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L'illusione della V

Snella dalle forme affusolate. Ti guarda. Nel turbinio di pensieri pronti a riposare, si erge come una fiaccola in un vicolo buio. La sera acquisisce un nuovo senso; i lampioni retti illuminano solo la sua improvvisa immobilità. Ti guarda. Stranita, con la mascella serrata. Nella desolazione della mente e dei dintorni, non ha altro da osservare che te: per scelta, non per circostanza. È giunta dai reconditi sentieri di cui solo Lei ha conoscenza e segreto. Ti guarda. Il suo volto si addolcisce, delineando l'impertinente fisionomia. Il suo corpo non si muove, come un pesante macigno. Eppure hai timore che, fulminea, svanisca. Qualora, fendendo la notte e il fiato, Lei decidesse di scappare, sarebbe sabbia nella nebbia: imprendibile. Ci pensi e non vuoi. Ora sei tu a guardarla, ammaliato. Le sopracciglia si inarcano, gli occhi si restringono: il buio La nasconde come un sottile velo fatto di etere. Siete tu e Lei, nella brezza serale di fine Settembre, tra paure e delitti. La sua presenza dissipa ogni preoccupante pensiero. Lo stomaco contorto opta per la tregua: lascia che il cuore trasudi sangue più regolarmente e che il respiro sia meno affannoso.
Ricordi la prima volta che La incontrasti, tra pagine di un libro dal profumo di meraviglie. Ricordi la sua emblematica saggezza e la ritrovi in quello sguardo statuario. Lei continua a guardarti.
Speri che l'odore del grano ti raggiunga, condotto da una folata di vento improvvisa, e che Lei ti parli: la sua voce penetrerebbe il labirinto di membra e scioglierebbe il nodo degli errori commessi che alloggiano nello stomaco, in affitto.
Invece, tace.
Lei non è lettere, sillabe, parole; è realtà. Ha orecchie appuntite e dispettose; muso birichino, contornato dal naso nero come la pece; è incredibilmente magra, scheletrica, stanca. È immobile perché ha paura di te, uomo violento e inaffidabile. Cinico. Narcisista. Egoista.
Non ha atteso la tua venuta, tra raggi pungenti di sole. Ha incontrato le tue forme e le tue lacrime casualmente, cavalcando la notte solitaria.
Il colore del grano non Le ricorda i tuoi capelli ricci; la tua presenza non è felicità, ma orrore.
Nei secondi incolmabili e invalicabili che Vi dividono, comprendi la sostanziale differenza. Bruscamente, la mente viene scaraventata verso un muro immaginario e le illusioni ri-diventano cenere.
La Volpe ti guarda. Sosta sul marciapiede dinanzi alle tue nudità e fragilità. Con sguardo severo, giudica i tuoi errori e morde la tua pelle.
Impassibile, inizia a muoversi con eleganza e tu, completamente inerme, la osservi, mentre si dilegua nella dura realtà.

 

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1 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Matteo Contrini il 11/01/2014 17:03
    Racconto ammaliante, la tentazione dell'uva per la volpe che assume tinte sensuali e nobili (con l'uso delle maiuscole, giusto?). Ha quasi il ritmo di una poesia, dove il linguaggio è calibrato, risonante ed elegante. Mi è piaciuto tanto, veramente
  • Vincenzo Capitanucci il 30/09/2013 08:38
    Bellissimo Antonella... quella sera sui lampioni... Vidi dell'Uva pendere... e capii... che non l'avevo mai raccolta...
  • Andrea Pezzotta il 29/09/2013 14:28
    Che capolavoro..è davvero meraviglioso, la scelta delle parole è perfetta e mentre leggevo avevo la sensazione di precipitare in un vortice di sensazioni molto più grandi di me! Complimenti, davvero

1 commenti:

  • Anonimo il 12/01/2014 22:03
    mi è piaciuto davvero tanto il tuo racconto, soprattutto si percepisce una prosa dal ritmo incalzante, volutamente frammentato e sicuramente originale. i miei complimenti

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