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Quell'Estate In Vacanza

Anche quell'estate, per le vacanze, mia madre aveva preso in affitto lo stesso appartamento al mare. Mia madre sperava sempre che i figli volessero ancora venire a trascorrere una tranquilla vacanza in famiglia, malgrado questa speranza venisse regolarmente delusa se non per pochi giorni sparsi qua e là, in cui i ragazzi si facevano vedere se proprio non avevano niente di meglio da fare. I ragazzi erano infatti in quell'età in cui è una sorta di legge di natura il distacco - fino alla rivolta, se necessario - dalla famiglia, e che viene rimpiazzata da un proprio mondo fatto di clan di amici con reali affinità, e di deroghe da valori tradizionali; un mondo segreto nei pensieri e nelle cronache di comportamento, ma vissuto con inesorabile risolutezza. Se infatti non mi imbarcavo per avventurosi viaggi fatti con pochi soldi e scomodi espedienti quali autostop e notti passate a dormire sulle spiagge, anche il rimanere in città offriva motivi di maggior interesse rispetto alla noiosa routine dei riti vacanzieri borghesi. D'estate per esempio in città c'erano le turiste, e con esse la possibilità di "praticare l'inglese" - un modo eufemistico di dire, che di fatto significava soltanto un'occasione in più per "rimorchiare": preoccupazione in cima alla lista segreta dei miei reali interessi. Nondimeno, quando con i primi di agosto la città si svuotava, e gli amici andavano a loro volta in vacanza, quel deserto di vita rendeva di riflesso sopportabile brevi visite alla mamma in vacanza.

La casa che mia madre prendeva in affitto era in una palazzina di pochi appartamenti, che una solitaria coppia di anziani proprietari che ne occupavano l'appartamento al pian terreno tutto l'anno, affittava al solito gruppo di villeggianti - gente nota, fidata, ormai amica, a cui si faceva un buon prezzo anche perché‚ faceva piacere rivedere. La palazzina era poi comodamente situata in modo da favorire una sorta di vita permanentemente al mare: era sul ciglio di una strada che costeggiava la spiaggia, alla quale si accedeva direttamente con una rampa di pochi gradini senza dover passare per la strada. La spiaggia, e la vita da spiaggia, divenivano così una sorta di estensione della vita domestica, senza soluzione di continuità. Si stava sempre in costume da bagno anche in casa, e nelle notti particolarmente calde non era una impraticabile impresa passar qualche ora a sonnecchiare sulla sdraio in spiaggia. Finiva poi per crearsi una sorta di comunità un po' chiusa semplicemente perché‚ comoda ed autosufficiente. Le porte degli appartamenti per esempio erano lasciate sempre aperte un po' per far meglio circolar aria da quelli più ventilati a quelli meno, ma anche perché ci si conosceva tutti e c'era una gran partecipazione con continui piccoli scambi di servigi, e sopratutto di assaggi reciproci delle imprese culinarie delle varie signore. Era insomma una soluzione ideale per mamme e bambini, ed adulti impigriti; una prigione senza spunti di novità per giovani nature avventurose.

Anche la signora Iole era tornata quell'anno, da Sassuolo, e preso l'appartamento di fronte al nostro, e questo mi rallegrò oltremodo. La signora Iole andava ormai per i quaranta (presumo) - l'età cioè che generalmente attribuivo a tutte le donne che non rappresentavano una potenziale scopata per me - ma era comunque una persona che mi piaceva davvero rivedere. Era originaria di Verona, un mondo che comparato alla fauna umana meridionale, più provinciale, del posto, aveva ai miei occhi qualcosa di esoticamente attraente. Era sì profondamente inserita in un ambiente medio borghese - il marito era un dirigente in una piccola industria di ceramiche - ma mostrava per esempio delle sensibilità "sinistrorse" care a certi clichè culturali giovanili dell'iniziante decade degli effervescenti anni 60, quanto peccaminosamente, all'ora, in contrapposizione all'ancora invadente clericalismo dell'epoca. Poi aveva alle spalle studi incompiuti di lettere, o cose del genere, e questo le dava un tocco di relativamente più "colto argomentare" che ulteriormente la distingueva. Così, con lei, anche noi giovani - che non mancavamo di stigmatizzare un baratro di fisiologica incomunicabilità con i "matusa" - riuscivamo a trovarci a nostro agio ed a volte a fare almeno una conversazione decente, che uscendo dai binari della materia delle più trite ritualità domestiche, toccava cose che ci stavano più a cuore, da quelle da dibattiti di aspiranti innovatori del mondo, a quelle che semplicemente ci piacevano come la musica rock, il cinema etc.

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2 commenti:

  • Anonimo il 24/07/2013 11:27
    Forse non è il momento giusto per leggerlo tutto, bisogna aspettare che andiamo in ferie.
  • Domenico Petito il 24/11/2012 11:54
    Non capisco perchè nessun "osa" fare un commento... forse dipende dal fstto che non ho settato bene il mio profilo? bah! allora se credete, scrivetemi a w. p@live. it

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