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Non si guarda (altra parte)

Mi ritrovo a carponi su un pavimento di legno polveroso, quando sollevo lo sguardo, mi accorgo che è una casa su due piani, davanti a me, infatti, c'è un ampia scala fatiscente. Ancora una volta è una sua proiezione, ne sono sicura. Sento dei rumori provenire da sopra. Potrebbe essere lui e allora inizio a salire, piano piano, i gradini. Mi muovo lentamente, ho paura che si rompano improvvisamente inghiottendomi.
Arrivo in cima e trovo una porta semiaperta. Entro e mi ritrovo in un bagno vecchio stile, le piastrelle scrostate, muffa ovunque e una vecchia vasca, in parte senza smalto, semicoperta da una tenda di plastica opaca; vedo qualcosa, una chiave vicino al lavandino, mi avvicino per prenderla, stando attenta a non guardare nello specchio. Qualcosa mi sfiora da dietro, sul collo, mi giro di scatto ma non vedo niente, non c'è nulla, eppure io sento ancora i brividi sulla nuca. Ed ecco che la tenda si allunga improvvisamente, e si avvolge intorno alle mie gambe, tirandomi verso la vasca. D'istinto mi aggrappo al lavandino e cerco di liberarmi, il bagno si riempie di vapore e le mie dita iniziano a scivolare. Cado e mi ritrovo faccia a terra, sul pavimento sudicio e con una gamba, praticamente, dentro la vasca che inizia a riempirsi di acqua. Mi volto e cerco di scalciare e di liberarmi, tutto inutile, con uno scatto spaventoso, la tenda mi si arrotola tutta addosso, è bagnata e appiccicosa, diventa il mio sudario: sono in trappola. Sono fregata. L'acqua che esce, e che ormai riempie un terzo della vasca, è bollente e mi sta scottando, non so come fare, non riesco a svegliarmi, non so davvero cosa pensare, non riesco nemmeno a gridare, sto... so... sof... soffocando con tutta quella plastica incollata alla faccia.
Intravedo vicino alla porta una figura, proprio mentre sto per svenire, sento un rumore secco e un tintinnare metallico, e poi aria! Aria umida che mi riempie, finalmente, i polmoni. Davanti a me, c'è lui, bianco come uno straccio, tutto tremante, con la tenda squarciata in mano. Ci abbracciamo.
"Andiamo via" mi dice. Usciamo dalla stanza, porte e finestre iniziano a sbattere con violenza, un uomo in basso al centro del salone ci guarda, la faccia non riusciamo a vederla, abbiamo paura, ma dato che siamo insieme, non ci sentiamo in pericolo. Una creatura sbuca da dietro l'uomo senza viso, e con un balzo inizia a salire le scale, lui si ritrae ed io gli tocco la spalla. Svaniamo, come previsto.
Apro gli occhi, sono di nuovo nella mia stanza, guardo l'ora: le 3. 45. Lo chiamo con il cellulare e iniziamo a parlare e a raccontarci l'incubo, a lui sembra tutto assurdo, eppure abbiamo la stessa versione.
Prima di salutarlo gli dico: "Domani a casa mia, ti farò vedere una cosa".
Sospiro, per stanotte basta! Mi alzo per guardare la tv.

 

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3 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 13/10/2013 21:03
    lo stesso sogno, lo stesso incubo, una proiezione onirica che redne il racconto molto interessante... cosa dovrà fargli vedere?... scritta bene secondo me, suggestiva... appuntamento al prossimo incubo...
  • Rocco Michele LETTINI il 13/10/2013 09:22
    Un invito che lui non potrà disdire... Scorrevole sequela... IL MIO ELOGIO

3 commenti:

  • Anonimo il 18/11/2013 13:30
    bello questo seguito alla prima parte... sì, forse ha ragionne Massimo Bianco, esperto in racconti surreali, quando dice che la soluzione del sogno è la più classica e quindi anche la più abusata, ma io credo tuttavia che in questo caso la faccenda del sogno o incubo parallelo è una buona trovata.
    piaciuto forse più di quell'altro, ma c'è pure la conferma che per ottenere migliore fluidità lei deve sistemare la punteggiatura. Mi dica che non è la sua bestia nera, e non ne farò più cenno. ma invece se per lei è un problema, pur piccolo, la invito a rimediare a questo neo evidente della sua narrazione. Non me ne voglia, mi raccomando... un saluto.
    P. S. tenga presente che il mio è un punto di vista del Lettore, non dell'autore... non cerchi i miei brani, ne ho pubblicati solo tre ma sono quelli di un caro amico, assai bravo.
  • stella luce il 16/10/2013 21:37
    ... mi era sfuggito... molto avvincente questa tua continuazione, devo ammettere che mi ha assorbita nella lettura... stessi incubi vissuti in simbiosi verso forse la voglia di cercare di uscire e di stare bene... ora sorge la voglia di sapere cosa lei dovrà fargli vedere... attendiamo il seguito
  • Massimo Bianco il 13/10/2013 16:15
    Questo mi ha ricordato un vecchio mitico racconto di Richard Matheson, "La casa impazzita" dove l'abitazione, assorbendo le rabbie e le tensioni di chi ci abita, alla fine reagisce aggredendo il suo propietario con gli oggetti che si trovano dentro di essa e uccidendolo. Il tuo lo trovo senz'altro carino, peccato però che alla fine si riveli tutto un sogno, perchè quella del sogno è una soluzione che io non amo molto essendo ormai abusata e troppo comoda.