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L'ultimo giorno

Aveva cercato di non pensarci, ma domani sarebbe stato l'ultimo giorno.
Spense il televisore che aveva guardato tutta la sera senza vedere niente e andò in camera.
Tutte le volte che entrava in camera l'assaliva un senso di nostalgia; il ricordo di Rosa.
Si erano conosciuti da sempre e le loro famiglie si frequentavano; per loro fu naturale fidanzarsi e sposarsi non appena Vasco entrò in ferrovia.
Quarantanni insieme senza la felicità di un figlio ma con tanto amore e complicità, poi quel cancro maledetto gliela aveva portata via.
Come sempre, spense la sveglia prima che suonasse, andò in cucina a prepararsi il caffè si fece la barba e indossò la sua uniforme da macchinista.
Al deposito, come immaginava, c'era un gruppetto di amici e colleghi che lo aspettava.
< Ciao Vasco, buon per te che da domani potrai fare quello che hai sempre desiderato.>
< Te ne vai e ci lasci qui a soffrire.> e altre banalità prima di consegnare, con un certo imbarazzo, il regalo che avevano preparato; una canna da pesca con tutta l'attrezzatura, mulinello e lenze.
< Grazie amici, mi avete fatto proprio felice. Domani mattina collauderò questa splendida canna con un bel pesce. >
Il capo deposito disse qualche parola di circostanza e poi:
< Ragazzi, il dovere ci chiama. Vasco, te e Giovanni oggi fate l'interregionale delle 09, 35 per Ventimiglia fino a Brignole e al ritorno l'intercity delle 15, 10 fino a Pisa. Tra l'altro, sull'intercity troverai la 444 035, la tua preferita. Per finire il regionale delle 18, 32. > disse consegnando il foglio di servizio.
Tanti saluti, tanti abbracci e poi via con Giovanni verso la loro locomotiva.
Soliti controlli di routine poi:
< Vai Giovanni, andiamo a prendere il treno.>
< Vasco oggi non voglio fare niente. Tocca a te. >
Manovrò tra gli scambi con la solita perizia e meticolosità fermandosi a pochi centimetri dai respingenti del treno in sosta; aspettò che il manovratore passasse sotto i respingenti per entrare nel "rettangolo di Berna" e poi mosse la locomotiva fino a spingere contro i respingenti della prima vettura per facilitare l'aggancio e la connessione delle tubazioni.
Il manovratore, terminato l'aggancio, passò sotto i respingenti e:
< Tutto a posto Vasco. Ho saputo che questo per te è l'ultimo giorno. Buona pensione.>
< Grazie Alberto. Giovanni prendi i moduli di viaggio che li riempiamo.
C'è sempre qualcosa da fare su una locomotiva e i due macchinisti erano ancora indaffarati a controllare livelli e apparecchiature, quando il capostazione bussò alla fiancata con la paletta.

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1 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 19/09/2013 18:53
    Apprezzato e piaciuto questo tuo bellissimo seppur lunghissimo, quindi mi permetti di averlo a tratti solo letto, ne la speranza di aver colto il nesso.

1 commenti:

  • Chira il 16/09/2013 09:10
    Un riposo che arriva dopo un lavoro molto amato. I termini tecnici, propri, quel toccare la locomotiva per sentirne la temperatura, la maestria e il rispetto che si sente verso ogni cosa riguardi quel mondo riempie il racconto che si addolcisce di tenerezza con la poesia dell'immagine di Rosa. Rosa è come un filo rosso in questa narrazione, accompagna l'ultimo giorno di lavoro del suo uomo come fosse presente... e poi, alla fine, quei fischi del treno a salutarla... Grande Marcello! ti avevo conosciuto ironico e sorridente ma... non scherzi mica anche con la nostalgia?!