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Rosso

È il rosso, il colore che prevale nei miei ricordi d'infanzia.
C'è il rosso brillante delle mie ballerine di vernice, l'amaranto della mia mantellina in lana cotta, il bordeaux del mio primo astuccio di scuola. C'è il carminio di una scatola alta e stretta in fondo a un vicolo striminzito di un borgo di case aggrappate l'una all'altra in cima a una collina: la casa dei nonni. L'intonaco ruvido era di una tinta granata accesa, come gli stimmi di un fiore di zafferano, che la faceva spiccare fra le altre costruzioni, più larghe e basse, tutte dai colori tenui, diversi toni di rosa e giallo.
E ancora, c'è il rubino del vino di zio Piero, di cui a Natale anche a noi bambini era concesso bere qualche sorso per esaltare il sapore delle frittelle della nonna: le panelle di mele e vin santo, che ancor oggi ricordo come la più grande delizia del palato e che per le feste non potevano mai mancare.
Della casa dei nonni amavo gli aromi. Il sentore di vaniglia che pervadeva ogni stanza per l'abitudine della nonna di profumarsi con quell'essenza zuccherina, e l'odore dolceamaro del tabacco, che un tempo il nonno fumava nella pipa e di cui conservava ancora qualche presa, da annusare per ravvivare i ricordi prima di raccontare a noi nipoti le avventure di quando navigava.

Rosso.
Mentre cucino mi verso un bicchiere di vino, per allietare un po' il mio pranzo solitario. Lo faccio sempre.
Ma oggi il mio rosso è più scuro e limpido del solito, e odora di vaniglia tabacco e panelle. Allora mi torna in mente un Natale, fra i tanti trascorsi a casa dei nonni.
Eravamo in cucina, la nonna e io, gli altri a giocare a tombola attorno al camino. La nonna friggeva le panelle e io la osservavo estasiata, così bella pur con le sue rughe, la schiena curva, il profilo indurito dagli anni.
Fuori infuriava un putiferio di sibili, cocci che cadevano, imposte che sbattevano, cartacce come aeroplani, ulivi a sbracciarsi impazziti su un cielo torvo e minaccioso. In cucina, accanto alla finestra, un mulinello di foglie tenere venute da chissà dove volteggiava con grazia su un turbine invisibile. Certamente il movimento era creato da una corrente clandestina penetrata attraverso gli infissi; ma io, in preda al mio infantile entusiasmo, pensai che le foglie si stessero muovendo in una danza magica, sull'onda malinconica dei vapori effusi dal vin santo aggiunto alla pastella: melodia che le mie orecchie immaginarono di udire davvero.

Rosso.
Questa sera è bastato un tramonto per farmi travolgere dai ricordi.
Mi aggrappo alla memoria, spiego le ali, e col sapore di vino e panelle ben stretto tra le labbra, decollo. Virando in volo catturo un alito di brezza, il palpito di un suono. Quassù è più dolce, il rosso del cielo.
"Sono a casa, nonna" sussurro piano al mio cuore mentre plano.

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9 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 21/05/2013 12:32
    Un bel racconto, che ha il sapore dolce amaro della nostalgia. Il canovaccio, vagamente surreale pur se innestato in un contesto autobiografico, mette in evidenza la formazione tecnica della brava autrice- vedi scrittura pulita ed ordinata anche nella punteggiatura- che stride, ma positivamente, con l'indole poetica che si evince in vari passaggi dei quali farò cenno.
    Gadda, del quale oggi ricorre l'anniversario della morte, il quarantesimo mi pare, aveva caratteristiche analoghe, anche lui ingegnere forse nello stesso Politecnico... ma mi pare fosse un chimico.
    Carriera sbagliata, o che altro? Lui fece anche tutti gli esami di filosofia, lasciando incompiuta solo la tesi.
    Ma tornando alla nostra brava Sabrina, vorrei segnalare alcune particolarità che il lettore come il sottoscritto, abituato a leggere in pubblico i brani da esso stesso selezionati, non può fare a meno di notare.
    Esempio: E ancora, c'è il rubino del vino di zio Piero, di cui a Natale anche a noi bambini era concesso bere qualche sorso per esaltare il sapore delle frittelle della nonna... quel di cui non va proprio... mentre si poteva anche fare una ripetizione, di solito antipatica, piuttosto che quel di cui... ecco la mia versione( che antipatico sono):
    E ancora, c'è il rubino del vino di zio Piero, una specie di nettare che a Natale anche a noi bambini era concesso bere, magari solo qualche sorso, per esaltare il sapore delle frittelle della nonna...
    insomma, se potessi dare un consiglio direi che l'autrice dovrebbe concentrarsi più sulle sue doti immaginative dal sapore poetico che sul puro tecnicismo.
    La chiusa è molto bella e rileggendo tutto il racconto devo dire che la seconda o terza volta piace ancor più. Un saluto.
  • Vincenzo Capitanucci il 15/05/2013 08:10
    Solo per il Bordeaux... Ti darei una lode... ci sono nato... bellissimo Sabrina... qui è la mia casa... all'ombra di un fiore...è poesia...

9 commenti:

  • Sabrina Calzia il 22/05/2013 11:44
    @Charles B.: Sono rimasta molto colpita dalla sua bella recensione. Devo dire onestamente che, vista la sua premessa di qualche giorno fa, mi aspettavo qualche annotazione negativa in più. Il parallelismo con Gadda, poi, mi ha completamente spiazzata! Ammetto di non conoscerlo come autore, ma mi riprometto di leggere qualche suo racconto, perché il suo commento mi ha davvero incuriosita. Comunque sia, lo prendo come un complimento, e incasso volentieri.
    Per quanto riguarda l'osservazione relativa al "di cui" da lei citato, che risulterebbe assolutamente fuori luogo nel contesto... Come ribattere? Non posso che darle pienamente ragione! Certa di non dispiacerle, avrei pensato di adottare la sua proposta di modifica ("una specie di nettare", ecc.) per la versione definitiva del mio racconto...
    Infine, accolgo con piacere il suo consiglio ad assecondare la mia propensione al "sapore poetico". Le dirò di più: si tratta di un consiglio che in un certo senso mi rincuora, per il suo essere in antitesi con le osservazioni ricevute invece da altri lettori, probabilmente un po' infastiditi da questa mia naturale tendenza a esprimermi per immagini e metafore.
    Detto questo, non posso che ringraziarla per l'attenzione e il tempo che ha voluto dedicare all'attenta lettura e analisi del mio brano.
    Un saluto.
  • Sabrina Calzia il 15/05/2013 13:38
    @Charles B.: Non so se ho uno stile che bada all'essenziale. Per certi versi sì, forse. O almeno mi piacerebbe.
    Per la recensione non ci sono problemi, come preferisce.
  • Anonimo il 15/05/2013 13:25
    No no... per minimalismo intedevo uno stile che bada all'essenziale... non è riferito certamente alla lunghezza. Io, a mio modo di vedere, come lettore dico, la credevo minimalista: una mia idea errata. Ora mi è tutto più chiaro... grazie. Un saluto.
    P. S. se le fa piacere la recensione gliela manderei in privato, prima di pubblicarla.
  • Sabrina Calzia il 15/05/2013 13:21
    @Charles B.: Dimenticavo... Mi stupisce il fatto di apparire come una scrittrice "minimalista". Forse dipende dal fatto che questo racconto è stato scritto per un concorso che imponeva un limite massimo di 4000 battute?!
  • Sabrina Calzia il 15/05/2013 13:19
    @Charles B.: Presente! Pronta a chiarire i suoi dubbi.
    Premetto che si tratta di un racconto di fantasia, anche se alcune "contestualizzazioni" hanno dei riferimenti autobiografici (gli ulivi, il vento, la casa rossa ecc.). L'idea è che la protagonista sia in realtà una donna defunta, una sorta di anima pensante e narrante: da qui la lapide rossa nel cimitero. Il tabacco si intende da fumo (il nonno lo fumava nella pipa), e l'atto di "annusare" è compiuto dalla moglie vedova, che risentendo quel profumo "ravviva" i ricordi. Le "panelle" sono in realtà frittelle dolci alle mele (in casa le chiamavamo così, anche se propriamente le panelle originali sono salate) ed erano preparate col vin santo anziché col comune vino bianco, un tocco originale della nonna...
  • Anonimo il 15/05/2013 12:04
    Scusi Sabrina, mi dica prima se lei è quella che intendo: scrittrice emergente, laureata in ingegneria, amante della poesia, mamma... etc...
    Altra cosa: le panelle delle quali fa riferimento sono le liguri, vero, non le palermitane? ed anche gli ulivi, ovviamente.
    Altra domanda: i ricordi sul tabacco del nonno sono precisi oppure vaghi...? no, perché c'è una imprecisione tra tabacco da fumo e da fiuto. Non erano gli stessi... io ricordo molto bene quello di mio nonno. Beh, poi ho molte altre domande... quel marmo rosso, le date, la foto di lei invecchiata... lapidi? cimitero?... ad un certo punto ho cominciato a confondermi.
    Ah, nella recensione c'è sicuramente la notazione al fatto che si evince subito la sua malattia per la poesia( forse troppo per una scrittrice che pare tendere al minimalismo). Basta... rompo troppo, lo so. Un saluto.
  • Sabrina Calzia il 15/05/2013 11:43
    @Vincenzo Capitanucci: Grazie per l'entusiasmo... non può che farmi un immenso piacere!
  • Sabrina Calzia il 15/05/2013 11:42
    @Charles B.: Il mio scopo principale, pubblicando su questo sito, è quello di conoscere l'impatto di ciò che scrivo sui lettori, perciò ben vengano anche le critiche: le lodi non sincere sono sempre controproducenti. La ringrazio per il suo interesse, e attendo la recensione!
  • Anonimo il 15/05/2013 07:32
    Benvenuta nel sito... un brano che richiede una recensione coi fiocchi, il suo. La sto preparando... si aspetti anche qualche piccolissima critica, oltre che le lodi. Un saluto.

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