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Io ed il muro

Sono le tre del mattino o di notte? Non riesco a dormire, ogni volta che mi corico in sogno mi appare un demone, minaccioso, che tenta di assalirmi. Sto dunque sveglio, rimiro il muro, vuoto e duro, per ore e da ore. Ho provato a scrivere senza riuscirci, ho provato a dipingere, suonare e pensare, nulla mi è riuscito come l'avrei desiderato. Lei non c'è più ormai. Penso alle promesse che mi fece: di starmi accanto sempre, di amarmi, di consolarmi con un abbraccio, sussurrandomi che tutto sarebbe filato liscio, che me la sarei cavata in ogni caso, come succedeva al liceo. Le mie braccia cullano il mio corpo pallido nell'oscurità, le sue staranno accarezzando un corpo tonico e lampadato, credo, anzi, quasi certamente, che dico? Di certo! Vorrei abbracciare il muro, almeno lui mi è fedele, non mi abbandonerebbe mai, semmai potrei farlo io con lui andandomene.
Non lo farò.
Non sono nessuno, perché non ho inciso il mio nome in alcun registro, non affermandomi dinanzi agli altri, nemmeno un minimo, come avrebbero fatto un operaio o un salumiere, non ho nulla, poiché lei mi ha abbandonato, esattamente come potrei fare io con il muro. Non lo farò.
Quante notti passate in solitudine a rimirare le stelle durante la mia infanzia, in bucoliche campagne ragusane; qui in città invece, il cielo è tetro ed i grattacieli sono indebitamente, colpevolmente abbaglianti. Da fanciullo ero solo, sì, solissimo, come un fico d'india troppo acerbo, rimasto indietro nella maturazione, solo sulla pianta, però ero privo del dolore che ora mi affligge. Dipende da me, lo so, sono io a percepirlo ed a crearlo, il patimento è dentro di me, nessuno me l'ha iniettato, nessuno me l'ha fatto ingerire con l'inganno, nessuno ne è responsabile se non io. Lei ha agito secondo le norme etiche di questa società, come mamma fece quando mi abbandonò. Il disadattato è nato per soffrire. Amo le stelle, di solito mi fanno sentire meno solo, dato che mi assomigliano, minute e lucenti a loro modo, a differenza delle lampadine. Tuttavia non ne vedo da mesi. E lei non c'è. Rimirerò il muro bianco, vuoto e freddo, non lo abbandonerò.
Non lo farò.

 

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2 commenti:

  • stella luce il 22/01/2014 21:16
    Solitudine di chi forse si sente diverso da tutto il resto... dove le sole amiche sono le stelle, sempre là nel cielo a farci sorridere e a farsi ammirare... trasmette uno stato di vuolo e di dolore molto forte che penetra dentro... spero che sia solo un racconto questo tuo scritto... ben arrivato sul sito
  • Chira il 22/01/2014 19:38
    Un racconto di una tristezza... ma scritto benissimo e il disagio e il malessere del protagonista si tocca in ognifrase. La parola "abbandono" è il motivo che accompagna dall'inizio alla fine ed è sempre motivo di dolore.
    Chiara

    Chiara

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