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Elemosina

Se ci si siede nei tavoli del caffè Campari a Pavia si ha l'occasione di vedere un individuo singolare che fa la spola tra le macchine ferme davanti al semaforo
nei pressi dell'incrocio.
Indossa sempre un giubbotto impermeabile ed un cappellino di lana, si avvicina
ad ogni macchina fa un inchino ed apre le sue mani vuote nell'attesa che su di esse venga poggiata qualche monetina.
Nove volte su dieci viene ignorato mentre i conducenti approfittano della sosta per
smanettare con il telefonino.
Una fanciulla seduta in un tavolo accanto ha appena mandato a quel paese il suo moroso dicendogli a telefonino; "Vaffa..." questo è il nuovo linguaggio comunicativo esplicito e lapidario ghigliottinato negli sms ma efficace.
Una vita virtuale condotta da molti mentre quella vera scorre inesorabilmente
senza interruzioni ed alla quale, mi duole dirlo, tanti, tantissimi non partecipano.
Quel povero illuso seguita ad umiliarsi tra una macchina e l'altra, mentre agli
altri la sua figura è totalmente invisibile.
Mi chiedo che senso abbia, oggi, parlare di solidarietà e di condivisione e dei
valori della vita che vengono sempre più disattesi a favore di una virtualità
che ci sta divorando come il "nulla" della Storia infinita.
La vita quella vera latita e Diogene invano circolerebbe con la sua lanterna alla
ricerca dell'uomo "vero", un uomo capace di comprendere la sua natura di essere
finito e di condividerla con il suo prossimo.
Siamo in un momento in cui l'infinito è inteso come finito e viceversa.
Osservo ancora quell'omino dalla faccia contristata che, ogni tanto, guarda, traendoli dalla tasca i pochi spiccioli raccolti contandoli mentre dal suo volto
scende una lacrima.
Tra poco sarà Natale e mi chiedo come potranno celebrarlo coloro che vivono
nel virtuale che oggi, purtroppo, rappresentano la maggioranza.
Avranno il Babbo Natale o l'albero sullo sfondo del telefonino o dell'hi-phone o
del notebook, pochissimi si ricorderanno del Presepe.
Si riverseranno in centro, negli outlet o nei centri commerciali per gli acquisti di
rito.
Marcello Marchesi preconizzando questi tempi diceva: " Un tempo il Natale era
nei cuori adesso è tutto fuori!" Quanta ragione aveva e parafrasando uno dei suoi
slogan più famosi per una casa produttrice di lassativi : " Basta la parola!" siamo nel tempo del : " Basta, la parola!"

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Auro Lezzi il 21/12/2012 11:49
    Direi che della parola ce ne fottiamo.. Soprattutto pensando a chi la dice... Con amore se può tutto.. Purchè sia quello vero..

4 commenti:

  • augusto villa il 02/09/2013 00:12
    Eh... quante cose si possono imparare al Bar Campari!!!... Molto bello!
    ------
  • Anonimo il 26/05/2013 19:35
    Bel racconto; in una sola pagina, una bella storia ed un tocco di morale nemmeno pesante, e non codina. Ben espressi i concetti, anche con proprietà di linguaggio che, nel caso del racconto, sono la buona scelta delle parole.
    Peccato per la forma... non che sia scorretta, tutto sommato, ma non adeguata al tipo di narrazione. Parlo della punteggiatura... non me ne voglia, lo faccio di mestiere quasi di correggere bozze... se fosse interessato ad una revisione di questo racconto potremmo parlarne in privato. Credo che acquisterebbe qualche punto... ma, mi ripeto, il brano è certamente buono.
    Senza acrimonia... un saluto.
    P. S. sono arrivato a questo racconto per una strana coincidenza.
  • Igina il 21/12/2012 15:49
    PROFONDA ANALISI DELLA SOCIETà ODIERNA... DEL CONSUMISMO... DEL MONDO VIRTUALE... e poi... il poveretto che elemosina le monetine... credo sia più vero il suo Natale che non quello di milioni di altre persone totalmente perse nell'effimero e nel vano... tra lustrini... pacchetti e cellulari ultimo modello... bravo Vittorio!!!!!
  • vittorio luciano banda il 21/12/2012 12:20
    la parola latita ed il silenzio è sovrano. grazie del commento.

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