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Lungo la strada per Fortrose

Elise osservava il lago mutare colore, mentre il sole calava lentamente, inghiottito dalla linea infuocata dell’orizzonte. Un venticello lieve le metteva in disordine la corta capigliatura corvina, portandole alle narici l’odore dolce dello specchio d’acqua che si trovava a pochi metri di distanza da lei. Era seduta su una sedia a straio, sulla veranda del suo casale, sorseggiando un aperitivo, prima di cenare.
Il lago di Loch Ness, in quella sera d’ottobre, sembrava possedere un fascino particolare, intrappolato in uno scenario da fiaba, nel quale lei stentava ancora a credere di fare parte.
Era trascorso appena un anno da quando aveva sposato suo marito Cristian ed insieme erano andati a vivere nella città d’Inverness, dove lui possedeva quel casale, circondato dalla campagna e un’antica distilleria di whisky, ereditata dai suoi genitori. la quale si trovava a Tomintoul, sui monti Grampani.
Elise si portò il bicchiere alle labbra, sorseggiando lentamente il rosso contenuto, attendendo che il retrogusto amaro del suo bitter, prendesse il sopravento sulla dolcezza che le solleticava il palato.
Si sorprese a ragionare che la sua vita aveva qualcosa in comune con quella bevanda colorata. All’apparenza era piacevole, ma se si andava al di là di quella soavità rivelava la sua amarezza.

“Come sta la mia bella Elise, questa sera?” . La voce di Cristian le giunse alle spalle, ma ancor prima di udirla, avvertì il buon profumo dell’acquavite che si portava addosso dopo aver passato diverse ore nella distilleria di whisky.
Si sedette di fronte a lei in silenzio, accarezzandole una guancia. Elise rimase immobile per un istante, fissando il suo volto dai tratti delicati e i suoi occhi talmente verdi, da superare in bellezza il colore del lago, poi gli prese la mano, venendo a contatto con la ruvidità e il tepore del suo palmo.
“Mi sei mancato”, gli disse infine, “ho atteso per tutto il tempo il tuo ritorno”.
“Ti do la mia parola che per i prossimi due giorni non avrò occhi che per te”, le promise lui, togliendole dalla mano il bicchiere, accostando le sue labbra dal piacevole sapore di malto a quelle di lei che avevano aspettato quel bacio per lunghe ore. “D’altra parte lo sai. È in questo periodo che la distilleria produce la maggior quantità di whisky e io non posso assentarmi dal lavoro se non per il week-end”, tentò di spiegarle, mentre lei si alzava dalla sedia e si recava in cucina per controllare il punto di cottura dell’arrosto che aveva preparato per la cena.
Cristian la seguì all’interno del casale, andando ad accomodarsi al tavolo del salone, apparecchiato da lei poco prima.
Elise, in quel momento, si rese conto che c’era qualcosa che tra loro iniziava a stridere. Oltre quella perfetta facciata di felicità, che entrambi si erano costruiti per fare da sfondo al loro matrimonio, si nascondevano, in realtà, delle ombre che iniziavano ad offuscare, in parte, il loro rapporto.
Non era soddisfatta, questa era l’amara verità. Amava ancora suo marito? Si domandò, sbirciando al di là della porta, osservando Cristian mentre versava nel suo bicchiere qualche dito di vino bianco. E allora, perché la persona, seduta in quella stanza, le appariva improvvisamente come un estraneo? Perché la loro vita si era trasformata in una continua ripetizione d’eventi sempre uguali?

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3 commenti:

  • billiejoe. il 14/03/2007 09:43
    ci ho messo un po' a finirlo, però ne è valsa la pena.. tra romanticismo, tristezza e realtà, a volte, troppo spigolosa.. scrivi bene e ciò che è più importante riesci ad incuriosire chi legge... brava..
  • ian romanto il 13/03/2007 11:58
    difficile da commentare, un po lunga, posso dire che la prima parte non e male, mi manca il resto che leggerro piu avanti con altri commenti...

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