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Un delicato squilibrio

Se ci pensate, quando si parla di creazione, c'è un abisso tra materia inanimata e vita. Vita significa occhi per osservare, veleno per difendersi, qualcosa che si riproduce. Un delicato squilibrio. Così la scienza in poche parole la definisce. Perchè poi la vita, quando abbandona il suo corpo (qualunque esso sia), concede a quel corpo di ritornare nel suo equilibrio naturale: per cui la morte rappresenta uno spaventoso equilibrio.

Per molto tempo si è discusso sui virus: sono esseri viventi o non viventi? Perchè per vivere hanno bisogno di un organismo vivente da infettare. Oggi come oggi, si si vuole parlare di un anello di congiunzione tra vita e non vita, l'argomento è: il virus.

A volte penso alle centinaia, migliaia di chilometri di autostrade che corrono dentro di me e che trasportano il sangue e cioè il glucosio e cioè il combustibile fino alle cellule più remote (eh sì, perchè la vita come le automobili funziona col combustibile!). Poi ci penserà l'ossigeno (il comburente) a bruciare il combustibile e a trasformarlo in energia per farmi compiere tutte le azioni della vita quotidiana: pensare, muovermi, scrivere. Riflettere su quanto il tempo trascorra veloce.

Ma se riflettete per un attimo, questo essere vivi ci stupirà, sarà come un'ubriacatura, forse penseremo... respireremo... e sentiremo comburente e combustibile interagire (il glucosio brucerà e diventerà energia), sentiremo una cosa sulla sinistra, dentro di noi pulsare ininterrottamente, un motore fragile ma potente.

Personalmente, credo che esser vivi significhi soprattutto osservare, più che riprodursi. La materia che osserva se stessa (e che si studia) ma per farlo ha bisogno degli occhi.
Poi, i vari Leonardo e Pitagora ci hanno donato la ricchezza della riflessione profonda, i numeri, i teoremi, il concetto d'infinito, già insiti nell'universo.

Oggi siamo così evoluti, comunichiamo con un touch anche con la Nuova Zelanda in un secondo, ma raramente ci soffermiamo sulla vita, sul senso di vertigine e mistero che in essa si racchiude. Una mano invisibile che plasma la materia e per magia, la rende unica, fragile, donandole un corpo d'insetto, di lumaca, di alce.

 

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3 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 05/12/2012 08:32
    bella la tua riflessione... un po' stile: tutto resta fermo in un moto apparente... affascinante!

3 commenti:

  • Anonimo il 05/12/2012 18:14
    Siamo fortunati ed anche distratti proprio perché il combustibile per farci funzionare lo troviamo in noi stessi, tramite infinite cellule che eseguono un compito per riprodurlo e senza che noi ce ne avvediamo.
    Per quanto riguarda la nostra crescita, se non ci fosse stata l'osservazione e la capacità di sorprendersi, probabilmente non ci sarebbero state le scoperte e l'evoluzione scientifica.

    In quanto ai virus, il mondo ne è impestato... anche il parlamento italiano ed è proprio difficile, se non impossibile, estirparli. Il futuro è tutto virale!
    Facciamo 'na virata anche noi Vincenzo!
  • Anonimo il 05/12/2012 17:48
    Sai Vicenzo, ci penso spesso anch'io. Mi piace osservare, capire e meditare sulle cose, anche le più piccole... come hai fatto tu in questo racconto-riflessione veramente ottimo e la conservo.
  • silvia leuzzi il 05/12/2012 09:19
    Siamo evanescenti, distratti e superficiali tal quale ci hanno inculcato ad essere... ma noi per il semplice fatto che siamo qui a parlarne forse invertiamo la rotta. Grazie Vic per i tuoi pensieri ci vuole un po' di riflessione

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