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Una sera di lunedì

Luca continuava a guardare quelle scarpe, fisso, quasi ipnotizzato dal loro moto circolare e cullante, simile in tutto a quello con cui ci si atteggia ad ascoltare un lungo discorso, che cambiavano di continuo posizione in uno spazio del tutto esiguo.
Non che esse avessero nulla di particolare, anzi, erano solo degli stivali in pelle leggermente larghi sulle caviglie, risvoltati sul polpaccio a creare l'illusione di stivaletto da garibaldino, ma molto più elegante.
E nemmeno colei che li calzava, quegli stivali, aveva nulla di speciale... era parere del ragazzo una ragazza del tutto simile a chiunque in quella stanzetta affollata.
Era seduto su una sedia di plastica verde sopra una montagna di cappotti e felpe (e qualche borsetta, all'interno di una stanza stretta calda e, con la musica a palla.
Sulla sinistra, la console del dee-jay pompava musica a tutto volume che rimbalzava sulle pareti formando uno strano eco che sembrava dare l'effetto di chi si è appena ubriacato.
Comunque, Luca non si capacitava di come bastasse all'essere umano trovarsi in uno spazio ristretto con un po' di musica lenta per iniziare a danzare avvinghiati ad una persona dell'altro sesso e abbandonare ogni pensiero e rimuginava, rimuginava, rimuginava...
Proprio durante una delle sue riflessioni "filosofiche" gli si seccò la gola e dovette alzarsi dal suo tanto amato posto a sedere per recarsi al tavolo sulla destra pieno zeppo di bibite e cibo di cui rifocillarsi.
Mentre che si versava un bicchiere di aranciata, il suo gomito urtò involontariamente quello di una sua compagna di classe lì presente.
Non che Luca non si fosse mai accorto prima della sua presenza, anzi, però non aveva mai fatto caso al suo aspetto, almeno non così tanto come ora...
Era fantastica, la prima cosa che colpì la vista del ragazzo furono i suoi occhi che se pure non erano di un colore particolare erano semplicemente perfetti, erano collocati in un volto di porcellana leggermente colorato da un lieve rossore sulle guance e contornato da dei bellissimi capelli castani tendenti al nero.
La sua siluette era perfetta lineare e snella, corporatura asciutta e altezza appena superiore a quella di Luca, un angelo.
- Ehm... s-scusa... n-non volevo- le disse tutto tremante e imbarazzato, assalito al volto dal rossore.
La ragazza sfoggiò un acceso e prolungato sorriso.
- Tranquillo, non è successo niente- gli rispose poi.
Luca non perse tempo e andò dritto al sodo e dopo qualche secondo di balbettio e incertezza riuscì sommessamente a chiedere :
- Balliamo?-.
- Certo- rispose lei.
Lui le cinse la vita con le sue braccia e lei fece lo stesso con il collo di lui.
Così passò la mezz'ora più bella della vita di quel ragazzo che tanto dubitava della forza dell'amore e ora non vuole altro che ballare con lei un'altra volta.

 

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1 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 10/05/2013 08:58
    Bel racconto davvero. Complimenti!

1 commenti:

  • Anonimo il 19/05/2013 07:51
    Un racconto con diversi pregi e qualche pecca, almeno dal punto di vista del lettore che vorrebbe tuffarsi a capofitto nella storia e non ci riesce pienamente per gli intoppi trovati nella memorizzazione dei periodi. Non me ne voglia l'autore: con piccole modifiche nella costruzione dei periodi e con una punteggiatura più snella il lettore troverebbe più facile continuare la lettura. va bene che il brano è breve; ma, nel caso di racconti più corposi la cosa diverrebbe problematica.
    Sono a disposizione per chiarire il mio pensiero con esempi. Qui posso solo limitarmi al primo periodo, e a come lo immagino diversamente spezzato.
    " Luca continuava a guardare quelle scarpe, fisso, quasi ipnotizzato dal loro moto circolare e cullante, simile in tutto a quello con cui ci si atteggia ad ascoltare un lungo discorso, che cambiavano di continuo posizione in uno spazio del tutto esiguo."
    Ecco, lo vedrei bene scritto così, per esempio:
    " Luca continuava a guardare quelle scarpe. Il suo sguardo era fisso, quasi ipnotizzato dal loro moto circolare e cullante; un atteggiamento simile in tutto a quello con il quale ci si appresta ad ascoltare un lungo discorso. Le scarpe cambiavano di continuo posizione in quello spazio del tutto esiguo e tuttavia lo attraevano."
    Per quanto riguarda il contenuto, invece, niente da dire: un bel racconto, godibile, fresco e dotato del dolce fascino dei ricordi giovanili e dei primi amori. Un saluto

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