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Come un ancora

Il panorama che si dispiegava gentilmente davanti al suo sguardo prometteva vita e speranza. I raggi del sole riverberavano sul verde vivido del prato inglese rendendolo quasi abbagliante. Gli alberi erano ricoperti di germogli pronti a dischiudersi per rivestire i rami spogli di delicati fiorellini tinti di tenui pastelli. L'intera natura era un caleidoscopio di colori cangianti che variavano e mutavano seguendo l'umore del cielo. Emma era rapita da quello spettacolo che si rinnovava puntualmente ogni stagione non arrendendosi mai rigenerandosi continuamente in maniera caparbia, tenace. A quel pensiero le si strinse il cuore e dovette fare violenza su se stessa per reprimere il pianto che stava per assalirla. Strinse gli occhi in un momento di raccoglimento per riacquistare padronanza delle sue emozioni e non essere sopraffatta dal sentimento di sconfitta che la tormentavano. Tirò un sospiro profondo colmo d'angoscia, scosse impercettibilmente il capo per cacciarli via e tornò a sedersi accanto al letto di Sally.

Trascinò la poltroncina più vicina possibile al fianco del letto compiendo una manovra complicata dato che doveva destreggiarsi tra fili e macchinari facendo attenzione di non urtare nulla. Prese la mano di Sally e ricominciò a parlare con lei. Le raccontava per filo e per segno tutto quello che accadeva nel mondo parallelo al suo coma. La rendeva partecipe di ogni genere di notizia tenendola aggiornata. Le leggeva il quotidiano, si sfogava delle sue grane lavorative, le riferiva delle tresche che si formavano tra infermiere e dottori nonché dei pettegolezzi che giravano tra la loro cerchia di amici e conoscenti. Ascoltavano i loro CD preferiti. Le stava leggendo il romanzo di Dickens, "Il Circolo Pickwick" che Sally definiva il libro più divertente che avesse mai letto. Emma aveva trascorso ogni attimo libero delle sue giornate in ospedale accanto alla sua migliore amica. Aveva persino chiesto al suo datore di lavoro di anticipare le sue ferie estive per stare vicina a lei.

"Sally, t'informo che è primavera. L'ultimo mucchietto di neve si è sciolto e sta spuntando l'erba nuova. È così fresca e tenera che se la sfiori con il palmo della mano sembra seta," descrivendolo Emma le sfiorò dolcemente il palmo della mano con i polpastrelli, "il cielo è di un azzurro intenso come quello della costa Amalfitana quando siamo andate in Italia, te lo ricordi? Il sole splende che è una meraviglia e il suo tepore ti avvolge, sta finalmente scacciando il freddo invernale. Devi proprio aprire gli occhi e vedere da te, ne rimarresti affascinata. Dai amica mia svegliati, guardami, parlami. Senti! Parliamoci chiaro! Non ti permetterò di sprecare altro tempo prezioso chiusa qui dentro. Tra l'altro è anche il mio tempo prezioso! OH! Cosa c'è? Sono stata insensibile? Ti ho urtato i sentimenti? Peggio per te! Ora cambiando discorso, forse te l'ho già accennato, anzi sicuramente te l'ho già detto... per forza! Parlo solo io, tu non collabori. Sono costretta a parlare a ruota libera... In ogni modo a luglio andiamo in campeggio a Thunder Bay vicino le cascate di Kakebeka e ci sarai anche tu e non transigo. Si mia cara, hai sentito bene. Lo so che mi puoi sentire perché il tuo cervello in 'coma' lavora meglio del mio da sveglia. Ti è piaciuta questa battuta vero? Scommetto che stai ridendo e avresti anche voglia di darmi ragione. Beh, fallo! Dai dimmelo che sei più intelligente di me. Aspetta, cos'era quella una smorfia? Ti ho rotto le scatole, sei stufa di sentire la mia voce?" Emma fece spalluccia e si riadagiò allo schienale della poltrona, "allora parla tu e dimmi di lasciarti in pace, di togliermi dai piedi. Non aspetto altro!"

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