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Un piano diabolico

Un giorno si scoprì che avevano ingravidato Petronilla.
Furono gridi e strepiti che si sentirono da un'estremità all'altra del paese. E scudisciate con un ramo di salice bagnato.
Era la madre a urlare, ché Petronilla era muta dalla nascita. Muta e ritardata. Ed era sempre la madre che gliele suonava senza misericordia.
Accorse il vicinato per vedere e sentire.
- Chi è statooo? Chiii?... ché qua dentro mai nessun uomo ha messo piede!... Disgraziata!
E giù nerbate.
I curiosi si guardarono, sorrisero, qualcuno osservò:
- Hai visto, tu? Scema scema... pure lei...
E la notizia venne divulgata come il lampo:
- Petronilla, - dicevano appuntandosi l'indice alla tempia - la figlia di Filippa e Pasquale Introcaso, ha trovato chi le ha fatto la festa.
- Da non crederci. E chi sarà stato?
- Non per essere maligni, ma... un uomo solamente ci sta, in casa: il padre.
- Quella gatta morta di Pasquale?
- E chi, se no? Fratelli non ce n'è, pertanto...
- Non può essere stato un altro, a farle il servizio? Ad esempio quel cugino di Montescaglioso...
- No, no: figuratevi adesso se Filippa lascia la figlia da sola in casa, col cugino di Montescaglioso...
- E se fosse stato don Ciccillo? Mesi addietro, quando è andato in giro a benedire le case?...
- Eh, già: ché quello, quando sente odore di femmina...
- Macché, macché! C'erano tutti e due, quel giorno, padre e madre: li ho visti coi miei occhi sulla porta, mentre mettevano le uova in mano al chierichetto, e davanti al prete!
- Mah! Solamente loro, lo sanno... Certo, però, che tutto è possibile...

Morto di fatica, giunse in quel mentre Pasquale dalla campagna.
"Che ci fa quella gente vicino a casa mia?... Gesù, che sia successa una disgrazia?". Poi si accorse che nel vederlo quelli ridevano e sgomitavano, e pensò: "No, non può essere una disgrazia."
Sistemato l'asino nella stalla entrò in casa. Vi trovò Filippa che pareva una pazza furiosa e Petronilla in lacrime, buttata in un angolo.
Chiese spiegazioni. Le ottenne, ben condite di urla e improperi. E quando ebbe il coraggio di dire: - ma che c'entro io? - la moglie lo guardò tagliente come un rasoio incolpandolo dell'empio gesto.
Ebbe un bel difendersi, Pasquale. Niente: quella sconsiderata sapeva solo spolmonarsi nell'accusa, mentre tutti udivano dalla strada i fatti loro.
Il meschino era innocente, ma solo lui lo sapeva. Lui e, forse, Petronilla... che però non lo poteva comunicare a nessuno.

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2 commenti:

  • Anonimo il 12/06/2013 16:46
    Scene che sono purtroppo di ordinaria amministrazione... Un poco di ironia ben misurata rende il racconto molto godibile e permette al lettore di sentire il significato profondo del testo piuttosto drammatico... bello.
  • Anonimo il 10/06/2013 11:05
    Cosa aspettarsi da una mamma che picchia la figlia " speciale "?! Ambiente di paese, dove ci si conosce tutti, che io stessa ben conosco, dove ci può essere il godere dell'altrui disgrazie... dove spesso l'innocenza non creduta può vivere solo in SILENZIO, in quello mondano e in quello della FEDE. Davvero drammatico e davvero piano diabolico. A mio modesto avviso scritto in modo piacevolissimo, non c'è nulla che non vada stilisticamente e formalmente e poi ruba l'attenzione dall'inizio alla fine.

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