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Solitudine

Passava le sue giornate al caffè sotto casa. Non aveva altro da fare e non desiderava altro. Entrava nel caffè verso mezzogiorno, si faceva preparare qualcosa da mangiare e si andava a sedere in un piccolo tavolino, posto in fondo alla stanza. Accompagnava il suo pranzo con tantissimo vino: il suo pasto era un costante alternarsi tra il mettere in bocca un boccone e il bere un sorso dall'opaco bicchierino di vetro.
Beveva tantissimo senza mai diventare ubriaco. Restava seduto lì, mangiando con la schiena curva e lo sguardo basso. Non guardava mai le altre persone che pranzavano al caffè, non sentiva il bisogno di guardarle.
Dopo il pranzo ordinava con un lento gesto della mano una tazza di caffè rigorosamente corretto con un po' di sambuca. Teneva per qualche minuto la tazza nelle sue mani per poi ingoiarne il contenuto in una manciata di secondi.
Dopo il caffè chiamava un cameriere che come ogni giorno aveva il compito di comprare il giornale per quel cliente abituale. Il cameriere arrivava con il giornale in tasca e lo posava sul tavolino per poi andarsene silenziosamente.
Quando Diego entrò nel caffè stentò a riconoscerlo. Se ne stava curvo e silenzioso sul suo giornale senza dare segni di vita. Diego si fece coraggio e si avvicinò.
<Joe, buonasera.> Joe sollevò sorpreso lo sguardo dal suo giornale, saluto l'amico con un cenno della testa e lo fece accomodare.
<Beviamo qualcosa?> Disse Diego con un sorriso.
<Non ho voglia di bere niente.> Joe ripiegò violentemente il giornale e se lo mise in tasca.
<Come puoi passar qui le tue giornate?>
<Per quale motivo non dovrei passarle qui? Mangio, sto tranquillo e torno a casa quando il caffè chiude.>
<Ma Joe, tu sei..>
<No io ero!> Joe colpì violentemente il tavolino con la mano e Diego sussultò.
<Ogni settimana entri in questo caffè e ogni settimana vieni a rinfacciarmi la mia condizione.>
<Joe, i tuoi quadri erano così apprezzati, saresti diventato un magnifico pittore, la critica ti adorava e anche il pubblico.>
<Lo so benissimo!>
<Allora dov'è il problema!?>
<Il problema, mio caro Diego, è proprio questo. La gente mi amava, ero adorato da tutti e per una frazione di secondo sono riuscito a vederlo.>
<Vedere cosa?>
<La fama! E la vuoi sapere una cosa? La fama mi ha spaventato. La fama, non solo mi ha spaventato ma mi ha anche procurato un terribile disgusto.>
<Joe, io non ti capisco.>
<Ovvio, vieni qua a criticare la mia condizione ma poi non sai nemmeno comprendermi. Ho avuto paura, se fossi andato avanti sarei arrivato fino alle stelle ma la vuoi sapere la verità? A me non interessa, sono già solo, la fama.> Diego ordinò una birra media.

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1 recensioni:

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  • francesco verducci il 30/04/2015 18:02
    In fondo, quella di Joe è una scelta come un'altra; decidere di vivere solo, nel vero senso del termine, che vivere una solitudine in mezzo a persone che di cui non si condivide il modo di vivere, significa rifiutare il dolore di una solitudine psicologica.
    Ed è da quello che Joe fugge: meglio la felicità di un bicchiere di birra trovato per caso che quella di tanti complimenti ipocriti.

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