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Le mie mani

Le mie mani vivevano nell'oscurità ormai da dieci anni. I lumi erano candele ormai erose dal tempo, ed il fuoco che cingeva ad illuminarlo si era ormai affievolito.
E poi c'ero io, io che non riuscivo più a vederle, le mie mani...
Era diventata la mia ossessione andare ad osservarle ogni sera al tramonto, e mentre le guardavo piangevo disperatamente.
Ricordavo molto bene i momenti passati a triplicare l'emozione con una sul pianoforte e l'altra, sul mio membro.
Non avevo provato niente di migliore in quella che era stata la mia esile vita, i brividi stupravano la mia schiena irrigidita dagli anni, ed io volevo esserne per sempre vittima.
Mai nessuna donna era in grado di soddisfarmi quanto facesse la musica, la mia musica: né sentivo il suo orgasmo che gridava tra le melodie.
''Sono pazzo'', pensavo, drogato dell'insolito e quasi mi sento colpevole. Mia eterna sazietà e forse salvezza, e fu terribile quando la sanità prese il sopravvento: decisi di farla finita con le mie mani...
Volevo essere un uomo libero dei suoi vizi, libero dalle ossessioni, ma non pensai mai che sarebbe stato impossibile star lontano da me...
Stavo per avere quello che sarebbe stato il mio ultimo orgasmo quando vidi Sarah osservarmi dall'oscurità della cucina. Ebbi paura, molta paura, e mi venne la nausea a veder ciò che facevo. Immediatamente fermai quello che era stato per anni uno stupido gioco e le ordinai di avvicinarsi...
''Taglia, taglia!'', gridai..
Non era la prima volta che con tono imperativo le strillavo addosso, e, se non avesse ubbidito non sarebbe stata nemmeno la prima volta che avrei abusato di lei.
Aveva lo sguardo distrutto, gli occhi persi, complice del mio egoismo, vittima della mia follia..; ma così fece, ed io che ero ancora col pene di fuori vidi la mia pancia inondata di sangue e le mie mani, rotolare a terra.
Non fu dolore, ma morte dentro.
Gridai ancora una volta a Sarah chiedendole di fare il funerale alle mie compagne di vita, ormai matasse di sangue e carne peccatori..
Le mise dentro il pianoforte e le circondò di tre candele.
Ogni sera era lei che accendeva i miei unici tre fari vitali e oggi ancora sto davanti a loro, spenti... mentre segnano il perimetro di un abbozzo di mano disegnata davvero male.
Sarah non è qui, non vi è mai stata forse e, guardando verso le mie braccia, sono già morto strangolato dalle Mie Mani...

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Fabio il 28/01/2014 14:35
    il racconto è molto bello, mi ha presto subito la lettura misteriosa, in modo da portarlo avanti senza esitare, il finale è spiazzante O. o complimenti...

    Ps: non so chi sia il tuo spacciatore, ma lo voglio anche io...
  • frivolous b. il 28/01/2014 13:32
    un racconto molto impegnativo... ma ben gestito... belli gli spunti di riflessione... complimenti cara!

1 commenti:

  • Anonimo il 28/01/2014 13:25
    Hai uno stile poetico, mi piace. Certe immagini sono suggestive.. Ciao!

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