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Rapine in serie in tabaccheria

Gianni Carta, tabaccaio, nell'ultimo biennio aveva subito ben tre rapine, l'ultima delle quali appena una settimana prima, sempre senza che i responsabili fossero individuati. Non ce la faceva più, non poteva andare avanti così: già i guadagni erano una miseria e per giunta quelle carogne glieli decurtavano ulteriormente.
Non era tuttavia solo la questione economica a preoccuparlo, in effetti era soprattutto terrorizzato. La notte non dormiva, al pensiero che il mattino dopo si sarebbe dovuto recare al lavoro per ritrovarsi forse minacciato. Tanto più che due mesi prima un collega, la cui rivendita distava poche centinaia di metri dalla sua, era rimasto ucciso nel corso di un'analoga aggressione.
E quest'ultima volta per poco non aveva fatto la medesima fine. Quei due dannati tossici con la maschera dell'Uomo ragno, uno dei quali gli si era piantato davanti minacciandolo con un ringhio mentre l'altro scavalcava in fretta il bancone per svuotare cassa, erano decisi ma talmente nervosi che quasi se l'era fatta addosso per la paura, al pensiero che partisse inavvertitamente un colpo dalla rivoltella che gli veniva agitata sotto al naso.
Perché poi prendersela così spesso coi tabaccai? Non riusciva a capirlo. Cosa credevano mai di trovare nelle loro rivendite? Nell'ultima occasione avevano prelevato la miseria di seicentoventi euro in contanti, a cui andava aggiunto un ammontare all'incirca analogo in stecche di sigarette arraffate in fretta e furia, e quel poveraccio del suo collega era stato assassinato per neanche cinquecento euro. Che senso aveva rischiare l'ergastolo per pochi spiccioli?
Oltretutto, come se già non bastassero i crimini in sé, quel mattino l'agente assicurativo, che peraltro non aveva ancora versato il becco d'un quattrino neppure per i danni subiti nelle prime due ruberie, aveva addirittura avuto la faccia tosta di esprimere il sospetto che fossero i negozianti stessi a organizzare le rapine, per frodare l'assicurazione.
"Questa recrudescenza limitata ai vostri esercizi mi sembra strana, ecco, anche perché siete tutti assicurati con noi." Aveva seraficamente commentato.
"Ehi dico, ma come si permette? Guardi che c'è anche scappato il morto." Era allora sbottato Carta, furibondo, senza però, se ne era subito avveduto, riuscire a convincere il contraddittore.
Infine, per completare l'opera, sua moglie non faceva che lamentarsi paragonandosi alle amiche, sempre meglio vestite e meglio calzate per definizione. Giusto a me doveva toccare in sorte un morto di fame, affermava quando discutevano sull'argomento, dimentica della crisi economica imperante, che riduceva gli introiti un po' a tutti, mica solo a lui. Cornuto e mazziato, insomma.
Ad ogni modo nel frattempo avrebbe preso provvedimenti per non farsi più spaventare da quei pidocchiosi delinquenti senza scrupoli. Desiderava soltanto potersi recare al lavoro tranquillo. Si sarebbe procurato una pistola, in segreto e illegalmente, visto che quello stesso pomeriggio il porto d'armi gli era stato ufficialmente rifiutato, benché gli sembrasse che lo concedessero ormai a cani e porci. E una volta armato avrebbe cacciato via ogni male intenzionato.

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