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L'ultimo viaggio

La strada scorreva sotto le ruote della mia alfa 147, io sul sedile posteriore, mascherato da passeggero con la testa sul finestrino e lo sguardo fisso, osservavo la natura che si susseguiva in forme paesaggistiche diverse, tratti di mare con spiagge colorate, sterpaglie e sciare di fuoco.
Bucanville e ginestra non fiorita mi parlavano di lei, di quanto amava il loro profumo. Le lacrime, ormai finite, non segnavano piu il mio volto ormai preda del silenzio dell'apatia, che tuttavia rimaneva segnato dalle strisce calcaree di lacrime ormai vecchie, stanche. L'ultimo sussulto in quel punto, sulla strada il luogo dell'impatto segnato da cocci d'auto, segni indelebili in un cuore a cui hanno strappato l'unico senso della sua vita. Dietro la macchina un camion tentava il sorpasso, io apro lo sportello per vedere da vicino quel tratto di strada che la portò via, allungo la mano per toccarlo, per toccarla, ancora un'ultima volta. La strada correva veloce, mio padre urlava e mi implorava di chiudere lo sportello, rallentò, il camion fece il suo sorpasso, mi prese con se, mi prese per mano per accompagnarmi da lei in un viaggio verso l'infinito.

 

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