racconti, ognuno dedicato a un mese dell'anno, ispirati a fatti di sangue realmente accaduti e dei quali la stampa aveva ampiamente trattato. Gli venne l'idea un giorno in cui, leggendo un quotidiano, si era reso conto che determinati delitti seguivano una cadenza periodica, come se una mente superiore ne preordinasse la successione. Era chiaramente una speculazione intellettuale, un'ipotesi senza fondamento. Sufficiente, però, per consentirgli di mettere in cantiere il libro.
Aveva fatto molte ricerche sui delitti avvenuti nel mese di settembre, ma non aveva scovato nulla che potesse andar bene. Decise, a quel punto, di inventare; avrebbe pensato poi come far digerire la cosa all'editore.
Uno dei metodi che usava per concentrarsi consisteva nello scegliere un carattere della tastiera, premerlo a fondo e poi riempire il foglio bianco con quello stesso carattere. Quella mattina, dopo essere arrivato alla quarta pagina di punti interrogativi, decise di cambiare metodo. Diede uno sguardo alla posta elettronica, dove trovò una quantità di messaggi, per la maggior parte spam. Sapeva che doveva rivolgersi alla sua seconda fonte d'ispirazione, anche se ormai ne riceveva più disagio che beneficio. Prese da una vetrina una bottiglia piena di un liquido verde e un piccolo vassoio con l'occorrente e si dedicò alla preparazione dell'assenzio. A quell'ora era un toccasana per la sua inventiva e un colpo ben assestato alla sua salute. "Prima o poi smetto." Pensava, consapevole che certamente un giorno avrebbe smesso.

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3 commenti:

  • Kartika Blue il 17/09/2012 06:49
    wow, complimenti! vien voglia di leggerne ancora!
  • Nunzio Campanelli il 14/09/2012 15:48
    Grazie Chira della costanza con cui mi segui. Ciao
    nc
  • Anonimo il 14/09/2012 13:19
    Razionalmente-delirante... un racconto nel racconto... che fantasia Nunzio! Con l'ultima domanda potrebbe continuare all'infinito.

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