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L'uomo dal volto di creta

Il mondo da lassù era veramente uno spettacolo, e quasi mi dispiacevo al pensiero che avrei abbandonato quel corpo... 27 anni, soli 27 anni, e già la vita umana mi pesava sulla schiena come un grosso macigno.
Mi scendevano, e Dio, non so se in quel momento ridessi o piangessi. Era un patto con me stesso, era la fiducia che avevo dato all'uomo dal volto di creta.
Andavo a trovarlo ogni giorno nella sua cella, imprigionato perché ritenuto spaventoso, orrido, putrido, ed addirittura, uno sporco uomo. Erano occhi nascosti i suoi, emergevano dal volto inesistente esprimendo tutto quel che potevano. Occhi neri come la sua vita di tenebre, vissuta nell'oscurità per non spaventare il mondo. Le sue erano parole sagge, di quelle che ti rimangono impresse vicino alla bocca dello stomaco e ti rivoltano del tutto la vita. Lui d'umanità sapeva ben poco, ma sapeva cosa volesse dire vivere da animale, da scarto sociale, inutile pezzo di mondo...
Sentiva che tutto lo sporco che lo circondava poteva esser scacciato via sentendosi egli per prima, umano dentro.
Gli pareva un appellativo strano quello: ''uomo'', lui che uomo non era mai stato chiamato, lui che, da quel poco che d'umano aveva osservato, si era sempre allontanato o sentito diverso...
Parlava di diversità perché se quel nome era anche sinonimo di violenza, lui non ci si rispecchiava.
In quello spazio recintato da alluminio quasi arrugginito, aveva imparato a tenersi le mosche perché gli facessero compagnia, aveva imparato che pure loro nella loro piccolezza potevano starti accanto. Se per un giorno, due, erano lì a ronzarti attorno e quasi ti facevano compagnia con le loro misere vibrazioni. Persino le farfalle, che sempre aveva odiato, ora erano le sue migliori compagne. Andavano a trovarlo in primavera, e donavano un po' di colore alla sua anima. Erano così leggere e raffinate nei movimenti, raccontava... e qualche volta ebbi pure la fortuna di conoscere qualcuna. Uliuli era stata la farfalla che più aveva amato. L'aveva accudita da quando ancora era un misero bruco verde, così indifeso... gli dava da mangiare la poca erba che cresceva in quel posto che somigliava ad un sotterraneo, ma non lo era...
Fu una soddisfazione per lui vederlo divenire crisalide e poi trasformarsi in una maestosa farfalla...
Uliuli era di colori variopinti e vederla svolazzargli accanto gli dava un gran gioia. Le sussurrava dei sogni che faceva in quei pochi minuti di sonno, e lei pareva ascoltarlo.
Era un individuo particolare, lui, e tutti avrebbero dovuto apprendere dalla sua vita, dalle sue esperienze...
Immagino il suo volto ora, e cerco di delinearlo nei più minimi particolari...
C'eravamo scambiati ieri per la prima volta i nostri sguardi un po' timidi, impauriti quasi; avevamo la paura d'esser scovati a parlottare di quei fatti un po' strani. Potevano credere tanto di quel che eravamo, ma mai avrebbero immaginato quale sarebbe stata la nostra vera idea, iniziativa. Appare quasi un errore definirla nostra, perché era stata la sua mente grandiosa in grado di elaborare una condizione del tutto inimmaginabile. Ci siamo stretti la mano, e lui ci impiegò veramente poco a togliere dalla tasca il suo coltello...

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1 recensioni:

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  • Fabio il 27/12/2013 02:14
    mi è piaciuto molto questo tuo racconto, la storia è avvincente, scivola bene la lettura, sei riuscita a descrivere un piccolo mondo in quelle quattro mura di ruggine... l'ho trovato ben scritto e pieno di sentimenti... un uomo così brutale che però vuol bene a una farfalla è un estremismo di caratteristiche che rende il tuo racconto molto romantico e sentimentale... complimenti

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