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Wikibiografia, non autorizzata, di Berlusconi Silvio

Nasce a Milano, il 25 settembre del 1936. Voci non ancora confermate, sommate a numerosi indizi assai circostanziati, darebbero sempre più consistenza ad una storia così strabiliante da far impallidire anche la penna di Alessandro Dumas. Tenetevi forte: quella buonanima di mamma Rosa, per gli amici Rosella, avrebbe scodellato non uno, bensì due Silvio. Due pargoletti identici. Due gemelli. Pare infatti che alcune ore dopo che il primo esordisce con una lunga teoria di "mi consenta", fa avance da camionista a tre infermiere, cazzia due chirurghi, racconta l'ultima sui carabinieri a mezzo ospedale, ammolla una goliardica pinghella sulle palle all'anestesista (tanto per tenerlo sveglio); il secondo - al grido di "ta... taaaaa... ecco a voi il sequel!" - sia schizzato fuori, tutto intrippato, e con tipica chiusa alla Fred Astaire, abbia lasciato la audience interdetta. Naturalmente, se la cosa venisse confermata, il Fenomeno di Arcore ne uscirebbe assai ridimensionato. Una sorta di Cavaliere dimezzato, insomma. Non certo più quell'unicum da annoverare fra le più aberranti patologie della psiche umana, ma semmai, con buona pace di tutto il Paese, un bino che si fa uno, come vedremo, all'insaputa della gente. Caso eclatante ma piuttosto banale, da ascrivere tutt'al più alla tradizione mitologico-letteraria del doppio.

Alla luce di questa rivelazione, pare che i due frugoletti che Rosella avrebbe deciso di chiamare Silvio per non fare torto a nessuno, all'aspetto siano assolutamente identici. Due gocce d'acqua. Solo il carattere, fin dai primi passi, rivela, nel più giovane, un'anomalia: ogni tratto in lui viene esasperato. Ciò lo rende soggetto per niente facile: debordante, eccessivo, sempre fuori misura. Personalità basica che non mostra né profondità né spessore, ma indubbiamente possiede tinte così forti da non passare inosservato. Tutto spontaneismo senza discernimento alcuno. E zero freni inibitori. Tanto che la parola anticipa ogni pensiero e le sue uscite diventano via via più imbarazzanti. Talvolta perfino moleste per il prossimo e dannose per il gemello, essendo assai facile confonderlo. Anche perché pare che nessuno, tranne i pochi cui viene cucita la bocca, sia al corrente della sua esitenza. Più il tempo passa, più la cosa crea problemi, che a poco a poco vengono paraculescamente trasformati - come da manuale del perfetto pubblicitario - in altrettante opportunità dal primogenito, sul quale si appuntano ormai le speranze dell'intera famiglia.

Sedotti da questa ipotesi gemellare, d'ora in poi indicheremo i due soggetti come Silvio 1 e Silvio 2. Anche perché, in ogni caso, variando il numero dei protagonisti il risultato non cambia. Lasceremo alla vostra perspicacia stabilire, di volta in volta, a chi attribuire le fantasmagoriche gesta. Diremo solo che Silvio 1 è l'egocentrica mente, l'istintivo stratega, il boccaccesco regista, il vanesio mattatore, l'arrogante filibustiere, il galante tombeur da pochade, il disinvolto imprenditore un po' bauscia, un po' villan rifatto. Silvio 2 è l'eterno zuzzurellone, il perenne infantilito, disturbato quanto basta, tanto bugiardo da ingannare anche se stesso, guitto e saltimbanco, un po' Zelig un po' Amici Miei, sommamente irresponsabile, totalmente inaffidabile, e soprattutto, all'occorrenza, tanto, tanto smemorato. Almeno quanto quello di Collegno.

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l'autore Gabriele Zarotti ha riportato queste note sull'opera

Se mai qualcuno dovesse risentirsi per i giudizi sull'Unto, potrei cavarmela con l'aforisma di Balzac: "Dietro..." Ma preferisco rimandare direttamente al poeta corsaro: "Io so..."


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6 commenti:

  • Anonimo il 08/08/2013 14:30
    Notevole brano che, pur elencando vicende documentate, riesce con grande satira e ironia a far passare l'intera vicenda per una storiella quasi surreale.
    Scritto anche molto bene... sorprende, proprio per questo, un errore nella prima pagina, un semplice spostamento di virgola che tuttavia, al lettore attento, procura un certo fastidio...
    "Non certo più quell'unicum da annoverare fra le più aberranti patologie della psiche umana, ma semmai, con buona pace di tutto il Paese, un bino che si fa uno, come vedremo"... ecco, la virgola va dopo il ma e non prima.
    Un saluto... e complimenti... condivido in toto pure il contenuto.
  • Gabriele Zarotti il 25/04/2013 19:39
    Grazie, Chira, lettrice superattenta. Anche ai particolari.
  • Anonimo il 25/04/2013 12:40
    L'anonimo delle 11. 47, ci tengo a specificare, sono io, Chira... che sito bucherellato! Ciao.
  • Anonimo il 25/04/2013 11:47
    Nulla hai dimenticato e tutto puntellato armoniosamente dai titoli dei suoi programmi televisivi... immenso Gabriele! è così scritto bene che perfino lui gradirebbe?! ma forse è chiedere troppo alla sua intelligenza.
  • loretta margherita citarei il 14/03/2013 05:07
    apprezzato, lui è furbo, i coglioni sono coloro che lo votano
  • Ellebi il 14/03/2013 01:39
    Io non posso che rinnovarti i miei complimenti per l'eccellente satirico brano, e nuovamente invitarti a reclamare un posto nello staff di Bersani, dopo tutto dove lo trova un simil campione di antiberlusconismo? Cordiali saluti.

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