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Gioco ambiguo

Forse una notte abbandonata la paura mi giocherò alle carte.
Avrà la sorte piccoli seni gambe giovani ed ali di farfalla o viso d'uomo con braccia forti e gambe muscolose.
Io so che in un posteggio perso nella macchia sarò femmina sottomessa alla sua voglia depravata. Per essere lasciata, solo quando la sua voglia sarà finita, alle mani bagnate dei guardoni come deriso oggetto abbandonato.
Ora che il sole s'è fatto lontano è bello giocare con la tua pelle, farla scorrere sul tuo piacere. Scorrere su e giù in una danza d'amore fintanto che l'elastico me lo consente.
Non c'è nessuno sulla spiaggia, in questo pomeriggio d'autunno.
Con dolcezza lo accarezzo nella valle del glande a cogliere sulla punta della mia lingua quella tua lacrima, la assaporo, la trattengo tra i miei denti e la ripasso sulle mie labbra.
Sei teso amore, vuoi farmi vedere che resisti o vuoi solo godere di più? Sai di non poter fingere con me, so quello che si prova.
Non sono laccate le mie unghie, ma ho dita lunghe, morbide, leggere. La mia mano è una carezza dentro la tua camicia, sopra i tuoi pettorali, giù fino all'ombelico.
Ti sfilo i pantaloni, tutti, e ritorno, ritorno tra le tue cosce pelose, potenti, raccolgo tra le mie mani i tuoi testicoli corrugati, pelosi, un po' molli, s'adattano alla mia mano, ci si dilatano dentro, sai che se affondassi la mia bocca non avresti scampo ma ti grazio dall'immediato piacere.
È una lotta e mi riprendi la testa tra le tue e la riporti sul mio aspro padrone.
Sono labbra di lievito le mie, danzano, scavano, scrollano, fremono, l'afferrano tutto e poi lo concedono al guizzo della lingua.
La uso quasi fosse un pennellino di morbida setola: ora colpisce appuntita ora lecca umida, larga, porosa. Poi con la mano abbasso fino quasi a strappare il vestito del tuo glande: rosso tumefatto, largo, grande, e come un bicchiere di vino rosso che trabocca lo porto alle mie labbra assetate. T' inarchi e vieni e versi nella mia bocca il tuo piacere, mi urli parole oscene. Si dimmi pure tutto quello che ti va di dire, in fondo me lo merito. Le mie prima delle sue! Poi socchiudi gli occhi e quasi t'addormenti.
Guardo il tuo membro che s'affloscia piano e colo giù nella sabbia la mia e la tua voglia.
Dalla casetta dei gelati s'allontana il guardone della sera.

 

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