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Casa nera

Vuoto richiama vuoto. Le cose insignificanti acquistano valore nel silenzio e pure gli uccelli che già cantano malgrado l'oscuro cielo, sono un richiamo; uno scricciolo di compagnia. Mi sono lavato le mani, credendo d'eliminare i germi cattivi pure dalla mia anima, ma cade dell'acqua dal rubinetto rimasto socchiuso, ed ogni goccia risuona battendo sul pavimento. Quel che perdi scivola veloce, fai pure fatica a seguirlo con lo sguardo, ma lo senti cadere, lo senti scorrere sulla pelle e solo quando arriva a terra rischi d'annegare. Sei rinchiuso in quattro mura e il pavimento lascia trapassare niente, ma ti mantiene vivo con tutto ciò che hai dentro.
Chilogrammi di colpe pesanti, infuocate, l'acqua può spegnerle, ma moriresti comunque soffocato: una porta chiusa non permette al fumo d'uscire. Quindi tu alzati da quella sedia maledetta e, con l'acqua al collo su sfondo grigio, scorgi la fine e spalanca tutte le finestre, apri la porta.
''Vada madama colpa, questa è l'uscita''
Con voce pacata, tanto non sarà necessario insistere. Tutto quel che brucia ha l'innata capacità di scappare via nell'estrema ricerca di libertà. Tutti i colpevoli scappano, recipienti infuocati, ma non vanno da nessuna parte e finiscono per bruciare.
Esistono colpe false, hanno simili sembianze, bruciano allo stesso modo, ma hanno diverso valore.
La porta è spalancata e pure l'acqua se ne va; s'aggrappa alle pareti per poter da ogni luogo scappare, raggiunge le finestre e nel giro di poco tempo, se ne va. Certo, lascerà umida la pelle, i vestiti attaccati alla pelle, puoi avvertire il freddo, ma il sole domani sorgerà ancora per scaldare te e le pareti della tua casa.
Le vecchie scarpe con le quali avevi camminato a lungo hanno imparato la strada di casa, ''è ora d'andare'' avranno pensato, e saranno andate via in tuo soccorso consapevoli che percorrere la stessa strada non serve a niente, dovrai intraprendere un nuovo viaggio e quello che con con loro ripercorrevi, era un cammino che puzzava di vecchio e consumato.
Fuori c'è un mondo blaterante, scagliano pietre e ansie, parole vuote, toni esagerati contro il niente, per poi tornare indietro come boomerang. Fisica richiama fisica, e le onde sonore, hanno bisogno d'accomodarsi da qualche parte per poter assumere significato e prender forma.
Dal cielo buio alla prima alba, il passero minuto ancora canta, qualcosa sa ancora di bruciato, e ancora la mia maglia nera è umida.
Ogni goccia ancora ricade e crea quel boato-ticchettio quasi dolce, a ritmo con la lancetta della mia sveglia, sposto la sedia che nella sua piccolezza rimette la prima cosa al posto giusto.
Ho perso il tempo andato lasciandolo andare, bisogna essere gentili e lui, se ne andrà.
Fuori ancora risuona ogni cosa, il gocciolio, la sedia cigolante, si avverte ancora la nebbia color fumo che avvelena con la sua chimica fatale.
Da lontano ancora li si sente, colonna sonora dei tuoi passi raccontano di te. Tutto quello che le pareti assorbono e non scacciano via, parla di noi. Puoi provare ad ascoltare questa voce e ti sentirai a casa, ma arriva un momento in cui bisogna decidere cosa tenere nelle proprie tasche, lasciando sul comodino il tempo assieme ai panni sporchi, voltando le spalle alle nere mura e tenendo con sé una manciata di coraggio.
Tra acqua e fumo lascia pure dietro te quell'ammuffire che tu non puoi salvare. Con una ''casa nera'' molto lontana e spalle molto più leggere potrai percorrere la strada nuova a piedi nudi e senza tempo, riuscendo finalmente ad avvertire il calore del terreno.

 

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 15/04/2014 08:08
    Che Tu possa finalmente avvertire tutto ilo CALORE di ciò che solo conta nella Vita: il vero Bene, il vero Amore. Un abbraccio, prima di scegliere nuovamente un po' di silenzio...
    Vera

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