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SYMPATHY FOR THE DEVIL.

Questo inverno che stava ormai per terminare non aveva ancora imbiancato le colline alle quali la città si appoggiava; era bella consuetudine per i fidanzati salire per qualche tornante e fermarsi a osservare quel bagliore vivo che la città offriva sotto il cielo stellato.
Da lassù, il silenzio favoriva lo spettacolo; tutta la vallata si apriva allo sguardo, che si poteva perdere fino a intravedere le luci di altre città che abitavano la grande pianura, che si estendeva fino al mare. Osservare da lontano quell’intrecciarsi di arterie stradali, percorse dai fari luccicanti delle auto, senza udirne il rauco e nervoso lamento, dava l’impressione di assistere allo spettacolo di una immensa luminaria natalizia, che si intersecava fuori e dentro la città con le sue luci intermittenti.
Una salita di pochi chilometri e l’auto si fermò in uno spiazzo a strapiombo sulla valle.
L’autoradio suonava una musica moderna ma dolce, da innamorati.
Una bella luna osservava la tranquilla notte ormai definita all’orizzonte e il confondersi delle luci in lontananza rapiva lo sguardo in maniera ipnotica, come quando si guarda a lungo il ciclo vitale di un fuoco in un camino.
Marina disse: “è così bello, sembra di vedere un enorme luna park”.
Franco non spense l’auto, la serata era fredda e il riscaldamento acceso dava il giusto tepore all’interno dell’abitacolo.
“Già, un enorme luna park, da quassù tutto è diverso, quando poi ci sei dentro, quando sei là in mezzo….” Marina gli smorzò la frase bloccandogli le parole con le labbra, lo baciò appassionatamente, quasi con violenza.
Franco si staccò per prendere respiro, la guardò con uno sguardo sorpreso e lei sorrise.
“Lo sai che ti amo?” disse Marina.
Lo stereo continuava con la sua musica moderna ma dolce, da innamorati.
“Si amore mio, anche io ti amo” disse Franco mentre dolcemente le baciava il viso e le passava le dita tra i morbidi capelli.
Fragili, tenere carezze tra due giovani innamorati.
Marina si chinò all’altezza del volante porgendo le sue labbra al suo uomo, in quell’atto d’amore così intimo e sacro che priva ogni uomo di qualsiasi volontà.
Dallo stereo si sentiva sempre una musica moderna ma dolce, da innamorati.
Franco chiuse gl’occhi abbandonando il capo all’indietro, lasciando scivolare la mano destra sulla pelle liscia della schiena di Marina; pian piano sentiva crescere un calore immenso, che tentava di raggiungergli le tempie. Fu in quel momento che la mano si allungò, lasciò la schiena di Marina e si diresse verso il cassettino sotto il cruscotto.
Franco sentì il freddo metallo della pistola contrapporsi al calore del corpo di Marina.
Sparò un colpo rapido sulla testa della ragazza, ingranò la prima e un metro dopo volava giù verso la valle.
“La piccola morte, dicono i francesi, cosa sarà allora una grande morte?” Pensò Franco in quei pochi secondi che lo separavano dallo schianto.
“…. Pleased to meet you, hope you guess my name…” suonava lo stereo pochi secondi prima dello schianto.

 

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8 commenti:

  • Nicola Soave il 22/10/2007 21:47
    bel lavoro, anche se "zoppica" un po' nel finale
  • Sophie DMF il 01/07/2007 01:26
    Dolcissimo... lascia davvero senza parole. Se si può riuscire a parlare di finezza, in un racconto così triste ed essenziale... beh, direi che ci sei riuscito. Complimenti davvero. Un sorriso. Sophie
  • Riccardo Re il 26/03/2007 00:55
    votato 7. bravo!
  • Ariberto Terragni il 24/03/2007 13:15
    Un racconto ben scritto, denso e di forte impatto. Apprezzato molto.