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La più bella cosa

Cara nonna,
non ti ho mai conosciuta. Sei volata in Cielo poco dopo avere messo alla luce mio padre, e lasciando un vuoto incolmabile nella vita del nonno. Io non ho sentito parlare di te se non raramente; quando chiedevo a mio padre di raccontarmi le poche cose che ricordava.
Me ne parlava con dolore, perché l'averti persa così presto, per lui rappresentava una ferita aperta.
A volte si chiudeva nel silenzio, ed io, lo so, pensava a te così lontana da tutti noi, ma sempre presente nel suo cuore.
Ne sono certa: hai continuato a proteggerlo e a fargli sentire la tua carezza dentro l'anima nei momenti di amarezza.
Sai, mio padre ne ha passate tante, ma se l'è cavata bene. Io gli ho dato un po' di grattacapi. Mi ammalavo spesso da bambina, sta di fatto che avevo sovente la febbre. Il mio primo compleanno l'ho festeggiato (si fa per dire), all'ospedale di Trieste, e per me è stato un evento talmente drammatico che ne conservo persino un vago ricordo. Rivedo ancora la culla dalle sbarre di metallo che mi ospitava, e mia madre attraverso un vetro. Poi l'incubo è finito, ma non appena mi ritornava alla mente quella stanza asettica e priva di colori tremavo. I miei genitori, a turno, mi prendevano in braccio e mi facevano dimenticare. Un giorno mio padre è tornato a casa con un sacco di canapa pieno di giocattoli; aveva "svaligiato" il negozio facendo felice la commessa, perché voleva vedermi sorridere, e, forse, farmi dimenticare quel brutto episodio. Me lo vedo ancora arrivare felice, con il grosso sacco di canapa che certamente aveva il suo peso. La mamma forse, deve avere pensato che papà era il solito esagerato, ma egli, quando si trattava dell'unica figlia, non badava a spese, e avrebbe rinunciato a qualunque cosa pur di strapparmi un sorriso. Voleva vedermi sempre il sorriso sulle labbra, forse perché ha sofferto molto nell'infanzia. Non ha mai pianto in maniera manifesta; gli uomini non dovevano piangere mai: questo era un precetto che veniva inevitabilmente seguito, perché faceva parte dell'educazione arcaica alla quale erano sottoposti i ragazzini della prima metà del secolo scorso: un'ostentazione di forza e di coraggio, anche se rappresentavano materia inconsistente, a volte, in certi individui. Si poteva cedere soltanto se non visti, nel silenzio di una camera o in un luogo lontano da occhi indiscreti perché l'essere visti produceva danni alla reputazione. Che assurdità nonna! L'uomo, anche se in un primo tempo cerca di rendere ipogee le proprie sofferenze, fa uno sforzo vano, perché esse poi esplodono negli occhi, rendendo la voce più roca, facendo tremare le mani! È duro per chiunque mantenere intatta, rigida la corazza dell'apparenza di fronte alle funzioni vitali dell'anima! Bisogna avere davvero una grandissima capacità di interpretazione di ruoli che non appartengono, un po' come quando si calca le scene teatrali e si deve interpretare il personaggio assegnato dal regista; senza possibilità di errore nei gesti e nelle battute! Che ingiustizia! Cosa c'è di più bello, di più normale, dell'essere se stessi?
Tuo figlio è ed sempre stato un ottimo padre, il migliore che un figlio possa desiderare pur con i suoi difetti, perché essendogli mancata una madre, voleva a tutti i costi una famiglia nella quale rifugiarsi. E l'ha ottenuta!

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1 recensioni:

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  • Caterina Russotti il 21/08/2013 10:26
    Molto bella questa storia che nasce da una fotografia.. Un misto tra realtà raccontata da nonno Francesco e sogni dettati da una fervida immaginazione. L'ho letta fino in fondo e mi è piaciuto vedere come immaginavi tua nonna e la storia d, amore dei tuoi nonni.
    Storia antica, un amore cantato e declamato a suon di mandolini. Complimenti

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