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Padre Derek

Questa punizione non la merito.
Sono andato spontaneamente dal Vescovo a raccontare la storia che ho avuto con quel ragazzo.
Per me era tutto finito e il fatto di averlo raccontato pensavo costituisse una umiliazione della quale sarebbe stato tenuto conto.
Invece niente; pazienza, il mio voto mi impone l'obbedienza e così eccomi in questo villaggio sperduto sulla costa dell'Atlantico.
L'eco di quanto avvenuto ha preceduto il mio arrivo e dire che l'accoglienza è stata gelida può essere considerato soltanto un eufemismo.
I pochi parrocchiani partecipano alle funzioni domenicali ma nessuno si trattiene a parlare con me.
Le attività che organizzo sono regolarmente ignorate e tutte le riunioni vanno deserte.
Anche la signorina Stevenson, decana dei parrocchiani e curatrice della chiesa, mi sfugge come se avessi la lebbra.
Non ho niente da fare e così, cambiando itinerario ogni giorno, ho esplorato tutto il territorio della parrocchia.
Gli uomini del villaggio sono quasi tutti pescatori e alle donne è lasciato il compito di accudire alla casa, ai figli e alle pecore.
Tutta la campagna è suddivisa in piccoli appezzamenti di terreno delimitati da muretti a secco come ho visto nelle immagini del Galles e le greggi sono spostate per dar modo all'erba di ricrescere.
Il paesaggio nella sua asprezza è splendido ma mi manca tanto la mia Boston con i suoi rumori, il suo traffico convulso i suoi avvenimenti culturali ma, soprattutto, mi manca la Musica.
Ogni pomeriggio mi esercitavo sull'organo della basilica di Saint Paul e la Domenica suonavo " ad maiorem gloriam Dei ".
Nella piccola cappella del paese non c'è alcun strumento musicale.
Scrivo spesso al Vescovo pregandolo di tener conto della mia situazione e supplicandolo di farmi rientrare per darmi una possibilità di riscatto.
Nessuna risposta.
Oggi ho scritto l'ennesima lettera e me la sono messa in tasca per andare a spedirla.
Sulla strada per la buca delle lettere ho sentito una musica.
Sarà una radio, mi sono detto ma poi, ascoltando con maggiore attenzione, ho capito che qualcuno stava suonando perché alcune frasi erano ripetute più volte.
Mi sono avvicinato alla casa e mi sono fermato di fronte ad una finestra aperta.
In una stanza poveramente arredata un vecchio stava suonando un armonium.
Dopo poco si è interrotto e senza voltarsi:
< Chi siete? >
< Sono Padre Derek. >
< Non ci sono ragazzi qui. > ha detto riprendendo a suonare.
Mi ero già voltato per andare via ma poi:
< Sono qui per la musica. >

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2 commenti:

  • Chira il 25/04/2014 11:32
    La chiesa che non perdona e punisce... per fortuna ci sono bellezze che ammaliano, aprono i cuori, come la musica che accomuna e tutto fa dimenticare. Marcello che esce dall'autobiografico per tessere eleganza, piacevolezza, come sempre. Un caro saluto!
    Chiara
  • Anonimo il 25/04/2014 01:20
    Buono questo breve racconto scritto con elegante sobrietà. Complimenti e saluti