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Preghiere esaudite

La pausa è durata a lungo; quasi una settimana. E ora è un novembre bruscamente, irragionevolmente freddo; sono uscito sotto una pioggia violenta e mi è venuta la febbre. Oggi non sarei mai uscito se, Francesca, la mia principale non mi avesse mandato un messaggio urgente per convocarmi nel suo ufficio.
Avrei potuto farle sapere che stavo ancora male, ma il tono del messaggio sul cellulare era stato eloquente: - Sono in ufficio... Vieni subito! Sono arrivati fin qui! Fai presto! Ti prego...

Salgo in macchina, giro la chiave, ma niente da fare: non parte!
Riprovo nuovamente, ma nulla. Quando si ha fretta, succede sempre qualcosa.
Provo a chiamare in ufficio per avvertirla dell'imprevisto, ma non mi risponde nessuno, allora cerco di rintracciarla al cellulare, ma è spento.
La cosa mi preoccupa. Francesca il cellulare non lo spegne mai.
Nemmeno di notte.
Fuori continua a piovere, penso di avere due alternative: chiamare un taxi o andare a piedi.
Meglio il taxi.
Lo chiamo: - R27 arriva fra due minuti.

Aspetto.
Sono nervoso: - Sono arrivati fin qui- è il pensiero che continua a ronzarmi in testa. Quando andrò là, troverò Francesca e anche loro. La febbre mi toglie un po' di lucidità, però cercherò di essere disinvolto, di mostrarmi sicuro.
Ecco il mio taxi.
Salgo.
- Dove andiamo?
- Via Malaspina, 12
- Bene!- risponde l'autista. L'indirizzo non è quello dell'ufficio, ma quello di un altro isolato vicino.
Ho pensato, sia meglio che mi vedano arrivare da solo. Il tassista non fa altro che parlare, discute sul tempo, sul traffico, su tutto.. io sorrido e annuisco, ma in realtà seguo poco o nulla di ciò che dice. La fretta di arrivare, di sapere già cosa dire e la febbre si prendono tutta la mia attenzione.

Finalmente siamo arrivati. Pago la corsa, aspetto che il taxi si allontani e poi mi metto a correre verso l'ufficio.
Arrivo davanti alla porta tutto bagnato. Prendo le chiavi e salgo le scale. L'ufficio è molto diverso, rispetto agli altri giorni della settimana: non ci sono le solite luci, manca l'odore di caffè, che esce dalla saletta vicino all'entrata, ma soprattutto non trovo le voci dei colleghi e i consueti rumori: c'è troppo silenzio. La cosa non mi piace.
La stanza di Francesca è in fondo al corridoio, e pertanto mi dirigo da quella parte. La porta è chiusa. La apro.

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5 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 23/09/2013 17:19
    I miei racconti sono sempre e solo veri. Perfino se li inventassi, rispecchierebbero solo mie profonde verità.
    Penso che Tu, invece, sia proprio portata per i romanzi. Hai anche uno stile veramente scorrevole, brillante.

5 commenti:

  • stella luce il 03/10/2013 08:01
    ok con questo li ho letti tutti... direi che questo è molto particolare e denso di riflessioni... lottare per una vita che vegeta che forse è vita o non vita... brava
  • daniela il 20/09/2013 11:28
    L'anonimo è mio non so cosa è successo credimi
  • gabriella sartori il 20/09/2013 08:18
    grazie.
  • Caterina Russotti il 19/09/2013 22:17
    Accidenti che racconto, davvero bello! Non mi aspettavo un finale simile.. complimenti.
  • Anonimo il 19/09/2013 21:17
    posso dirtelo magnifico da leggere tutto di un fiato fino infondo complimenti.