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Leopardi dal parrucchiere

Ho sempre detestato il negozio del parrucchiere. Non è un ambiente in cui mi sento a mio agio, la stupidità ti investe non appena oltrepassi la soglia, sarà quell'odore di profumi, che sembra quasi aggredirti le narici o quei sorrisi stereotipati delle lavoranti, di solito tutte ragazze molto giovani dallo sguardo piatto. Pur rifiutando il cliché dell'intellettuale, definito sempre borghese dalla mia coscienza di classe, è indiscutibile che certi ambienti sembrano rappresentare la stoltezza per eccellenza ed è quasi inevitabile provare la sensazione di essere un pesce fuor d'acqua. Purtroppo i capelli bisogna tagliarli e ad una certa età bisogna pure tingerli, oddio nessuno ci obbliga però è difficile rassegnarsi all'evidente declino, così, ob torto collo, è necessario rivolgersi a mani capaci.
Sono talmente insofferente all'ambiente che dopo tre o quattro volte in cui ne frequento uno solitamente mi stanco. L'insofferenza e il disagio mi aggrediscono soprattutto quando, cercando di parlare di cose semplici e facilmente comprensibili, almeno credo sant' iddio!, gettando uno sguardo agli occhi della parrucchiera di turno, lo vedo vuoto quasi ceruleo e mi sento morire e penso: " Ma che cavolo avrò detto che mi guarda così? "
Sono talmente infastidita che spesso non mi piace neppure l'acconciatura ed esco incazzata per i soldi spesi.
Da quando abito in questa cittadina ne avrò cambiati più di cinque.
Poi un giorno una mia amica mi ha consigliato una negozio vicino casa sua, dove praticavano prezzi modici e sembravano molto competenti.
Vi sono entrata con il solito disgusto. Come ho superato la porta d'ingresso una donna ancora sufficientemente giovane mi ha accolto con un bel sorriso. Piccolina, ben proporzionata dai begl'occhi di un marrone scuro e scintillante, come i suoi capelli mi ha chiesto in cosa poteva essermi utile. Ero nuova e mi sono sorpresa dell'inaspettato calore, il quale mi ha messo subito di buon umore.
Mi sono seduta per aspettare il mio turno e mi ho passato un po' del mio tempo a guardare l'ambiente, che mi circondava. Tutto sapeva di femmina. Piume e fiori: secchi, freschi e finti, s disposti in ogni dove, tocchi di delicato colore e di soffuso ed erotico sentire al femminile.
È strano osservare questi ambienti di sole donne, dove tutto sembra poggiato con grazia casuale, quando invece è meticolosamente studiato. Tutto sembra messo lì per accendere quella vanità civettuola propria della donna. Faccio fatica ad accettare questo ruolo, che mi è stato imposto dalla natura e che ho sempre messo in disparte e sottovalutato per far spazio ai libri.
Giuro che con gli anni ho imparato a convivere in armonia con me stessa ed a sfruttarne i lati positivi ma pur imponendomi di scendere in mezzo a fiori rossi, gialli e viola, pinzette e spazzole, non posso rinnegare ciò a cui tengo di più: la testa, dentro.
Così dopo aver osservato con curiosa pigrizia ogni angolo del negozio, aperta la mia borsa disordinata, ho tirato fuori il libro di Pensieri di Giacomo Leopardi, che porto con me, limitandomi a leggere uno stralcio di quando in quando.

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Antonio Garganese il 27/12/2012 20:34
    Racconto interessante e ben scritto. Il tema centrale si riferisce credo ad un bisogno di confronto culturale che può nascere anche in un luogo apparentemente frivolo come il parrucchiere per signora. Argomento originale e ben sviluppato, sperimentazione che credo sia riuscita pienamente. Complimenti.
  • Rocco Michele LETTINI il 27/12/2012 19:39
    I MIEI CAPELLI NON SONO MAI IN ORDINE... E COME RISPOSTA DICO A CHI ME LO FA NOTARE... È IL LOOK DEL POETA... E IO LO SONO (ALMENO PRESUNTUOSO)... FIGURIAMOCI LEOPARDI... UN FANTASTICO D'AUTRICE LO DEFINISCO QUESTO TUO MIRABILE RACCONTO... LA MIA LODE SILVIA...

1 commenti:

  • silvia leuzzi il 28/12/2012 06:52
    Grazie amici sono commossa della vostra puntuale attenzione

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