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E quale sarebbe la direzione?

Aveva ancora duecento chilometri di rotaie davanti a sé.
Camminando separatamente su l'una o sull'altra due persone avrebbero potuto scegliere di essere eternamente vicine e esponenzialmente distanti. Senza una destinazione.
Ma i treni hanno una destinazione. "Se un treno non ha una città in cui arrivare è un treno che non ha senso". E un giorno salì sul treno con quella incrollabile certezza: sapere dove andare. Come se il desino le avesse fissato un appuntamento proprio là, al capolinea. Se lo immaginava sulla banchina a braccia conserte, a scrutare ogni volto.
Si sedette volutamente contraria al senso di marcia. Volutamente, ostinatamente contraria. Vide il mondo abbandonarla. Lo vide allontanarsi nei cartelli delle stazioni, negli alberi già precocemente tinti di rosso per l'estate arida, avara di piogge.
In fondo quel treno non era altro che una biglia di lamiere schizzata da una stazione.
Da una stazione ad un'altra.
Duecento chilometri più in là.
Osservando terra e cielo correre via da lei sentì che quel movimento del mondo le apparteneva da sempre. La mente rivolta al passato, lo sguardo si fermava su un istante che da presente scivolava nel passato e lei ferma. Ferma lì. Senza curarsi delle immagini successive, incondizionatamente assorta in quel mai più che era già scorso via per sempre. Ma lei lo teneva agganciato. Con gli occhi. Ferma lì. Agganciava il tempo come agganciava le persone. E qualora queste talvolta continuassero su un binario diverso dal suo, lei si bloccava a guardarle. Ferma lì a scongiurarle con gli occhi di non uscire dalla propria vita.
E il tramonto esce dalla sua visuale.
Scompare a sinistra del suo finestrino.
Scompare sotto l'orizzonte.
Alla stazione non incontrò nessuno. Tanto meno il proprio destino. Se lo immaginava sulla banchina a braccia conserte, a scrutare ogni volto. Nessuno scrutò il suo volto. E lei fece altrettanto.

Aveva ancora duecento chilometri di rotaie davanti a sé.
Si sedette volutamente favorevole al senso di marcia. Volutamente, ostinatamente favorevole. Vide il mondo venirle incontro. Lo vide accostarsi nei cartelli delle stazioni, negli alberi già precocemente tinti di rosso per l'estate arida, avara di piogge. Fece posto sul sedile accanto al suo. Si sedette un uomo. Aveva le braccia conserte e gli occhi fissi sul suo volto.

 

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2 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Pepè il 01/02/2013 20:47
    L'anonimo qua sotto sono io...
  • Anonimo il 01/02/2013 20:44
    Racconto che funziona perché mi ha fatto chiedere: quali differenti suggestioni emotive mi fa provare il sedermi a favore o al contrario rispetto al senso di marcia del treno?

2 commenti:

  • Clodia. il 12/11/2012 15:36
    come potrei non gradire questo racconto?! il treno ti riconcilia con te stesso e, mentre tu sei convinta semplicemente di andare (o tornare) in un luogo fisico, il treno ti concude sempre ed inevitabilmente nei luoghi della mente. non a caso... sui treni siamo sempre, o quasi, persone migliori.
  • Ellebi il 18/09/2012 01:25
    Bella e godibile questa breve novella con sorpresa finale. Complimenti e saluti.

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