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Notte balorda

Sera di San Silvestro. Luca organizzò la festa tra soli maschi, alla sua cantina-garconniere. Risposero in quattro al suo invito; tra il pugno d'ospiti "strani" c'era un amico di vecchio stampo. Il suo nome era Eugenio; sulla "Djane", l'auto personale più strampalata del mondo, si era rintracciata droga: sette grammi di hashish, troppi rispetto a quanto consentiva chi tossicodipendente dichiarasse. I carabinieri avevano fermato la sua auto per un normale controllo; fu l'autoradio a far nascere i primi sospetti, quando alla domanda: "Dove l'hai acquistata?", Eugenio affermò d'averla presa da un occasionale rivenditore. Per accertamenti veniva invitato in caserma assieme ad altri due amici che erano sulla "Djane"; così venne fuori una storia sulla droga... I suoi amici raccontarono di aver fatto uno spinello poco prima d'essere stati fermati dai carabinieri, i quali arrestarono il proprietario della "Djane" con l'accusa di detenzione e spaccio di droga e ricettazione.
Scontati i mesi di galera, Eugenio rivide quegli amici che erano stati denunciati a piede libero per spaccio; avrebbe voluto loro rompere il muso, ma dimenticò ogni astio perché erano gli unici compagni che aveva e non voleva perderli; purtroppo, costoro decisero di sbolognarsela per sempre!
La cantina-garconniere era tramutata in discoteca.
Eugenio portò uno stereo, modesto, rubato ad un negoziante, mentre Dino dei cd del momento. Carlo si prodigava con petardi di basso costo e Fabrizio delle luci psichedeliche. Vi erano appesi dei festoni ad ogni lato, posters con scritte augurali, palloncini colorati, stelle filanti e coriandoli, trombette e cappellini. Sopra un ruvido tavolo v'era un panettone, delle tartine assortite, paste, bibite e spumanti per i brindisi di mezzanotte. Giorni di lavoro per poche ore di divertimento, ma era anche questo un motivo per stare insieme... era il ricavare da una misera stanza di un orfano e disoccupato un ambiente piacevole, a metà tra discoteca e stanza di casa.
Allo scoccare la mezzanotte, gli spumanti erano versati nei bicchieri frosted e il tutto sul tavolo... divorato in un amen. Solo per un attimo, forse, ma come per incantesimo si dimenticavano i rancori, le rivalità, le gelosie che sempre serpeggiavano tra i singoli e ci si scambiavano da parte di tutti, auguri che, in quell'istante, erano sinceri. Una festa picchiatella, bene realizzata. Poi si tornava a ballare...
Bevvero molto, fino a conoscere l'ebbrezza dei sensi. Luca se ne avvide e avvalorò la sua rinuncia in altri sorsi. Gli venne in mente un fatto accaduto nella sua scuola, quando era all'ultimo anno delle medie superiori: tre suoi compagni scommisero per stabilire chi fosse in grado di bere più grappa e successe che alla fine furono ricoverati in gravi condizioni nell'ospedale.
La dopo-festa nella cantina-garconniere aveva un risultato: bicchieri e bottiglie e piatti di carta si notavano in ogni dove del pavimento, una densa cappa di fumo di sigarette, posters e festoni stracciati; ogni ragazzo aveva lasciato ricordi piacevoli o spiacevoli ed era questo che, al di là d'ogni cosa, contava realmente.
Luca e compagni uscirono, non solo per respirare altra aria, bensì combattere la sonnolenza in loro.

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