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Solitaria

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Una pietra cadde nello stagno…

Si svegliò e capì di essere solo.
---... solo…sono morto…---
Non era il senso di solitudine che si prova quando il letto è freddo e non c’è nessuno accanto da cui poter spillare un po’ di calore umano… no, era solo, assolutamente solo. Non capiva il perché lo sapesse così nettamente e assolutamente ma fu la prima sensazione che ebbe appena aprì gli occhi e si mise a fissare il tetto.
Tutto attorno a lui si trasformava, faceva caldo, si trovava all’inferno. La luce arrivava da un punto che egli non poteva vedere ed era rossa, arancione, verde, azzurra, era luce di fiamma, luce di dannazione
---…probabilmente uno scherzo dei miei occhi…---
Un odore di vecchio impregnava l’aria. La schiena gli doleva e si sentiva stanco e pesante. Con un non piccolo sforzo alzò la mano destra e se la portò davanti agli occhi e la guardò, anzi l’ispezionò tutta come se la vedesse per la prima volta in vita sua. Aveva le unghie lunghe e sporche. Dietro di lui vedeva solo buio, nessun ricordo. Si tastò la faccia tutta imperlata di sudore.
---... ho la barba devo tagliarla…---
Chiuse gli occhi, si appoggiò la mano sul petto, aspettò e ascoltò.
---... sono o non sono morto?... ---
Il silenzio era di tomba… o quasi. Sentiva solo il suo respiro e il tambureggiare ritmico del suo cuore. Faceva rumore, il suo corpo faceva il rumore di una vecchia macchina diesel in bruttissime condizioni che lo percuoteva e gli rimbombava nel cervello.
Il flashback
---…una volta ero in acido a casa di Betty e stavamo guardando la tv solo che io non la guardavo io ero quelle linee bianche che passano ogni tanto sullo schermo ero un disturbo e mentre pensavo a tutto questo l’unica cosa che sentivo che mi teneva aggrappato alla realtà era il mio respiro il battito del mio cuore e le onde di sangue che s’infrangevano nelle mie tempie…---
fu fortissimo e lo spaventò; il cuore e il suo respiro si fecero sempre più presenti. Non era un suo ricordo, lo sapeva benissimo! Non sapeva cosa volesse dire essere in acido, non conosceva nessuna Betty… Se non erano suoi i ricordi, allora di chi erano?
Si sforzò di ricordare qualcosa che appartenesse a lui ma non ci riuscì. Era come pensare al sapore di qualcosa: pensi di sapere com’è, sai com’è, ma quando tenti di afferrarlo tutto, allora ti rendi conto che non ce l’hai veramente, che non è tuo, che è solo una sensazione lontana. Per lui era così: sapeva ma non ricordava. E il ricordo era lontano.
---…però se penso e sudo vuol dire che sono vivo…---
Aprì di nuovo gli occhi e scostò le coperte. Tutto sapeva di polvere. Si puntellò con i gomiti, si alzò e urlò…

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