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Adolescenza [1 parte]

Tutti chiedono a Clara cosa c'è che non va. I genitori, i nonni, i cosiddetti "amici", e anche gli estranei."Ha un viso così dolce, ma sempre imbronciato!", si dicono, oppure le ripetono sempre: "Perchè ti comporti così? Ci fai preoccupare!". Ma non si rendono conto di essere loro la causa di tutto, di tutto il suo malessere. Era una bambina felice, Clara. Amava giocare, correre, andare in bici, colorare, abbracciare, baciare;faceva venir voglia di ridere di gran cuore. Ma come tutte le bambine anche Clara è cresciuta, e crescendo ha compreso il mondo, l'ha assimilato, fatto suo;e ha ormai compreso le infamie, le cattiverie, i sotterfugi e gli affanni che lo controllano.
Ad oggi, ormai diciannovenne, ricorda quando al terzo anno di liceo, la sua professoressa di scienze umane disse alla classe con tono umoristico: "Dite ai vostri genitori che l'adolescenza è la tappa più difficile da affrontare, e quindi devono comprendere anche i vostri sbalzi d'umore e il vostro caratteraccio!". Allorché Clara pensava che, così come la professoressa, anche i suoi genitori avrebbero dovuto comprendere i suoi pensieri, senza il bisogno di parlare, e rispettare i suoi silenzi. In questo modo si sentiva sicura e protetta, tanto da aver la "citazione" sempre a portata di mano, ogni qualvolta le servisse. Ma Clara non poteva utilizzare questa scusa anche con i suoi amici, adolescenti come lei, ed è per questo che con loro si sentiva disarmata, scoperta, nuda. Un tempo amava uscire con loro, soprattutto quando cantavano a squarciagola per strada, quando bevevano qualche cocktail in più, quando correvano sotto la pioggia, o semplicemente ridevano a crepapelle per cose banali. Avrebbe tanto voluto rivivere quei momenti Clara, quando vedeva in loro il porto sicuro a cui approdare per salvarsi dalle intemperie del mondo;ma si sà, il mondo in un modo o nell'altro, prima o dopo, inganna anche gli animi più nobili e sinceri, rendendoli superbi ed egoisti. Eppure Clara, nonostante la sua età, aveva conservato il suo stato di purezza primordiale, sicuramente in modo più maturo, ma mai malvagio.
Una sera, rimasta da sola in casa, si sdraiò sul letto, e accompagnata dalla stupenda sinfonia K 361 di Mozart, i suoi pensieri iniziarono ad uscir fuori, uno ad uno, legati gli uni agli altri come se fossero stati associati apposta. Tutte le scuse, i pianti, i sorrisi, gli sguardi, le mani, gli occhi, l'odore del caffè, il cielo, le stelle, i legami, il continuo andare, tornare, il perdersi... e tutti questi pensieri affollavano la sua mente e l'assordavano come il suono di un pianoforte scordato. Talvolta si sorprendeva della sua capacità di saper ancora pensare con la sua mente e di sentire con il suo cuore, forse anche troppo;di essere addirittura un essere speciale, al di sopra degli altri suoi coetanei.

 

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 01/07/2013 06:03
    REALTA' E MIRABILE SEQUELA...

1 commenti:

  • Isotta il 01/07/2013 10:23
    Grazie mille

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