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Guardando la linea del mare

Paul guardò dietro di se, l'enorme campo di grano che si estendeva sembrava quasi affogare fra le grandi pozzanghere. Tornando a guardarsi dinanzi vide un cartello che indicava il nome del paese che si innalzava davanti ai suoi occhi:PIANGENTE. Il paesino era interamente costruito in pietra, le mura che lo circondavano erano piene di crepe e muschio. A prima vista comprese che all'interno di esse si racchiudevano tristezza e angoscia da sempre. Paul decise di addentrarsi in quella macabra città. Al suo interno era completamente desolata, ogni casa aveva le persiane chiuse e le porte sbarrate. Paul camminò fino a trovarsi davanti a un campanile con un grande rosone sulla facciata.
Entrò nella chiesa e rimase affascinato dai meravigliosi dipinti sul soffitto, abbassò lo sguardo e sul fondo della navata vide una figura incappucciata, non poteva vedere il suo viso ma nella penombra gli sembrò di riconoscere un sorriso maligno sul suo volto. La misteriosa figura dal mantello nero cominciò ad allungare le sue mani pallide e scheletriche verso il cappuccio e cominciò ad abbassarlo lentamente. Proprio nel momento in cui Paul era sul punto di di vederlo in viso sentì suonare la sua sveglia e sua madre che lo chinava. Aveva fatto un'alta volta quel sogno. Chissà come mai faceva sempre lo stesso, sempre uguale, sempre con gli stessi minimi dettagli.
Comunque oggi era il 20 giugno: il giorno del trasloco, doveva prepararsi a partire. Paul e la sua famiglia sarebbero andati ad abitare in quella che era stata la casa di suo nonno prima di morire. I suoi genitori gli avevano detto di averci già vissuto per un paio d'anni quando lui era ancora molto piccolo, troppo piccolo per ricordare qualsiasi cosa.
<<è pronta la colazione Paul!>>Urlò sua madre<<Scendo subito mamma!>>. Paul non era affatto triste di partire, anzi, qui non aveva amici e pensò quindi che avrebbe avuto l'occasione per farsene di nuovi. Il viaggio fu molto lungo e quando cominciò a vedere delle case riconobbe immediatamente il paesino dei suoi sogni. Ecco cosa sognava molto spesso:il paese dove era nato. Comunque c'era ancora qualche cosa che non quadrava, la sagoma incappucciata non poteva essere reale o per lo meno non del tutto, la sua mente doveva aver reso quel soggetto molto più terrificante di quanto lo fosse nella realtà, probabilmente perché allora era solo un bambino. Oltrepassarono il paesino e arrivarono in un vialetto circondato da alberi. Superato anch'esso intravide la sua nuova casa, sembrava veramente quella di un film degli orrori:era dipinta di un blu scuro quasi nero, a ogni finestra c'erano le inferriate, era su due piani e con una torretta piuttosto alta, il giardino era così trascurato che le piante parevano urlare dalla sete e due alberi spogli che si armonizzavano perfettamente con il resto del paesaggio incorniciavano la casa. L'unica cosa gradevole era un piccolo ruscello passante di fianco alla casa la cui acqua emetteva uno scrosciare calmo e tranquillizzante. Cominciarono a scaricare i bagagli.<<Non è così male, vero mamma?>>Disse Paul.<<Non per te che ti piacciono le storie dell'orrore>>ribattè lei. Si avvicinarono alla porta della casa, al posto del campanello c'erano due grandi teschi che tenevano in bocca un batacchio ciascuno. Valcarono la soglia e si ritrovarono in un grande atrio, ad accoglierli era posizionata un'armatura di ferro, sul fondo del salone una grande scala polverosa invitava a salire al piano superiore.<<Deve essere piena di stanze questa villa, vai a sceglierti una camera, Paul>>. Il ragazzo prese la sua valigia, salì la scala e si ritrovò in un lungo corridoio pieno di porte. Le aprì tutte una a una, ma nessuna faceva al caso suo. Infine aprì l'ultima porta e trovò una camera da letto che si affacciava sul erto della casa, i muri erano dipinti di nero, attaccato ad essi era posizionato un letto, il pavimento era in legno, in un angolo era accostato un armadio e di fianco alla porta c'era una piccola scala a chiocciola. Paul lasciò la valigia sul letto e salì ancora di un piano. Si ritrovò nella torre che aveva già visto da fuori, da lì si godeva di un vista magnifica e decise subito che quello sarebbe stato il suo rifugio. D'un tratto vide una stradina appena dopo il bosco fitto dietro casa sua, un'ambulanza la percorreva velocemente dirigendosi verso una villa tutt'altro che malandata. Incuriosito corse in cortile e prese la bicicletta che suo padre aveva appena sganciato dall'auto. Salì svelto in sella e pedalò a più non posso verso la villa. Appena arrivato notò che la casa doveva esse d'epoca:era tutta decorata con degli strani ghirigori alle finestre e due colonne (probabilmente solo sceniche) erano poste ai lati della grande porta. Una donna vicino all'ambulanza piangeva disperata e una ragazza, dai capelli marroni, la pelle bianca come la neve e l'aria assente ma allo stesso tempo triste, restava in disparte. Paul vide una barella uscire dalla casa, l'uomo che vi era posto sopra era coperto da un velo, l'unica parte del suo corpo che si poteva scorgere erano i piedi e, a giudicare dal loro pallore doveva essere morto. Si avvicinò alla ragazza e gli domandò<<Cosa è successo?>>la ragazza girò lentamente il capo guardandolo con i suoi occhi ineleggibili<<Quest'uomo è stato assassinato>>spiegò lei.<<Le mie condoglianze>>rispose Paul<<Era mio padre>>ribadì la giovane donna con voce ferma poi si allontano con lo sguardo dritto davanti a se. Paul decise che per dimenticarsi di quell'avvenimento sarebbe andato a fare un giro in paese. Visitò le torri della città, i carruggi e persino la cattedrale che sognava sempre con tanta amarezza, era esattamente come la ricordava:i meravigliosi dipinti sul soffitto lo affascinarono ancora una volta, la navata era lunga come al solito e un uomo incappucciato vi stava sul fondo. Un momento, l'uomo era lì lui lo vedeva, possibile che stesse sognando un altra volta? No, non era possibile,"i sogni non sono così lunghi"pensò e poi non si ricordava nemmeno di essersi addormentato. Era molto confuso così prese coraggio e si avvicino all'uomo.<<Lei mi deve alcune risposte>>sbottò. L'uomo cominciò ad alzare le mani verso il cappuccio, Paul non sapeva se avrebbe potuto sopportare ancora quella visione, per lui era proprio come un flashback, un dejavu ma rimase immobile ad aspettare. La sagoma misteriosa abbassò infine il cappuccio e tutto ciò che Paul vide fu il volto simpatico, ma denutrito, di un prete.<<Tu devi essere Paul>>disse lui<<Sì, ma come fai a conoscermi?>>domandò lui.<<Io ti ho battezzato, ma tu ti ricordi ancora di me?>> <<Più o meno sì>>rispose Paul abbozzando un sorriso. Cominciò a spiegargli tutti i suoi sogni e, quando capì di star parlando con una persona affidabile, gli parlò anche dei suoi problemi, di non avere amicizie vere e del cadavere della villa vicino a casa sua. Quando uscì dalla chiesa ormai sapeva quasi tutto di Padre Domenico, quello era il suo nome, la storia della sua vita, del perchè era diventato prete e alcune storie sulla sua infanzia. Decise di tornare a casa perché era molto stanco. Si buttò sul letto e si addormentò senza cenare. Il mattino dopo si svegliò fresco e riposato ma con un certo languore. Scendendo le scale sentì il buon odore di uova all'occhio di bue e pancetta, sua madre questa mattina aveva davvero superato se stessa. Mangiò ingozzandosi come un maiale, achiappò il suo zaino e uscì di corsa di casa perché voleva indagare sull'omicidio del padre della ragazza singolare incontrata il giorno prima. Arrivò alla villa dove erano accaduti i fatti e la sua frenesia si trasformò ben presto in forte delusione. La macchina della polizia era parcheggiata sul viaggetto e la donna che aveva visto piangere il giorno prima era ammanettata e sotto la supervisione di due poliziotti armati. <<Posso sapere cos'è successo?>>chiese lui con lo stesso tono di un ispettore di polizia. I due uomini mostrarono una faccia piuttosto perplessa, probabilmente per il suo comportamento sfacciato, ma gli risposero comunque<<Questa donna ha ucciso suo marito per impossessarsi di tutta l'eredità>>. Paul ringraziò imbarazzato e tornò in sella alla sua bicicletta. Cosa pensava di fare? Di arrivare lì e risolvere il mistero con intorno già milioni di detective? Che ragazzino stupido che era, i suoi vecchi compagni di scuola avevano ragione:lui leggeva troppo, si era convinto di essere speciale solamente per non guardare in faccia la realtà, gli altri ragazzi non stavano con lui solamente perché era pazzo, assolutamente, completamente e incondizionatamente pazzo. Il fatto era che quando si sentiva spaventato o triste l'unico modo era leggere, rifugiarsi dentro un libro e dimenticare tutto il resto. Era come una specie di difesa, per lui leggere era come respirare o bere, una funzione vitale. Stava pedalando, pedalava senza saper dove andare voleva solo scappare da tutto. Finalmente giunse in una spiaggia, era molto piccola ma pur sempre meravigliosa. Tirò fuori dallo zaino che aveva in spalla una macchina fotografica e cominciò a immortalare l'alba. Fotografare era sempre stato molto divertente per lui era come poter fermare il tempo, acchiappare una bella immagine e non lasciarla andare via. Spostò l'obbiettivo verso destra per inquadrare gli scogli e vide la ragazza dell'altra mattina seduta su di essi. Il suo viso perso nel vuoto, come sempre, aveva un non so che di affascinante, decise di avvicinarsi. Si sedette vicino a lei, per un po' entrambi rimasero fermi ad osservare il mare poi lei disse<<Hai mai pensato a quanto e strana la linea del mare? Così precisa che nessun righello potrebbe batterla. è come se tracciasse una retta fra il mondo reale e quello fantastico, solo in pochi riescono a superarla e tu sei uno di quelli>>prima che Paul potesse domandarle come poteva saperlo lei spiegò<<Te lo si legge negli occhi. Sei come me:mentre leggi un libro ti immedesimi completamente nel personaggio e cominci a combattere draghi, baciare principesse e a guidare navi fantasma. Noi viviamo grazie ai sogni e voliamo con le ali della fantasia. La linea del mare in effetti se la guardi con gli occhi dell'uomo è solo una linea, ma con i tuoi occhi, con i nostri occhi, con gli occhi dei sognatori è l'inizio della felicità>>. Paul si limitò a a guardare quella che in effetti era il più grande desiderio dell'uomo:la felicità. Quella linea, quella semplice linea era tutto ciò di qui lui aveva bisogno, all'improvviso capì perché la donna arrestata dai poliziotti aveva ucciso suo marito:per trovare la felicità che non aveva mai avuto. Capì perché Padre Domenico era diventato prete:per trovare la sua felicità. Lui. invece, faceva tutti quei sogni perché la sua felicità era qui insieme a queste persone. Paul rimase in silenzio, imitando la ragazza al suo fianco, a contemplare la linea del mare. Cominciò a chiedersi quanti misteri già svelati e ancora da svelare nascondeva."Chissà"si domandò"Se ci saranno misteri ai quali l'umanità non troverà mai risposta". Non l'avrebbe mai saputo, per lo meno adesso, ma nel frattempo continuò a esplorare con gli occhi della mente i mondi che aveva conosciuto nei suoi lunghi viaggi fra le pagine dei libri. Non sapeva dove voleva arrivare nella vita, ne gli interessava, voleva solo essere felice. A questo punto il suo ultimo pensiero fu: "E la storia finisce guardando la linea del mare".

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