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Com'è piccolo il mondo

Mi risvegliai, sudato ed ansimante, al centro del letto. Di nuovo quegli incubi, quelle dannate visioni. Sangue ovunque, in ogni incubo. E poi quella bambina….. Dio mio. Mi alzai dirigendomi verso la cucina, avevo sete. Vagavo, barcollando dal sonno, con il bicchiere in mano in giro per la casa. Accesi la luce all’ingresso, e mi apparve prontamente la mia immagine riflessa. Ero un cadavere. Avevo perso più di dieci chili. Tutto cominciò quando, una decina di giorni fa, dodici forse, il commissario ci mandò a recuperare quell’auto nel lago di Nosfe. Dal lago riemerse una vecchia auto con i finestrini chiusi, e nel suo interno c’era sangue ed ossa dappertutto. Sangue secco, che emanava un insopportabile tanfo, che mi sembrava di sentirlo ancora sotto il naso. Solo al pensiero lasciai cadere il bicchiere con l’acqua che avevo in mano, in quel monolocale mezzo buio. All’indomani del ritrovamento dell’auto cominciarono i sogni o per meglio dire, gli incubi: stupri, decapitazioni, omicidi di rara brutalità. Avevo paura di addormentarmi e mi toglievano appetito. Tutti gli incubi erano poi tramutati in realtà la mattina dopo da giornali e Tv. Rivedevo le vittime e le conoscevo. Ero in preda ad attacchi di depressione, non potevo parlarne con nessuno, mi avrebbero preso per pazzo. Però stavolta era un po’ diverso, non ricordavo nulla del sogno appena fatto, solo tanto tanto sangue, una bambina che mi fissava in modo abominevole, ed un nome e cognome: Melanie Moore. Quante Melanie Moore ci saranno a Londra? Stavolta il solo pensiero di sentire il nome di quella donna, domani mattina alla tv, mi faceva stare male. Se quello che mi stava succedendo, era di prevedere il futuro attraverso i miei macabri sogni, dovevo fare qualcosa o almeno provarci, evitare che si tramutassero in realtà, lasciarli nel loro mondo. Magari poi sarebbero cessati. Tutto sarebbe tornato normale. Mi vestii in fretta, presi l’elenco telefonico e uscii in strada. In giro solo puttane, scippatori da quattro soldi e maniaci depressi, come me. Pioveva, come sempre, ma a sentire gli inglesi era una bella giornata. Nottata più che altro, erano le tre del mattino. Entrai in un fast-food e ordinai un caffè lungo. La cameriera mi guardò in modo strano. Guadagnai il mio tavolo e cominciai a sfogliare l’elenco telefonico. I Moore costituivano ben cinque pagine dell’intero elenco. Quel fast-food aveva l’aria trasandata e sporca. I pavimenti di pellicola in plastica a quadrati bianchi e rossi. Un tipico fast-food americano nel bel mezzo di Londra. Un paio di arabi ubriachi al bancone, sagome che assomigliavano vagamente ad esseri umani, incollate alle macchinette da poker. Un uomo grassoccio e piuttosto calvo si scorgeva in una stretta cucina friggendo uova ed hamburger. Però era bella la cameriera, la fissai per bene; aveva i capelli biondi e ricci, snella al punto giusto, viso angelico dal quale scintillavano due occhi di un azzurro impossibile, indossava uno sbiadito camice verde con l’ultimo bottone mancante che lasciava intravedere l’inizio del seno. Il campanello in cima alla porta tintinnò, emettendo uno stupido suono. Entrò un uomo vestito di nero dalla testa ai piedi. Sembrava leggermente sudato. D'altronde era una bella giornata. Fuori pioveva a dirotto. Per un istante sentii di nuovo quella nauseante puzza di sangue secco. Nel mio cervello vidi come un fulmine di luce bianca. Il fast-food era vuoto, abbandonato, ragnatele dappertutto, niente più neon, solo una lampadina appesa ad un filo che ogni tanto si spegneva per un istante. Mi alzai immediatamente dal tavolo, e ciò che vidi fu quasi un principio d’infarto per me. Davanti a me c’era una bambina bionda su un cavallo a dondolo che mi fissava con una rabbia come se io fossi il responsabile di ogni male su questa terra. Era la stessa del sogno, ed io non ero a letto. Il Big-Ben segnava mezzanotte o mezzogiorno. " Ma non capisci, stupido sbirro? Sei piccolo, e piccolo è il mondo nel quale vivi! L’ascoltai, poi me la diedi a gambe. Davanti alla porta c’era un enorme ragnatela che mi si appiccicò dappertutto, sulla faccia, sulle mani, era come una barriera. Il cigolio del cavallo a dondolo rimbombava nel fast-food. " Melanie ma sto caffè a quel signore glielo porti o no? Quando è entrato aveva diciotto anni ora ne ha trenta! Ero di nuovo al mio posto, col mio elenco davanti come se niente fosse successo, oppure realmente niente era successo, ed io ero matto come un cavallo. La cameriera mi portò il caffè. " Si sente bene? Effettivamente ero in preda di uno stato confusionale assoluto. " M……Melanie? - Si? Melanie Moore? " Si ma tu chi sei? - Niente…amici di liceo. Stavo ritornando in me. " Sono Ian, Ian Morris, non ti ricordi? " Senti, ne incontro di gente strana che vuole attaccar briga, ma sei sulla strada sbagliata, io il liceo non l’ho fatto ok? Mi avvicinai parlando a bassa voce. " Ok senti, facciamo così, tu stanotte sei in pericolo di vita, non chiedermi come faccio a saperlo, ma lo so, e ti conviene di credermi. " Senza offesa, ma ti sei bevuto il cervello? " Melanie tutto bene? Era il grassoccio che stava in cucina. " Si……credo di si. Speravo davvero che la Melanie in pericolo fosse, quella, Melanie. Sull’elenco ce n’erano cinque. Melanie passò davanti all’uomo in nero che le sbattè in faccia uno sguardo insinuante e malato guardandola dalla testa ai piedi. Un autobus si fermò davanti al fast-food e i due arabi al banco si affrettarono ad uscire. Alle macchinette da poker non c’era nessuno. " Cazzo voleva quello? " Niente è un mezzo pazzo. " Inaspettatamente l’uomo in nero salì sul bancone impugnando una pistola cromata. " Puttana chiama il titolare. Il grassoccio mezzo calvo, in maglietta bianca, uscì tremolante dalla cucina. " Vuotate la cassa e nessuno si farà male ok? Il Big-Ben suonava, erano le quattro del mattino. " E tu fottuto cadavere vieni qui e non fare scherzi altrimenti ti apro un terzo occhio in mezzo alla fronte! In fila dietro al bancone, mani sopra la testa, il ciccione, Melanie ed io. Passando, Melanie mi guardò, come per dire, tu lo sapevi. La pistola ad un palmo dal naso. " Muoviti sacco di merda o ti sgonfio! " È tutto quello che ho guadagnato oggi. Erano poche migliaia di sterline. L’uomo in nero gli mollò un calcio all’orecchio. " Prendi la grana grossa amico, altrimenti vorrà dire che mi pagherete in natura. Mentre parlava si sedette al bancone e, pistola sempre puntata, mise una mano nella scollatura di Melanie. La ragazza si irrigidì e poi scoppiò a piangere. " Non farmi del male ti prego faremo tutto quello che vorrai. Cominciò a battermi forte il cuore, non avevo con me la pistola. In corpo avevo autentica rabbia. " Non ti muovere ho detto! Aveva finito con Melanie, il porco, adesso iniziava con me. " E che cazzo guardi male? Adesso dietro al bancone c’era anche l’uomo in nero. Speriamo, pensai, speriamo davvero. L’uomo in nero mi appoggiò la pistola alla fronte, non doveva farlo, lo disarmai in un batter d’occhio, era l’unica cosa che avevo imparato realmente al corso d’addestramento. Ricordo che partì un colpo e la vetrina dietro di noi andò in frantumi. Lo colpii ripetutamente ancora e ancora senza fermarmi per nessun motivo, avevo troppa rabbia accumulata. " Hey, Ian basta, basta, così lo ammazzi, non ne vale la pena. E gli occhi di Melanie si posarono su di me. Arrivò la polizia. Lo arrestarono e a me avrebbero dato una promozione.

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3 commenti:

  • Mario Secondo il 16/03/2007 00:05
    bene è stata corretta!
  • Mario Secondo il 12/03/2007 19:40
    C'è un errore chiedo scusa. lo staff me la sta modificando! un po' di buon vecchio horror! anche se è nella categoria mistero! a rileggerci. MS

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