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L'incubo

Mi sono addormentato... e mi son svegliato in agitazione... Ho fatto un sogno che mi ha turbato e che non riesco ad interpretare... Non so... ho parlato con una persona, che era viva nel sogno, la quale mi ha parlato di persone morte e di persone vive..
Quando mi son svegliato ho avuto la sensazione netta di aver davvero parlato ma con un morto.
Non è stato un sogno... è stata un avvenimento reale. Il sogno sembra essere stato solo una banale scusa per veicolare il manifestarsi di questa presenza. Non ho capito cosa volesse comunicarmi...
Tutto cominciò quando mi ritrovai, di notte, alla fine di una di quelle sagre di paese che si tengono dalle nostre parti.
Un acquazzone autunnale di quelli brevi ma violenti aveva fatto scappare la gente; le bandierine colorate penzolavano malinconiche e fradice d'acqua, mosse dal vento freddo che si era alzato e spazzava la piazza deserta.
Mi accorsi che Adriana, nella fretta di ripararsi, aveva dimenticato gli occhiali da vista e decisi di riportarglieli perché sapevo che altrimenti l'indomani si sarebbe preoccupata per averli persi.
Mi ritrovai sulla strada buia che portava a casa sua, illuminata da rare flebili lampade dalla luce gialla.
Arrivai davanti alla casa di Adriana e stranamente trovai tutte le luci accese; dalle grandi finestre si intravedevano anche le scale illuminate a giorno, ma tutto era deserto come anche nella strada. L'intero quartiere era sinistramente silenzioso.
Confuso, mi fermai ad accendere avidamente una di quelle sigarette ordinarie, forti e senza filtro, simile a quelle che fumavo ai tempi del liceo. La scena però era repentinamente cambiata. A quel punto mi ritrovai nel paese di mio padre, nella stradina stretta e acciottolata che portava a casa sua, nella parte più antica dell'abitato.
Improvvisamente sentii dietro la curva della strada dei passi pesanti e cadenzati di scarponi chiodati, che sembravano essere sbattuti apposta con forza sui ciottoli umidi, come se una persona volesse fare avvertire la sua presenza.
Mi comparve davanti un uomo coi gambali di cuoio, vestito di fustagno, che portava su una spalla una sacca di lana grezza, che mi veniva incontro e mi salutava con aria deferente.
Mi parlò in dialetto.
"Sa, di notte, quando si cammina per queste strade bisogna farsi sentire..." - disse.
Mentalmente gli chiesi:- "Perche?"- ma io sapevo già la risposta che in realtà però non conoscevo.
Mi rispose:
-"Perché se non si sentono i passi e compare qualcuno.. allora vuol dire che quello...
-"È un morto!"- dissi io completando la frase.
-"O un sicario!" - aggiunse lui con una smorfia del viso.
Guardandomi con aria divertita disse: -"Eh, lei mi ricorda il maestro del paese di tanti anni fa... era un elegantone; certo che ne ha fumate di sigarette il maestro Bardi.
Con quella scusa, quando si fermava di notte ad accendere la sigaretta in una strada appartata come questa, aveva sempre qualche faccenda da sbrigare.
Sa quante finestre ha scavalcato di notte per andare a trovare le donne sole dei pastori che erano saliti al pascolo?"
"È finito male poveraccio, l'hanno trovato morto proprio li dov'è lei.. massacrato a coltellate.
Ormai qua non ci vive più nessuno dopo quello che successe allora.
Ne è passato tanto di tempo... sono tutti morti."
-"Dicono che escono gli spiriti."
-"Non si trattenga troppo da queste parti, non porta bene, pare che abbiano visto strane presenze, tra cui un uomo forestiero in giacchetta e cravatta che si ferma a fumare.
Se vuole l'accompagno per un pezzo di strada, tanto andiamo nella stessa direzione.. io poi taglio per il fiume e salgo in montagna a governare le pecore..."

 

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