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Il dottor Manero

Studiare i bidoni dell'immondizia, entrare in ogni anfratto per capire le persone. Questo è il lavoro di Renzo Manero, psicologo del pattume.
Riesce a carpire ogni informazione utile sui suoi pazienti tramite un lavoro certosino, fatto di ricerca, logica e decodifica. Una volta aveva capito che un uomo soffriva di una forma latente di isteria. Tutto grazie ad un barattolo di fagioli aperto malamente.
Me l'aveva consigliato un mio amico, ipocondriaco da sempre. Grazie a lui era riuscito a venirne fuori. Di solito non credo a questi santoni, ma la curiosità - e una buona dose di stress - mi impongono di fare un tentativo.

Sono le 16. 30, come da accordi mi presento nel suo studio. Il pavimento è appiccicaticcio, quasi voglia trattenerti dal fuggire. Le pareti di tonalità accesa, per far urlare di pietà le pupille. Il resto è caos: libri, cartacce, lattine, piatti. Sembra la scena di un furto.
In mezzo alla stanza una specie di scrivania, quasi sommersa dal lerciume. Scorgo la sagoma di una donna, ha indosso una felpa di due taglie più grandi e mastica una gomma come Braccio di Ferro. Mi faccio largo tra il disordine e mi avvicino a lei.
- Salve.
Mi guarda con sospetto, alzando gli occhi per visionarmi. Spero di non avere qualcosa tra i denti.
- Prego.
- Sì, sono qui per vedere il dottor Manero, ho un appuntam...
Mi ferma con la mano.
- Ha il sacco.
Piccolo particolare, dato che è uno psicologo del pattume, sei obbligato a portarti dietro un sacco contenente la tua spazzatura della sera prima.
- Sì, eccolo.
Lo sollevo. Pesa. Spero non si sfasci mentre lo tengo in questa posizione.
- Benissimo, può entrare.
Mi indica una piccola porticina alla sua destra e torna a ruminare la sua gomma.

Lo studio vero è proprio è un cubicolo col tetto. Piccolo, quasi asfissiante. Anche perché il tanfo dei rifiuti è enfatizzato da un'unica finestra chiusa su cui batte il sole.
- Salve sono il dottor Manero.
Mi allunga la mano un tipetto che non supera il metro e settanta, pieno di capelli.
- Piacere, sono Bertecchia, avevo un appuntamento.
Ha la mano unta, come se non la lavasse da tempo immemore. Riesco a liberarmi della presa e prendo un fazzoletto.
- Benissimo signor Bertecchia, vedo che ha con sé il sacco. Ottimo! In cosa posso esserle utile?
- In questo periodo mi sento molto stressato e - mi interrompo indicando il fazzoletto - dove posso buttarlo?

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2 commenti:

  • Dario Caldarella il 28/10/2012 17:31
    Grazie mille!
  • Massimo Bianco il 28/10/2012 16:57
    Letto d'un fiato. Questo racconto mi è decisamente piaciuto. Forse il finale è un po', come dire? Brusco, ecco, non mi sarebbe dispiaciuta qualche riga in più per approfondire, magari con un flash back conclusivo, com'era la sua vita prima e com'è diventata "qui dentro". Comunque interessante.

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