accedi   |   crea nuovo account

Domenica di maggio

Pasqua, Natale e feste comandate: ma non sarebbe meglio che i segretari si fermassero ogni tanto? Io dico di sì, ma quello è rompiscatole vero e quando si rende conto che un obiettivo è fattibile va avanti senza mai tirare il fiato e impone ritmi e turni di allenamento impossibili. Ricordo di avergli visto programmare due allenamenti giornalieri il 23 dicembre e far girare i suoi ragazzi alle 20, 30 quando in paese tutti gli altri erano intenti a cenare, si sentivano tintinnare le forchette e dalle case e dai ristoranti dei paraggi usciva prepotente un gradevolissimo profumo di carne arrosto e fegatini alla brace. Ma quelli erano tutti bravi ragazzi che avevano deciso di realizzare qualcosa, si erano affidati al progetto di lavoro del Sant'Angelo ed erano pronti a fare qualche piccolo sacrificio. A loro il calcio piaceva tantissimo, non avevano mai vinto niente ma cercavano qualcuno che insegnasse loro a farlo.
Anche quella settimana l'allenatore ed il preparatore atletico avevano approntato sedute di allenamento fatte di entusiasmo e puntigliosità. Il segretario aveva scritto programmi settimanali, schemi tattici mettendo su carta ogni esercizio spiegato e programmato perfino negli orari, nelle pause e nei carichi. In quel paese mai si era visto un simile approccio all'evento sportivo. La società e chi seguiva fra gli appassionati avevano visto dapprima con scetticismo, poi sempre con maggiore favore i successi di quella squadra che, partita proprio dal niente, si trovava prima in classifica ed aveva messo dietro le sue spalle formazioni più ricche e dall'ampio organigramma ma decisamente con meno idee e competenza. Venne la domenica decisiva, l'ultima. Era maggio e faceva un gran caldo: il Sant'Angelo dopo 29 partite aveva 69 punti e non aveva mai perso ma quei diavoli della Dinamo proprio non mollavano e seguivano a 68. Il Sant'Angelo nell'ultima gara ospitava la temibile compagine del Real San Bartolo terza in classifica, avversario temibile che nulla avrebbe regalato (fra i due rispettivi allenatori non correva buon sangue), la Dinamo giocava in trasferta sul campo in terra battuta della Vigor, squadra ormai tranquilla e senza più molto da chiedere in quel campionato.
La domenica mattina del segretario era febbrile: telefono acceso solo per i suoi ragazzi per vedere se fossero tutti disponibili, gli bastava uno sguardo per capire chi veniva da un sabato "bravo" oppure no. Ma la gara era importante: i ragazzi ci tenevano e poi il segretario li avrebbe beccati certamente, sarebbero stati esclusi immediatamente senza troppi complimenti e senza alcun rimpianto: erano in venti tutti abbastanza bravi e motivati.
La partita è difficile, le squadre si danno battaglia e gli allenatori ancora di più e al segretario questo non piaceva ma non parlò. Disse solo al suo allenatore: "Stiamo giocando, forse o no? Guarda la partita e basta!" E fu ascoltato, il collega in barba bianca del Real San Bartolo continuò ad inveire contro arbitro, avversari e panchina avversaria. Ma fu ignorato. A cinque minuti dal termine Gennaro segna un gol in semi rovesciata, strano per lui dal fisico leggermente pesante compiere quel gesto atletico di tale fattura ma in allenamento si lavorava e come! Passa un minuto e forse l'emozione di vedere vicino la vittoria dell'agognato titolo gioca un brutto scherzo al portiere. Povero Giovanni, alto più di 1, 90 si lascia sfuggire un tiro lentissimo e quando riprende il pallone per bloccarlo, è troppo tardi: 1-1. Mancano due minuti, il tempo è poco: l'allenatore stremato si siede in panchina e guarda sconsolato, la squadra è provata dalla fatica, Giovanni, il portiere rimane accovacciato e piange anche quando il gioco riprende. Tutti chiedono il risultato dell'altro campo ma il segretario ha messo una regola ferrea: quando si gioca telefonini rigorosamente spenti. Chiama il capitano e dice con calma ma senza possibilità di replica. "Mancano due minuti, c'è tutto il tempo e vai dire a quel salame in porta che non lo cambio e che si alzasse in piedi, tutti possono sbagliare e disperarsi non serve a nessuno". Quel che si vide dal di fuori è difficile da spiegare. Nei due minuti restanti si giocò in 30 metri, la palla ce l'aveva solo il Sant'Angelo, ci fu ancora il tempo di sbagliare due gol e fare centro al terzo tentativo: risultato finale Sant'Angelo-Real San Bartolo 2-1 e campionato vinto. Il segretario non fece troppi festeggiamenti, prese le sue carte, un rapido saluto poi accese il cellulare e gli comunicarono che la Dinamo aveva perso 4-1 la partita con la Vigor che aveva sottovalutato. Il segretario alla notizia commentò: "Non guardo mai agli altri, penso solo al lavoro che dobbiamo fare noi". Arrivò una macchina ed andò via.

12

1
2 commenti     1 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

1 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati
  • Don Pompeo Mongiello il 04/04/2013 18:13
    Molto piaciuto e piaciuto questo tuo interessante e bello davvero!

2 commenti:

  • Anonimo il 04/04/2013 12:57
    Il tuo bel racconto, mi ha portato indietro nel tempo, quando mio figlio ragazzino, giocava nella Sampadoria. Lo seguivo non solo alle partite, ma anche agli allenamenti. I ragazzini li conoscevo tutti, ci mettevano tanta passione e volontà e sacrificio, ma poi c'era tanta soddisfazione... perchè spesso, vincevano. Bei tempi quelli.
  • laura il 03/04/2013 22:42
    Ho letto con molto piacere il tuo scritto, mi è piaciuto! la forza di volontà di questi giovani ragazzi, che hanno la passione per il calcio, che si allenano ogni giorno senza dare spazio alle feste, è molto lodevole e alla fine gli sforzi vengono premiati sempre. Questo si riconduce a tutti i capi della vita, basta crederci e lottare con fatica e alla fine si arriva sempre. Un bel incitamento a credere in se stessi, specie i giovani che non hanno più sogni e non hanno più speranze! complimenti antonio un saluto

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0