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Troppo tardi (un pomeriggio)

Era un pomeriggio d'agosto. Faceva un caldo tremendo.
Stavo sul balcone di casa. Mi piace stare sul balcone, al sesto piano, si vedono tante cose.
Erano le due. La città sembrava morta.
In strada c'era solo un ragazzo.
Doveva avere circa undici, dodici anni. Era magro.
Andava su e giù per la strada con il suo skate-board. In testa aveva due enormi cuffie collegate ad un walkman portato in cintura.
Era bravo nelle sue acrobazie. Era veloce.
Le ruote dello skate grattavano sull'asfalto.
Era un rumore continuato.
Guardavo lui e poi il resto della città.
Stavo per rientrare in casa, quando un'auto attirò la mia attenzione. Era blu e arrivava veloce. Proveniva da sinistra, ma era lontana.
Era un modello cabriolet, all'interno si distinguevano quattro persone e si poteva anche sentire, nonostante la distanza, che la radio era accesa.
Io potevo vederla, io stavo in alto.
Il ragazzo continuava ad andare avanti e indietro con la sua musica ben infilata nelle orecchie.
Guardavo prima lui e poi l'auto.
Adesso era anche più vicina, e vedevo i passeggeri.
Erano appunto in quattro, tre ragazzi e una ragazza.
Lei era seduta davanti, in ginocchio, girata verso i compagni seduti dietro. Uno di loro le teneva forte il braccio, quasi a volerla trascinare al suo posto.
L'autista continuava a guardarla e con la mano le teneva la maglietta.
Ridevano tutti. Le voci non le sentivo, la loro musica era troppo alta.
Il rumore dello skate si era fermato.
Il ragazzino, infatti, era finito con una delle ruote dentro un tombino.
Era sceso e cercava di liberare lo skate tirando con forza.
Era accucciato e puntava inutilmente i piedi per far leva.
Era di spalle alla direzione dell'auto e anche la sua musica doveva essere alta.
Il mio sguardo si era spostato di poco a sinistra, e ora la macchina era proprio all'inizio della via.
L'autista non guardava la strada. Guardava la bella ragazza.
Non poteva vedere il ragazzino e lui non poteva sentire l'auto.
Io vedevo e sentivo ogni cosa.
Poi il ragazzino si era alzato sconsolato, grattandosi la testa e sbuffando.
Il suo movimento aveva attirato l'attenzione della macchina, ma era tardi.
L'impatto fu violento.
L'auto aveva provato a frenare, ma non si era fermata.
Si era fermata dopo l'urto.
Il ragazzino aveva volato.
Adesso si trovava proprio al di sotto del mio balcone, aveva gli occhi spalancati e mi guardava.

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8 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Massimo Bianco il 09/10/2013 21:42
    Una buona storia, dura, crudele, che rispecchia purtroppo bene la realtà: una buona parte delgi incidenti stradali sono causati dalla distrazione di chi è alla guida, perchè parla con chi è a bordo, maneggia radio o navigatore, o addirittura perchè scrive sms! La scrittura è corretta ma a mio personale parere fin troppo semplice ed essenziale, con quel periodare brevissimo e la scarsa varietà del vocabolario. Credo che nel complesso resti comunque il milgior scritto della settimana qui su PR e il mio giudizio non può che essere positivo.
  • Rocco Michele LETTINI il 03/10/2013 15:18
    Troppo tardi per una tragedia... Brano che tocca ed è difficile trovare le giuste parole o una spiegazione... Resta solo il tuo chiaro costrutto.
  • Anonimo il 03/10/2013 13:08
    non è facile commentare questo racconto, molti di noi hanno nel cuore ferite di tragedie come questa... colpisce molto il finale, quando associ l'accaduto a dio... particolare e sempre ben scritto

8 commenti:

  • Anonimo il 18/11/2013 18:52
    Sì, mi ha convinto in pieno sia su aveva volato che sul termine stroboscopico...è una definizione azzeccata e molto pertinente di questo modo di narrare. Lo stroboscopio è uno strumento che ho usato moltissimo, in laboratorio, e lo conosco bene. Se potesse scrivere lo farebbe proprio in questo modo. un saluto.
  • gabriella sartori il 18/11/2013 18:11
    grazie Charles. La scrittura di questo tipo non è, di solito, apprezzata (a me piace molto). Qui era necessaria, dato che volevo dare al tutto una visione "stroboscopica". Concordo con aveva volato, letto così stona un po', ma ho voluto lasciarlo per creare una sorta di azione sul ragazzo, come se proprio lui avesse spiccato il volo e non lo avesse, invece, solo subito.
  • Anonimo il 18/11/2013 17:35
    Ah, dimenticavo: non mi è piaciuto quel Aveva volato... forse è anche giusto, ma mi pare migliore Era volato... nel dubbiò io avrei usato volò, magari specificando... per esempio volò oltre il marciapiedi, oppure fece un volo di dieci metri etc... ma sono inezie, finezze, quisquilie... un saluto.
  • Anonimo il 18/11/2013 17:30
    Questo è un bel racconto, strano che non me ne sia accorto il 3 Ottobre... eppure ero ancora a casa, non ero partito per la mia lunga vacanza. mah, misteri della vita... forse è stato pubblicato la sera e il giorno dopo già non compariva più( altro limite di questo sito... home page troppo brevi nel tempo)
    Avendo letto gli altri due ho come avuto l'impressione che fosse stato scritto da un'altra persona... in queste frasi brevi, secche, minimaliste, ho trovato un po' della mazzantini... negli altri racconti i periodi erano complessi, i punti molto pochi, le virgole tantissime. Qui tutto l'opposto... bene, vuol dire che lei è un'autrice eclettica.
    Molto realista il brano e profonda la riflesssione finale. Un saluto.
  • gabriella sartori il 09/10/2013 16:35
    grazie qui sotto!
  • daniela il 04/10/2013 19:48
    cavolo senza parole è cosi che mi lasci sempre scrivi da Dio brava bravissima
  • Anonimo il 03/10/2013 22:56
    Cronaca attuale e scritta bene.
  • loretta margherita citarei il 03/10/2013 16:40
    è successo veramente nel palazzo accanto al mio, il bimbo pur volato dal 3 piano è miracolosamente vivo

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