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Chissà che cosa sarebbe stato

Eri così strana, così bella e questo maledetto imperfetto che uso mi ricorda che non ci sei più.
Questa musica. Mi ricorda le decine di notti insonni passate a parlare con te, in quel modo insolito, definito così freddo ma che mi riempiva di tutto il calore che mi veniva negato a quei tempi. Ma c’eri tu, nella tua perfezione appartenente al mio immaginario. Mi chiedo se ti ho amato. Eppure i ricordi bruciano, strappano lacrime e procurano nostalgia; cos’è, solo un bel tempo oppure amore che mi riduce così, o forse ciò che faceva da contorno mentre vivevo te.
A volte ti penso ancora, mi chiedo con chi sei, cosa fai adesso, se sei ancora così buffa e sempre sorridente, se hai donato a qualcuno quello che promettesti a me.
Chissà come sarebbe andata se fossi rimasta con te, se fosse andata avanti; sapevo fin dall’inizio che era un’utopia, ma stavo così bene che ho voluto godermi gli istanti, uno ad uno, lasciandomi andare come mai più ho fatto, in quel platonico sentimento che mai è diventato carne. Come sarebbe stato bello averti. Vorrei rivederti per raccontarti la verità che dentro te già conosci, per dirti che l’amore era vero, l’unica cosa vera che ti abbia mai narrato nei miei inutili racconti senza senso fatti di mattoncini di sabbia che il primo alito di vento avrebbero buttato giù, e così è stato.
Non ti dimenticherò mai, sono passati cinque anni, ma come posso dimenticare la mia perfezione con le sembianze dell’impossibile.
No che non è la tua ultima storia di amore, ti dicevo mentre dividevamo per sempre le nostre strade, citando il verso della nostra canzone: tu mi ascoltasti, ma fui io a non ascoltare me.
Dove sei, chissà se anche tu mi pensi allo stesso modo con cui ti penso io, se anche per te sono stata così importante, in quei momenti lo ero, maledizione se lo ero, ma ti ho distrutto, per il mio maledetto egoismo, per quel mio assoluto bisogno d’amore, amore che tu mi hai dati fino all’ultima goccia di sangue del tuo cuore, mi dedicasti ogni battito di esso, che senza di me si sarebbe fermato, invece ora batte ancora perché non sono più io colei che hai il potere di farlo cessare. Forse è meglio così. Del resto cosa ti potevo dare. Altre bugie o una verità che non ti piaceva? Neanche a me piaceva quella verità appena scoperta, e forse non l’ho ancora accettata, sono alla ricerca di un’altra te per capire se quella verità è realmente la verità. Ma esiste un’altra te? No, non credo, non qui. Non troverò la tua stessa anima in nessun altro posto se non nel tuo corpo, custode di tanta meraviglia, ed è quel maledetto custode che ha fatto sì che la parola noi non potesse nascere. Il custode della mia anima invece, è crudele sai, ha voluto per forza me, e ora io lo rinnego, ma è furbo perché cerca di convincermi che è la mia anima che debbo rinnegare, ma non ci riesco, lei è più forte, lo spirito supera la forza della carne che addirittura più volte si è lasciato sopraffare dalla mia anima e il bello è che poi non gli è neanche dispiaciuto. Ma cosa vuoi farci, ad ognuno viene scritto il proprio destino e chi l’ha detto che dev’essere per forza comune, facile e con tutti gli annessi e connessi di un comune mortale.

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