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Una bottiglia sotto l'albero

La sera del ventiquattro di Natale e Claudio era solo come al solito. Beh, proprio solo non era: aveva la sua bottiglia di whisky, il cane Aldo e la televisione.
Non riceveva visite il che lo rassicurava. Vedeva la gente per strada che si abbracciava, baciava e parlava amichevolmente.
Ipocrisia, pensava, è solo ipocrisia. A che serve sembrare felici e amichevoli se dopo una settimana si ritorna ad essere frustrati e aggressivi? A che pro?
Claudio si accese una sigaretta e tornò a sedersi sulla poltrona rotta di quello squallido mono vano che lui chiamava casa.
Suonarono al campanello e Aldo incominciò ad abbaiare.
Chi aprì si trovò un vecchiaccio con la sigaretta penzolante, la bottiglia nella mano vestito solo di un paio di pantaloni e una canottiera. Il suo viso stanco e le sue rughe andavano perfettamente in sintonia con quel naso lungo lungo e i suoi quattro peli che chiamava capelli.
-Claudio, vecchio mio! Come te la spassi?- chiese Valentino. Anche Valentino era vecchio ma si teneva in forma. Un vecchio con i capelli bianchi pettinati all'indietro e il sorriso smagliante. I grandi muscoli e l'abbronzatura davano troppo fastidio a Claudio.
-Entra-disse- e non sederti sulla mia poltrona, frocio!-
Perché sì: Valentino De Rose era omosessuale e questo dava molto fastidio a Claudio.
I due si erano conosciuti in guerra e fin da subito Claudio mostrò una certa antipatia per il vecchio palestrato.
-Dio, Claudio. Si dice omosessuale. Comunque ti ho portato una bottiglia di scotch. Buon Natale- diede la bottiglia con un sorriso enorme.
-Grazie frocio. Io per te non ho niente. Perché non posso e non voglio darti niente.- buttò giù un sorso di whisky e appoggiò la bottiglia nuova sotto l'albero. Era l'albero che aveva fatto sua moglie vent'anni prima. Era l'unica pianta che aveva in casa.
-Mi manca la guerra, frocio. Sì, mi manca! Mussolini, ah che uomo. Eravamo dei super uomini pronti a morire per la gente che meritava. E ora guardali. E ORA GUARDATI: sei diventato un fottutissimo rosso frocio. La guerra, ti manca la guerra. Ti sei rammollito: ti ricordi quanti rossi che abbiamo fatto fuori, frocio?-
-Quando mi chiamerai con il mio nome?- interruppe.
-Valentino è un nome da frocio comunista. Ho paura ad averti in casa. Tu sei il nemico. E non dovrei avere nemici in casa mia. Ma ormai sono troppo vecchio per combattere, sai? Mi mancano i fucili, i soldati, gli ordini, i miei amici. Tanto per chiarire, rosso, tu non sei mio amico.-
-Claudio, guardati: ti servirebbe un po' di palestra.-
Claudio rimase di sasso alle parole del suo ex compagno d'armi.- Ti sei rincoglionito, rosso?-
Dopo tante chiacchiere inutili Valentino se ne andò.
Scattò la mezzanotte e Claudio inaugurò un'altra bottiglia.
-Alla tua salute, Aldo- esclamò versando un po' di scotch nella ciotola del cane.

 

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2 commenti:

  • Paolo Colaianni il 04/02/2013 13:11
    Grazie del commento Ellebi Visita anche il mio blog
    http://paolo-maltese. blogspot. it/
  • Ellebi il 04/02/2013 03:08
    Ben congegnato questo breve racconto.. di un vecchio incattivito e del suo cane, ubriachi entrambi. Saluti

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